TRAMA

Davenport, Iowa. Una donna italiana (Laura Morante) con un passato di disturbi mentali, esce dalla clinica psichiatrica e tenta di rifarsi una vita aprendo un ristorante nella Casa dei Serpenti, un convitto di suore che era stato luogo di un fatto di sangue. La casa ha i suoi segreti ancora nascosti fra le mura.


IL NASCONDIGLIO
Italia/USA - 2007 - 100min - Colore

di Pupi Avati

GENERE
HORROR - THRILLER - MYSTERY
IN BREVE
Il film funziona finché si sta in casa, quando invece la protagonista esce ad indagare la pellicola si arena.
WEIRD
SESSO
VIOLENZA
SANGUE
PAURA

 

La Frase dal Film: "Mi stia a sentire: lei non è qui per fare indagini su una storia che tutti vogliono dimenticare"

Ritorno di Avati ad un genere che in effetti non ha mai completamente abbandonato, ritorno molto atteso da parte dell'appassionato che ben conosce le potenzialità del regista e che non manca di dare un posto di prestigio nella propria videoteca personale a La Casa dalle Finestre che Ridono (1976) e Zeder (1983). Il Nascondiglio è "così-così", certamente non ai livelli delle due sopra citate pellicole, ma questo non vuol dire che sia un film brutto; piuttosto, come spesso accade, alcuni elementi sono validi ed altri meno, dando un'impressione finale di non integrazione e disomogeneità. Lontano dagli ambienti padani e dall'atmosfera anti-gotica che hanno caratterizzato i suoi horror più famosi, Avati ricorre essenzialmente a due archetipi del genere: la casa e la donna psicologicamente fragile che tenta la reintegrazione (mentale e sociale) anche se poi, come accadeva col seminarista de L'Arcano Incantatore (1996), la donna si confina per sfuggire ad un passato difficile. Nei panni di Lei, una protagonista senza nome, Laura Morante per l'ennesima volta nelle vesti di una donna disadattata, ansiosa ed angosciata; all'apparenza lo stile recitativo della Morante potrebbe calzare alla bisogna, ma alla lunga questo modo di sospirare, piagnucolare ed affannare il copione, passando da risatine isteriche a malinconici silenzi stile maniaco-depressione (non così dissimile da quanto fanno altri in Italia, penso ad Alessandro Haber), risulta stucchevole ed inverosimile, soprattutto se riproposto in ogni film in cui si recita. Ma forse si tratta del mio gusto personale. In ogni caso, finchè il film permane fra le quattro mura della Casa dei Serpenti, il gioco funziona: non è difficile provare della sana paura seguendo gli esplorativi percorsi della Morante attraverso le stanze, soprattutto se dai muri proviene l'infantile e sinistra voce dell'indesiderata presenza che colà si nasconde. Nella casa si gioca l'ambiguo senso del film che, giustamente, non svela più di quanto debba e lascia lo spettatore dubioso rispetto al fatto che la protagonista, con un passato di schizofrenia, stia di nuovo avendo delle allucinazioni. In tal modo la casa diventa un'estensione della mente di Lei, della sua confusione e della sua follia. Ma il gioco ambiguo non è portato avanti con l'attenzione che avrebbe richiesto e diverse sono le incongruenze che alla fine precipitano il racconto sul mero piano della tragedia vissuta da una donna a cui nessuno crede. Al di fuori degli accadimenti interni alla casa, realizzati con maestria da Avati, il film si arena in una noiosa e sconclusionata indagine compiuta dalla protagonista nel mondo esterno per fare luce sul passato della casa stessa. Le escursioni all'esterno (con tanto di operai USA con inflessione toscanaccia) sono buone solo per la possibilità che ci danno di vedere all'opera qualche vecchio noto attore e qualche volto inaspettato, nei panni di personaggi di contorno spesso mal dipinti. Nei panni del prete che "mette sull'avviso" c'è il Treat Williams di Deep Rising (1998), in quelli dell'avvocatessa che possiede informazioni sensibili abbiamo Yvonne Sciò che mi ricordo sgambettante squinzia a Non è la Rai. Quindi Burt Young (il Paulie di Rocky), nei panni dell'ambiguo ed innamorato Mueller e la rediviva Sidney Rome che, almeno a me, piaceva tanto nella trasmissione anni '80 Quo Vadiz?. A frugare in un angolo si scova anche Giovanni Lombardo Radice, attore che non ha bisogno di presentazioni per il cultore di cinema bis. Particina breve ma importante per la graziosissima Chiara Tortorella, figlia del più televisivamente noto Cino Tortorella aka Mago Zurlì. Forse non tutto funziona, forse le musiche di Riz Ortolani eccedono di archi, forse non tutti i personaggi sono inseriti a senso nel plot e le situazioni al di fuori della casa sono meno convincenti di ciò che accade nella casa, finendo per sbilanciare la storia ed il film tutto, ma Avati non è l'ultimo dei cineasti e sa, tecnicamente, dare dignità alla pellicola. A ben vedere l'horror Il Nascondiglio sa far paura e quindi, su un piano superficiale, funziona. Se lo vedete da soli ed al buio funziona ancor meglio.

FORSE NON TUTTI SANNO CHE...

Il film è stato girato a Davenport (Iowa), Rock Island (Illinois) e Roma.

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