TRAMA

Rob (Daktari Lorenz) lavora per la Streetcleaning Agency, una società che si premura di togliere i cadaveri dal lugo di incidenti automobilistici. Quando torna a casa lo aspetta la sua ragazza Betty (Beatrice Manowski). Entrambi condividono la passione per le cose morte, passione che Rob soddisfa completamente portando a casa uno dei cadaveri recuperati sul lavoro. I due iniziano un ménage a trois col cadavere finché Rob non viene licenziato (per ritardo sul lavoro) e Betty lo lascia portandosi con sé il cadavere. Rob non riuscirà a sopportare la sua vita da single.

 


NEKROMANTIK
(titolo or.: Nekromantik - Germania - 1987 - 71min - Colore)

di Jörg Buttgereit

GENERE
HORROR - ACTION
IN BREVE
Eccessivo, grottesco, orrorifico ma meno grossolano di quello che si possa pensare
WEIRD
SESSO
VIOLENZA
SANGUE
PAURA

 

La Frase dal film: "What lives does not live from the death of some one else?"*

Girato in 8mm e gonfiato a 16mm per il grande schermo, Necromantik è un film che deve parte della fama al suo medesimo titolo più che alle immagini che pochi hanno avuto il coraggio di guardare fino alla fine. Poco simile ad un film tradizionale, si direbbe che questa pellicola sia un'esperienza scioccante che mira a superare l'ennesimo taboo, ovvero la necrofilia. Nel rinascimento del gore targato anni '80, questo lavoro di Buttgereit riesce a distinguersi per qualche merito positivo e si solleva non poco dalla base underground tedesca tutta presa a produrre pellicole ultra-ultragore che peccano di idee e di tecnica (vedi Violent Shit, ad esempio), spingendo il limite dell'orrore un po' più avanti. Buttgereit dimostra di avere talento, un talento che diverrà più percepibile in Nekromantik 2, anche se la carriera di questo regista sembra essersi interrotta alla fine degli anni '90. In Nekromantik assistiamo ad una fusione di elementi se non proprio hardcore, di sicuro fortemente erotici, e tematiche ultrasplatter. Nonostante la stranota copula dei due protagonisti col cadavere sia passato alla storia fra gli appassionati di horror come una delle scene più disgustose della settima arte, va ammesso che la resa (soprattutto riferendosi agli SFX) non è così realistica come si potrebbe pensare. Prova ne è la decapitazione del becchino con una pala, scena che per il risultato quasi demenziale ricorda molto da vicino una nota decapitazione vista in Bad Taste (1987) di Jackson. Ma questo non è l'unico momento in cui si può respirare un'aria da black-comedy: anche al cinema, durante la proiezione dello slasher Vera si avverte un tocco di comicità (molto leggero in verità). Mentre però Buttgereit dimostra una vena grottesca quando associa il coito necrofilo con musiche romantiche e ralenty da film d'amour evitando di cadere nel bieco ultrasplatter, scade invece nella decisione di inserire uno spezzone puramente esploitativo che sa tanto di mondo-movie: mi riferisco all'uccisione e allo spellamento del coniglio. Rispetto a questa scena filmata in una vera fattoria (il coniglio non è stato ucciso appositamente per il film), Buttgereit stesso ha affermato in un tentativo di giustificazione: "Soltanto perché lo mostriamo non vuol dire che ci piaccia". Conta poco che quella scena sia usata per rappresentare ciò che accade nella mente di Rob assorto davanti alla TV; la trovo puramente esploitativa. Lo stesso escamotage verrà usato anche in Nekromantik 2, ma questa volta si tratterà di una foca. Interessante invece ascoltare nel film la tv che "parlando" di fobie, illustra come la sovraesposizione al gore soprattutto da parte dagli appassionati di film horror, porti gli stessi a desensibilizzarsi nei confronti della paura e dell'orrore medesimo. Interessante dal momento che ciò accade in questo stesso film: "acclimatatisi" agli accopiamenti ultragore e alle frattagli sparse in casa di Rob, lo spettatore sperimenta una certa noia per la storia. Non aiuta in questo l'atteggiamento registico che fa ricorso a scene oniriche dal gusto art house e soprattutto i pochi, pochissimi dialoghi sparsi nella pellicola. Nekromantik ha sollevato da una parte dure critiche per l'eccessivo livello splatter e per un certo maschilismo (o antifemminismo - la cosa sarà più esplicita nel secondo capitolo) e dall'altra ha fatto gridare gli appassionati al piccolo capolavoro: la scena finale che vede Rob pugnalarsi mentre il suo pene in erezione (palesemente posticcio) spruzza grosse quantità di sperma e sangue è eccessiva, grottesca, orrorifica ma meno grossolana di quello che si possa pensare. Nekromantik, con tutti gli evidenti limiti, è un film che rimane; solo Cerdà, a parer mio, con Aftermath (1994) è riuscito a fare di meglio trattando lo stesso argomento. Da vedere (entrambi). Ben inteso che si tratta di un film per gli afecionados dell'horror estremo non mainstream.

Come già detto Jörg Buttgereit non ha prodotto molti altri film. Oltre al seguito Nekromantik 2 (1991), vale la pena citare Der Todesking del 1989 e Schramm del 1993.

* Trad: "Ciò che vive non lo fa grazie alla morte di qualcos'altro?"

FORSE NON TUTTI SANNO CHE...

In camera di Rob si può intravedere una foto attaccata al muro con su Charles Manson.

La musica del film proiettato nel cinema è la stessa di Zombi 2 di Fulci.

L'attrice Beatrice M. (dove M. sta per Manowski) l'anno stesso comparirà nel film di Wim Wenders Il cielo sopra Berlino.

Buttgereit compare nel film come uno dei dipendenti della società Streetcleaning.

Il film è bandito in alcuni stati, fra cui: Finladia, Norvegia, Singapore.

John Waters, il regista del weirdissimo Pink Flamingos (1972), parlò di questa pellicola come de "il primo film erotico per necrofili".