La Frase dal Film:
"Partire dall'inquadratura o semplicemente da un taglio fotografico poi reso azione, attraverso una condizione registica, questo rende l'immagine effettivamente già racconto"
Parole del regista Donato Arcella che illustrano in nuce l'essenza tecnica di Nero, il suo più recente corto (dato 2008). L'algido ed allo stesso tempo umorale Nero tradisce la passione di Arcella per la fotografia e per la narrazione non lineare e torbida, rimando al cinema lynchiano (ma anche a quello di Miike e Carmelo Bene, come ha avuto modo di confermarmi lo stesso Arcella). Partendo da un approccio che pertiene più all'ambito dell'immagine fissa, non sorprende la grande cura impiegata nel giocare con le inquadrature, con le luci e con effetti di post produzione. Nero, dunque, potrebbe essere definito come un film composto da fotografie in movimento ma questo non deve far pensare ad un'eccessiva staticità della scena o ad una versione più "colta" di un semplice videoclip (anche se lo score musicale che accompagna le immagini può aumentare tale sensazione). La cruda, disadorna e a tratti geometrica fotografia del corto conserva una notevole naturalezza negli atti compiuti dagli attori. La non linearità narrativa non impedisce di comprendere una sottile trama che lega gli eventi. In essenza nel film viene raccontato di come la vita di alcune donne venga funestata dall'avvento di alcuni provocatori che, porgendo loro una pistola, le inducono alla morte; la seconda parte del corto seguirà in maniera specifica la sorte di una di queste donne. La pistola, non molto metaforicamente, diventa simbolo di un disagio che si diffonde in maniera virale fra persone che forse hanno già da tempo minacciate da un disagio interno. Ma non è il messaggio a colpire, d'altronde la descrizione della sofferenza e della morte non è cosa originale; ciò che colpisce è lo stile. Il mondo di Nero partecipa delle stranezze e del nichilismo dei suoi personaggi e del racconto, ed in questa permeabilità dell'ambiente al male e al disagio si può tirare una linea di giunzione con il gotico; sicché un prodotto d'avanguardia come Nero reca in sé i semi di storci stili cinematografici. Dopo il new-gothic di Tim Burton, potremmo forse definire tali evoluzioni come digital-gothic? Nero è uno di quei prodotti di tale programmatica stranezza, che risulta un pericolo azzardarsi a cercare troppe interpretazioni: Arcella non inserisce dialoghi e non solca precise traiettorie, aprendosi dunque a spazi non previsti e a molte interpretazioni possibili che aprono linee di dialogo fra l'opera e lo spettatore. Da un punto di vista molto molto pragmatico va da sé che un'opera così volutamente esoterica non può incontrare i gusti del mainstream e che se la finalità del regista, classe 1976, fosse quella di entrare in un circuito produttivo di ampia diffusione, occorrerebbe utilizzare modelli narrativi e visivi più largamente comprensibili. Se l'intenzione di Arcella, invece, fosse qualle di portare avanti un suo personale mondo artistico, allora ben venga Nero e qualsiasi creazione successiva vorrà regalarci.
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
Il film non ha avuto costi di produzione e i tempi di produzione sono indefinibili. Le riprese hanno subito anche pause di settimane.
Gli attori sono non professionisti, la maggior parte erano studenti delle facoltà dell'università di Urbino e appassionati di cinema. Gli unici attori, con esperienza teatrale di livello professionale, si trovano nella seconda parte del corto. Francesca Cusimano è una di queste.
La pistola usata nel film è una Infinity modello CH-0381. Come lo so? Perché ce l'ho anche io! Si tratta di un giocattolo spara pallini dal costo irrisorio (tipo 3 euro). La comprai perché veniva venduta con un puntatore laser funzionante molto più bello ed utile della pistola stessa.