La Frase dal Film:
"E' un bel maschiettooo!"
Con questo quinto episodio della saga siamo
nel privatissimo campo di coloro che si riconoscono come
fans di Freddy anche perché agli altri poco interesserebbe
iniziare il racconto dal capitolo 5, a maggior ragione visto
che questo A Nightmare On Elm Street: The Dream Child,
e tutto fuorché memorabile. Il regista Stephen Hopkins
(Predator 2, 1990; Blown Away, 1994; Lost
in Space, 1998) confeziona un film scenograficamente
ricco ma povero di paura, sangue (bodycount: 3) e poco innovativo.
Abbastanza accattivante all'inizio con la visione del manicomio
in cui razzola un Robert Englund senza trucco, la pellicola
si appoggia sulla consolidata struttura che vuole un'eroina
a fronteggiare il killer ed una ristretta cerchia di amici
piazzati lì come vittime sacrificali. Peccato, perché
alcuni spunti erano interessanti: gli SFX ben curati si
incentrano sul dilaniamento e sulla trasformazione della
carne, in modi che ricordano Cronenberg; ma il sangue on
screen è comunque poco. Una certa ossessione
per l'anatomia viene riconosciuta anche nei movimenti della
mdp attraverso i condotti che fanno riferimento all'utero
e alla vagina; il che ha prestato il destro ad interpretazioni
psicanalitiche. Sta di fatto che anche nelle scene più
riuscite il film si fa derivativo e se il parto del piccolo
Freddy ricorda Baby Killer (1974), il confronto
fra la protagonista, il bambino e Krueger sulle scale escheriane
ricorda Labyrinth (1986). Gli
omicidi sono ben congegnati e discretamente "disgustosi":
violento quello della "modella" Greta, molto anni
'80 quello di Mark che si trova ad essere un fumetto in
un mondo in bianco e nero dominato da un super-Freddy (il
bodybuilder Michael Bailey Smith); la scena ricorda tra
l'altro il video degli Ah-a, Take on me (1984).
A parte la scenografia comunque, la regia di Hopkins non
brilla e soprattutto il plot non avvince dal momento che
l'idea di inserire un bambino come elemento centrale della
narrazione nonché deus ex machina pare proprio un
appiglio debole inventato solo per tener in piedi il successo
commerciale della serie. Si è persa per strada la
volontà di dare uno spessore sociologico ai sogni
violati da Freddy, cosa che pareva interessare solo a Wes
Craven. Non rimangono che le invenzioni di un Krueger sotto
tono e quelle degli effettisti che si sbizzarriscono fra
animatroni e lattice prostetico. La paura e la tensione
non sono più di casa. Il pubblico reagirà
abbastanza bene anche a questo quinto capitolo (visti gli
incassi) ma si inizia ad avvertire una certa stanchezza
nella produzione. Non da evitare ma evitabile. Da notare
gli scores finali a suon di rap old-school, e da non perdere,
se avete il dvd, i video rap negli extra, vere rarità
trash.
La saga di Freddy si compone dei seguenti
film: Nightmare
- Dal profondo della notte (1984), Nightmare
2 - La rivincita (1985), Nightmare
3 - I guerrieri del sogno (1987), Nightmare
4 - Il non risveglio (1988), Nightmare 5 - Il mito
(1989), Nightmare 6 - La
fine (1991), Nightmare
- Nuovo incubo (1994), Freddy
vs. Jason (2003), e il remake Nightmare (2010).
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
La moto che guida Dan è una Yamaha
V-Max 1200.
Questo è l'unico Nightmare della
serie in cui nella versione originale la filastrocca infantile
è stata modificata.
Quando Alice si sveglia dall'incubo del
manicomio e Freddy appare al suo fianco nel letto e la spinge
giù, in origine diceva pure "There's no such
thing as safe sex" (Non c'è nulla come il sesso
sicuro). La frase fu tolta.
Tutte le scene di morte furono sforbiciate
per evitare di beccarsi l'X rating. La morte di Dan sulla
moto era più lunga e più sanguinosa. Anche
la morte di Greta era più raccapricciante: Freddy
rimpinzava la bambola della ragazza al punto che da questa
usciva del sangue e forzava la ragazza a mangiare le proprie
viscere. Anche la scena di Mark era più lunga e più
violenta.