TRAMA

In un paesino del sud Italia funestato da misteriosi omicidi di ragazzini, la prima ad essere sospettata è la maciara del luogo (Florinda Bolkan). Anche Patrizia (Barbara Bouchet), ragazza di mondo, si rende sospetta tramite comportamente equivoci. Don Alberto (Marc Porel), il prete locale, cura che i ragazzi non si allontanino troppo dall'oratorio, mentre il giornalista Martelli (Tomas Milian) decide di indagare.


NON SI SEVIZIA UN PAPERINO
(Italia - 1972 - 102min - Colore)

di Lucio Fulci

GENERE
ITALIAN GIALLO
IN BREVE
Interessante, ben fatto e raramente visibile in versione integrale
WEIRD
SESSO
VIOLENZA
SANGUE
PAURA

 

La Frase dal Film: "Crescono, sentono lo stimolo della carne, cadono in braccio al peccato. Bisogna impedirglielo"

Un notevole film di Fulci ed un must per tutti gli amanti del regista e del genere. Fulci riesce in questo film a limitare l'effetto gore (a parte la scena finale censurata nei passaggi in TV) a favore di un'atmosfera più solare e nello stesso tempo molto malsana. Questo lavoro, benché sia un giallo all'italiana, si discosta dalle tipiche tematiche del sottogenre e non presenta il solito assassino con guanti neri ed arma da taglio di argentiana memoria. Le performances degli attori sono buone e notevole è quella della Bolkan (già vista in Una lucertola con la pelle di donna, 1970 di Fulci) la quale riesce a mettere in scena una "strega" davvero convincente. Ottima e molto forte, poi, la scena del linciaggio a suon di catenate all'interno del cimitero in pieno giorno, il tutto sottolineato beffardamente dal pezzo musicale "Quei giorni insieme a te" cantato dalla Vanoni. La Bouchet, nella scena incriminata della seduzione nei confronti del ragazzino è un bocconcino come non si è mai vista in nessun successivo film della commedia pecoreccia. Per la cronaca: il bambino a cui la Bouchet si mostra, in realtà era una controfigura: è il nano Domenico Semeraro, ai tempi comparsa di una certa notorietà che finirà ucciso sul serio negli anni '80. La scena sulla quale si scatenò la censura, ovvero quella finale della morte sulle rocce (no spoiler!) era così violenta (per la censura, ovviamente) che convinse il produttore di Zombi 2 (1979), Fabrizio De Angelis, che Fulci fosse la persona giusta per dirigere il nuovo film sui morti viventi. Non si sevizia un paperino, che è il primo film prodotto dalla Medusa di solito solamente distributrice, rimane una pellicola molto interessante ed inquietante che mi sento di consigliare come: esempio non tipico di giallo all'italiana ed oltretutto una delle pellicole preferite dallo stesso Fulci fra quelle che il regista ha diretto.

Il film è noto in Francia come La long nuit de l'exorcisme (perché?) e nei paesi anglosassini come Don't torture a duckling o Fanatismo.

FORSE NON TUTTI SANNO CHE...

L'uso di Paperino (e dell'infanzia, non dico di più...) come elemento tematico verrà ripreso ne Lo Squartatore di New York (1982), sempre di Fulci. Anche il linciaggio con la catena verrà ripreso nel prologo de L'Aldilà (1981), mentre si ritornerà sul tema del vigilantismo di provincia in Paura nella città dei morti viventi (1980).

A causa dei tono critico contro la Chiesa, il film finì nella lista nera e ricevette una distribuzione limitata sia in Europa che soprattutto negli Stati Uniti dove non fu proiettato in nessun cinema. Solo nel 2000 la Anchor Bay si è assicurata i diritti del film per la distribuzione su DVD così che per la prima volta gli statunitensi hanno potuto vedere questo film di Fulci.

Un segmento musicale composto da Riz Ortolani per questo film verrà utilizzato da Ortolani stesso anche in Cannibal Olocaust (1979).

Mentre sta parlando con Andrea (Milian), Patrizia (Bouchet) ad un certo punto cita Shakespeare parlando di una rosa e del suo nome (nella versione ing: "A rose, by any other name"). Questa però non è solo una citazione da Giulietta e Romeo ma anche di una puntata della serie televisiva Star Trek nella quale apparve la Bouchet: per la precisione si tratta dell'episodio 22 stagione 2 anno 1968 e il titolo dell'episodio è appunto "By any other name".