TRAMA

Nello sprofondo del Texas, sulla strada per visitare la tomba del nonno (che sembra essere stata dissacrata), cinque giovani accolgono sul loro van un autostoppista che si rivela presto un folle. Scaricato il pazzo, i giovani si fermano nei pressi di una casa abitata da una famiglia composta da psicopatici fra i quali spicca Leatherface, un omone demente che si diletta con la motosega.


NON APRITE QUELLA PORTA
titolo or.: The Texas Chain Saw Massacre - USA - 1974 - 83min - Colore

di Tobe Hooper

GENERE
HORROR - THRILLER
IN BREVE
Un must. L'orrore nascosto nella famiglia della provincia americana. La nascita del mitico Leatherface.
WEIRD
SESSO
VIOLENZA
SANGUE
PAURA

 

La Frase dal Film: "Beh, io non ci provo gusto ad ammazzare la gente, però è una cosa che va fatta. Non c'è bisogno che ti piaccia"

1 Ottobre 1974, negli USA esce per la prima volta sugli schermi cinematografici The Texas Chaisaw Massacre, e diviene in pochi giorni un grandissimo successo nei drive-in di tutti gli stati della federazione, ma questa volta, a differenza dei trash-movies che si trasmettevano in quei posti, Non aprite quella porta aveva qualcosa da dire, qualcosa che è rimasto; tanto che il Museo di Arte Moderna (MOMA) ne ha acquistata una copia originale per la sua collezione. Questo film, asciutto e quasi documentaristico, non è esattamente basato su fatti reali come dice di essere, in verità è basato molto vagamente sulle imprese di Ed Gein, serial killer necrofilo di Plainfield (Wisconsin) che ha ispirato altre pellicole come Psyco (1960) e Il silenzio degli innocenti (1990) e pellicole biografiche come Deranged (1974) ed Ed Gein (2000), ma questo non toglie certo forza alla pellicola. Hooper, usando un arredo di scena fatto di schelettri, animali morti e altri oggetti tetri, ha creato un'atmosfera da incubo. In più, come tutti possono notare, il film contiene poche scene in cui si vede direttamente il sangue, ma grazie a situazioni ben congeniate si è fatto in modo che lo spettatore creda di aver visto di più di ciò che in effetti ha visto. Il regista e Kim Henkel (al soggetto) recuperano il mito del profondo Sud, come territorio di frontiera in cui non c'è null'altro da scoprire se non orrore, alienazione e degradazione. Sul film pesa certamente l'esperienza della guerra in Vietnam che sconvolse alle fondamenta la società americana (nonché, come hanno fatto notare alcuni, la storia della Manson's Family), riportando l'orrore a qualcosa di interno alla società, e non più esterno come un alieno. Il vero mostro di questo film è la famiglia americana ed i suoi membri (un po' come accadeva ne L'ultima casa a sinistra, 1972) che si trasformano in assassini degenerati, andando a toccare l'ultima oasi "felice" rimasta nell'immaginario collettivo. Curti e La Selva, nel libro "Sex and Violence" fanno giustamente un parallelo con il film Accidenti che ospitalità! (1923) di Buster Keaton, che pare proprio essere il primum al quale s'è rifatto Hooper: "...la famiglia disfunzionale di Leatherface a parafrasare la famiglia Canfield del capolavoro di Keaton, già esso stesso un horror in fieri in cui la comicità nasce dalle situazioni più drammatiche e la narrazione si piega alla logica ribaltata (i paradossi del southern comfort) che governa le azioni dei personaggi." (p. 195). Non aprite quella porta è una fiaba nera fatta di stanze in cui è meglio non entrare, di fughe nella foresta inseguiti dal "lupo nero", di metafore falliche (la motosega, i coltelli), di castrazione. Eppure il sesso è quasi completamente rimosso e traslato nella violenza, e se da una parte lo spettatore tiene gli occhi incollati al sedere di Pam che in hot-pants si avvicina alla casa degli orrori, la famiglia di pazzi dall'altra non coglie l'estrema profferta di Sally quando la ragazza disperata dice che farà "qualsiasi cosa essi vogliano" pur di rimanere viva, anzi i folli la deridono. Poi, concludendo, c'è Leatherface, il "faccia di cuoio" divenuto da subito un'icona horror immortale, un assassino tanto demente quanto brutale che danza al sole del tramonto facendo roteare la sua motosega/pene fecondando il genere horror con il suo mito ripreso più e più volte in altri film, pochi dei quali all'altezza del modello. Da vedere; l'appassionato di horror non può mancare di inserirlo nella propria videoteca.

La saga di Leatherface e famiglia è composta da: Non aprite quella porta (1974), Non aprite quella porta - Parte 2 (1986), Leatherface: Non aprite quella porta III (1990), Non aprite quella porta 4 (1994), Non aprite quella porta - L'Inizio (2006). Remake nel 2003 col titolo Non aprite quella porta.

FORSE NON TUTTI SANNO CHE...

Il regista Hooper disse che l'idea per questo film gli venne in mente mentre si trovava in un negozio di ferramenta parecchio affollato. Mentre pensava ad un modo di farsi largo tra la gente, il suo occhio cadde su una motosega.

Marily Burns correndo fra le fratte inseguita da Leatherface si tagliò davvero a causa di tutti quei rami, quindi parte del sangue che le macchiava il corpo ed i vestiti era vero.

Il film, girato fra il 15 luglio ed il 14 agosto 1973, costò circa 83.500 dollari. Incassò, solo in USA, 30.859.000 dollari al botteghino e 14.221.000 dollari grazie al noleggio.

L'attrice appesa all'uncino (Teri McMinn) veniva sostenuta da una corda di nylon che le passava in mezzo alle gambe e che le causava un gran male.

Nella scena in cui Leatherface taglia il dito alla ragazza per far "bere" il Nonno, l'attore tagliò davvero il dito all'attrice poiché non si riusciva a far uscire il sangue finto dalla canula dietro la lama del coltello.

Il film non fu distribuito in Australia fino all'inizio degli anni '80.

Dopo che gli fu applicato il trucco da Nonno, l'attore John Dugan, decise che non si sarebbe sottoposto di nuovo al makeup, e così impose di girare tutte le scene che lo riguardavano senza soluzione di continuità. La cosa prese circa 36 ore, in un periodo in cui c'era un'ondata di caldo che portò la temperatura oltre i 35 gradi. Di queste 36 ore la maggior parte furono dedicate alla scena della cena, in cui gli attori erano circondati da animali morti e cibo andato a male. Edwin Neal, che nel film fa l'autostoppista sballato, disse: "Filmare quella scena fu la cosa peggiore nella mia vita...e io sono stato in Vietnam con gente che cercava di uccidermi; suppongo che questo vi dia la misura di quanto brutto fosse stato girare quella scena".

La pellicola fu girata in ordine cronologico rispetto agli eventi mostrati.

La motosega usata nel film era una Poulan 360A, con un pezzo di nastro adesivo che copriva il logo della marca per evitare casini legali.

Nel Regno Unito il film venne bandito nel 1975 e successivamente non incontrò la clemenza dei censori UK che in anni diversi permisero la visione ma tagliarono a destra e a manca. Solo nel 1999 gli Inglesi poterono vedere questo film totally uncut.

I finanziamenti per questo film vengono dai profitti ricavati dalla precedente pellicola finanziata dalla casa di produzione Vortex: Gola Profonda (1972).

Il film era originariamente intitolato Headcheese (Testa di formaggio, come dire folle), il titolo fu cambiato all'ultimo minuto. Altri titoli possibili erano: Leatherface and Stalking Leatherface.

La casa in cui si svolge l'azione nella seconda metà del film, era in effetti abitata da una famiglia che mise in affitto lo spazio per le riprese.

Lo scheletro umano che si vede in casa verso la fine del film è vero. Ne usarono uno vero perché uno scheletro umano comperato dall'India costava di meno di uno finto in plastica.

Tobe Hooper permise all'attore Gunnar Hansen di sviluppare il personaggio di Leatherface come meglio credeva. Hansen decise che Leatherface dovesse essere mentalmente ritardato e che non avesse imparato a parlare. L'attore andò in una scuola di disabili e li osservò cercando di apprendere gli atteggiamenti che poi sarebbero stati utili ad interpretare Leatherface.

Leatherface nella sceneggiatura aveva dei dialoghi che erano dei mugugni con scritto a fianco (fra parentesi) cosa stava cercando di dire.

I denti di Leatherface erano una protesi fatta su misura per Gunnar Hansen dal suo dentista.

Dal tempo delle riprese, il luogo in cui "viveva" Leatherface & Co. è cambiato totalmente. La casa stava su una collinetta che è stata divisa in due per farci passare un'autostrada. La casa non c'è più, nè c'è un segnale che indica che lì ci fosse stata una casa. L'abitazione stessa fu portata in un altro luogo e adesso è usata come ristorante a Kingsland, Texas.

Il primo piano di Leatherface che si taglia la gamba fu l'ultima scena ad essere filmata. L'attore indossava una protezione di metallo rivestita di carne e di un sacchetto di sangue.

Hooper usò uno stuntman per la scena in cui Sally si butta giù dalla finestra ma l'attrice si fece comunque male filmando la scena in cui cade a terra.

Gunnar Hansen sbatteva la testa ovunque in quanto la maschera che indossava gli limitava la visione periferica e i rialzi alle scarpe di 8 centimetri si andavano a sommare ai 185 centimetri d'altezza, il che rendeva difficoltoso prendere le misure.

Il rapporto sul set fra regista e attori non era buono. Edwin Neal (l'autostoppista) disse che se avesse rivisto Hooper l'avrebbe potuto uccidere.

Nonostante l'abbigliamento scomodo, l'attore Gunnar Hansen correva comunque più veloce di Marilyn Burns, così nella scena in cui le corre dietro doveva fare anche altre cose per perdere tempo (lo si vede nel momento in cui si ferma per tagliare alcuni rami con la motosega).

A causa del basso budget, Gunner Hansen aveva a disposizione solo una maglietta da indossare mentre interpretava Leatherface. Siccome la maglietta era stata colorata, non poteva essere lavata e così l'attore se la dovette tenere addosso per quattro settimane in una caldissima estate texana. Alla fine delle riprese nessuno voleva stargli vicino a causa della puzza.

Nonostante il titolo originale (Il massacro della motosega in Texas) solo una vittima viene uccisa con la motosega.

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