La Frase dal Film:
"Beh, io non ci provo gusto ad ammazzare la gente,
però è una cosa che va fatta. Non c'è
bisogno che ti piaccia"
1 Ottobre 1974, negli USA esce per la prima
volta sugli schermi cinematografici The Texas Chaisaw
Massacre, e diviene in pochi giorni un grandissimo
successo nei drive-in di tutti gli stati della federazione,
ma questa volta, a differenza dei trash-movies che si trasmettevano
in quei posti, Non aprite quella porta aveva qualcosa
da dire, qualcosa che è rimasto; tanto che il Museo
di Arte Moderna (MOMA) ne ha acquistata una copia originale
per la sua collezione. Questo film, asciutto e quasi documentaristico,
non è esattamente basato su fatti reali come dice
di essere, in verità è basato molto vagamente
sulle imprese di Ed Gein, serial killer necrofilo di Plainfield
(Wisconsin) che ha ispirato altre pellicole come Psyco
(1960) e Il silenzio degli innocenti (1990) e pellicole
biografiche come Deranged (1974)
ed Ed Gein (2000), ma questo
non toglie certo forza alla pellicola. Hooper, usando un
arredo di scena fatto di schelettri, animali morti e altri
oggetti tetri, ha creato un'atmosfera da incubo. In più,
come tutti possono notare, il film contiene poche scene
in cui si vede direttamente il sangue, ma grazie a situazioni
ben congeniate si è fatto in modo che lo spettatore
creda di aver visto di più di ciò che in effetti
ha visto. Il regista e Kim Henkel (al soggetto) recuperano
il mito del profondo Sud, come territorio di frontiera in
cui non c'è null'altro da scoprire se non orrore,
alienazione e degradazione. Sul film pesa certamente l'esperienza
della guerra in Vietnam che sconvolse alle fondamenta la
società americana (nonché, come hanno fatto
notare alcuni, la storia della Manson's Family), riportando
l'orrore a qualcosa di interno alla società, e non
più esterno come un alieno. Il vero mostro di questo
film è la famiglia americana ed i suoi membri (un
po' come accadeva ne L'ultima
casa a sinistra, 1972) che si trasformano in assassini
degenerati, andando a toccare l'ultima oasi "felice"
rimasta nell'immaginario collettivo. Curti e La Selva, nel
libro "Sex and Violence" fanno giustamente un
parallelo con il film Accidenti che ospitalità!
(1923) di Buster Keaton, che pare proprio essere il primum
al quale s'è rifatto Hooper: "...la famiglia
disfunzionale di Leatherface a parafrasare la famiglia Canfield
del capolavoro di Keaton, già esso stesso un horror
in fieri in cui la comicità nasce dalle situazioni
più drammatiche e la narrazione si piega alla logica
ribaltata (i paradossi del southern comfort) che governa
le azioni dei personaggi." (p. 195). Non aprite
quella porta è una fiaba nera fatta di stanze in
cui è meglio non entrare, di fughe nella foresta
inseguiti dal "lupo nero", di metafore falliche
(la motosega, i coltelli), di castrazione. Eppure il sesso
è quasi completamente rimosso e traslato nella violenza,
e se da una parte lo spettatore tiene gli occhi incollati
al sedere di Pam che in hot-pants si avvicina alla casa
degli orrori, la famiglia di pazzi dall'altra non coglie
l'estrema profferta di Sally quando la ragazza disperata
dice che farà "qualsiasi cosa essi vogliano"
pur di rimanere viva, anzi i folli la deridono. Poi, concludendo,
c'è Leatherface, il "faccia di cuoio" divenuto
da subito un'icona horror immortale, un assassino tanto
demente quanto brutale che danza al sole del tramonto facendo
roteare la sua motosega/pene fecondando il genere horror
con il suo mito ripreso più e più volte in
altri film, pochi dei quali all'altezza del modello. Da
vedere; l'appassionato di horror non può mancare di
inserirlo nella propria videoteca.
La saga di Leatherface e famiglia è
composta da: Non aprite quella porta (1974), Non
aprite quella porta - Parte 2 (1986), Leatherface:
Non aprite quella porta III (1990), Non
aprite quella porta 4 (1994), Non aprite quella porta - L'Inizio (2006). Remake nel 2003 col
titolo Non aprite
quella porta.
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
Il regista Hooper disse che l'idea per
questo film gli venne in mente mentre si trovava in un negozio
di ferramenta parecchio affollato. Mentre pensava ad un
modo di farsi largo tra la gente, il suo occhio cadde su
una motosega.
Marily Burns correndo fra le fratte inseguita
da Leatherface si tagliò davvero a causa di tutti
quei rami, quindi parte del sangue che le macchiava il corpo
ed i vestiti era vero.
Il film, girato fra il 15 luglio ed il
14 agosto 1973, costò circa 83.500 dollari. Incassò,
solo in USA, 30.859.000 dollari al botteghino e 14.221.000
dollari grazie al noleggio.
L'attrice appesa all'uncino (Teri McMinn)
veniva sostenuta da una corda di nylon che le passava in
mezzo alle gambe e che le causava un gran male.
Nella scena in cui Leatherface taglia il
dito alla ragazza per far "bere" il Nonno, l'attore
tagliò davvero il dito all'attrice poiché
non si riusciva a far uscire il sangue finto dalla canula
dietro la lama del coltello.
Il film non fu distribuito in Australia
fino all'inizio degli anni '80.
Dopo che gli fu applicato il trucco da
Nonno, l'attore John Dugan, decise che non si sarebbe sottoposto
di nuovo al makeup, e così impose di girare tutte
le scene che lo riguardavano senza soluzione di continuità.
La cosa prese circa 36 ore, in un periodo in cui c'era un'ondata
di caldo che portò la temperatura oltre i 35 gradi.
Di queste 36 ore la maggior parte furono dedicate alla scena
della cena, in cui gli attori erano circondati da animali
morti e cibo andato a male. Edwin Neal, che nel film fa
l'autostoppista sballato, disse: "Filmare quella
scena fu la cosa peggiore nella mia vita...e io sono stato
in Vietnam con gente che cercava di uccidermi; suppongo
che questo vi dia la misura di quanto brutto fosse stato
girare quella scena".
La pellicola fu girata in ordine cronologico
rispetto agli eventi mostrati.
La motosega usata nel film era una Poulan
360A, con un pezzo di nastro adesivo che copriva il logo
della marca per evitare casini legali.
Nel Regno Unito il film venne bandito nel
1975 e successivamente non incontrò la clemenza dei
censori UK che in anni diversi permisero la visione ma tagliarono
a destra e a manca. Solo nel 1999 gli Inglesi poterono vedere
questo film totally uncut.
I finanziamenti per questo film vengono
dai profitti ricavati dalla precedente pellicola finanziata
dalla casa di produzione Vortex: Gola
Profonda (1972).
Il film era originariamente intitolato
Headcheese (Testa di formaggio, come dire
folle), il titolo fu cambiato all'ultimo minuto.
Altri titoli possibili erano: Leatherface and Stalking
Leatherface.
La casa in cui si svolge l'azione nella
seconda metà del film, era in effetti abitata da
una famiglia che mise in affitto lo spazio per le riprese.
Lo scheletro umano che si vede in casa
verso la fine del film è vero. Ne usarono uno vero
perché uno scheletro umano comperato dall'India costava
di meno di uno finto in plastica.
Tobe Hooper permise all'attore Gunnar Hansen
di sviluppare il personaggio di Leatherface come meglio
credeva. Hansen decise che Leatherface dovesse essere mentalmente
ritardato e che non avesse imparato a parlare. L'attore
andò in una scuola di disabili e li osservò
cercando di apprendere gli atteggiamenti che poi sarebbero
stati utili ad interpretare Leatherface.
Leatherface nella sceneggiatura aveva dei
dialoghi che erano dei mugugni con scritto a fianco (fra
parentesi) cosa stava cercando di dire.
I denti di Leatherface erano una protesi
fatta su misura per Gunnar Hansen dal suo dentista.
Dal tempo delle riprese, il luogo in cui
"viveva" Leatherface & Co. è cambiato
totalmente. La casa stava su una collinetta che è
stata divisa in due per farci passare un'autostrada. La
casa non c'è più, nè c'è un
segnale che indica che lì ci fosse stata una casa.
L'abitazione stessa fu portata in un altro luogo e adesso
è usata come ristorante a Kingsland, Texas.
Il primo piano di Leatherface che si taglia
la gamba fu l'ultima scena ad essere filmata. L'attore indossava
una protezione di metallo rivestita di carne e di un sacchetto
di sangue.
Hooper usò uno stuntman per la scena
in cui Sally si butta giù dalla finestra ma l'attrice
si fece comunque male filmando la scena in cui cade a terra.
Gunnar Hansen sbatteva la testa ovunque
in quanto la maschera che indossava gli limitava la visione
periferica e i rialzi alle scarpe di 8 centimetri si andavano
a sommare ai 185 centimetri d'altezza, il che rendeva difficoltoso
prendere le misure.
Il rapporto sul set fra regista e attori
non era buono. Edwin Neal (l'autostoppista) disse che se
avesse rivisto Hooper l'avrebbe potuto uccidere.
Nonostante l'abbigliamento scomodo, l'attore
Gunnar Hansen correva comunque più veloce di Marilyn
Burns, così nella scena in cui le corre dietro doveva
fare anche altre cose per perdere tempo (lo si vede nel
momento in cui si ferma per tagliare alcuni rami con la
motosega).
A causa del basso budget, Gunner Hansen
aveva a disposizione solo una maglietta da indossare mentre
interpretava Leatherface. Siccome la maglietta era stata
colorata, non poteva essere lavata e così l'attore
se la dovette tenere addosso per quattro settimane in una
caldissima estate texana. Alla fine delle riprese nessuno
voleva stargli vicino a causa della puzza.
Nonostante il titolo originale (Il massacro
della motosega in Texas) solo una vittima viene uccisa con
la motosega.