TRAMA

Viaggiando nel profondo Texas, di ritorno da una vacanza in Messico, cinque giovani fanno salire sul loro mezzo una ragazza traumatizzata che, dopo pochi minuti, si spara in bocca. Sconvolti dal suicidio, i ragazzi cercano l'aiuto degli autoctoni ma la situazione versa per il peggio quando la bella Erin (Jessica Biel) ed il suo ragazzo Kemper (Eric Balfour) bussano alla porta di casa Hewitt. Appare presto chiaro che la famiglia è un accrocchio di psicopatici e per i giovani inizia la corsa per la sopravvivenza, rincorsi dallo sfigurato Leatherface (Andrew Bryniarski) e dall'altrettanto folle sheriffo Hoyt (R. Lee Ermey).


NON APRITE QUELLA PORTA
(titolo or.: The Texas Chainsaw Massacre - USA - 2003 - 98min - Colore)

di Marcus Nispel

GENERE
HORROR - THRILLER
IN BREVE
Il cult di Hooper aggiornato al gusto moderno. C'è molto da criticare ma non è un brutto horror ed ha un'ottima fotografia.
WEIRD
SESSO
VIOLENZA
SANGUE
PAURA

 

La Frase dal Film: "Allora è così che è fatto il cervello, eh?! Una specie di...beh, di lasagna. E' così, no?...Sì sto zitto, va bene"

1974, Tobe Hooper gira Non aprite quella porta (o meglio The Texas Chainsaw Massacre), e il mondo rabbrividisce. Ci venne detto che era la ricostruzione di una storia vera e questo decuplicò il terrore nel pubblico; lo stile di Hooper, scarno e violento (ma senza mostrare troppo) divenne l'icona di un cinema fatto in casa con passione. Il film passò alla storia, giustamente, ma la verità si è persa per strada. Prima di tutto non accadde mai nulla di ciò che venne narrato in quel film, la figura di Leatherface è una "drammatizzazione" del personaggio di Ed Gain, serial killer necrofilo che ispirò altri film come Psyco (1960) e Il silenzio degli innocenti (1990). I ragazzi rapiti, la famiglia di psicopatici, la motosega...nulla! Quindi c'è Tobe Hooper, un regista che come tutti spera di fare successo al botteghino e gira un film con pochi soldi perché ne ha pochi, e non per scelta stilistica (secondo quel principio ipocrita e politicizzato secondo cui "troppi soldi non fanno arte"); Hooper proseguirà nella sua carriera in maniera discontinua, non confermando mai la sua supposta genialità. Dico tutto questo perché ho letto parecchie critiche su questo film del 2003 e molte lo descrivevano come fosse una vera e propria merda senza nulla, dico nulla, che fosse valido. Poi ne ho lette altre entusiasticamente deliranti che quasi lo ritenevano quasi superiore al primo. La verità, come al solito, sta nel mezzo. Vero è che Hooper ha avuto un'idea originale e che il suo stile (il suo genio, se volete usare questa parola) si vede nel modo in cui ha suggerito l'orrore più che mostrarlo e ha precipitato l'inferno in quattro squallide mura, creando una scenografia fatta di scheletri e sporcizia; quindi ha creato Leatherface, ma il successo di questo personaggio non poteva essere calcolato preventivamente. Marcus Nispel, il regista di questo remake, è figlio della nuova generazione e, come ormai d'abitudine per i nuovi registi, si è fatto la gavetta coi video (ne possiamo fare una colpa se questa è la gavetta dei moderni registi?). The Texas Chiasaw Massacre del 2003 non ricalca la trama del precedente e si perde nel mostrare troppo, strizzando l'occhio alle nuove leve che si annoiano nel vedere un film horror con troppo poco sangue. Nispel non inventa nulla di nuovo, e non reinventa neppure lo stile, semplicemente si attiene ai dettami del mainstream puntando tutto su una bella fotografia desaturata a marca Daniel Pearl (lo stesso del film del 1974) e sulla scenografia e locations, desolate, sporche, piene di oggetti tetri e/o arrugginiti. L'atmosfera del profondo Texas (o almeno quella dello stereotipo) c'è tutta. Nispel si disinteressa di approfondire le dinamiche famigliari che intercorrono fra Leatherface e coloro che vivono con lui (come d'altra parte fece Hooper) e passa un po' superficialmente da una scena shockante all'altra, aiutato da una sceneggiatura che non ha tempo da perdere e da personaggi che, come al solito, fanno ciò che non dovrebbero e non fanno ciò che sarebbe più sensato. Questo film non è brutto: appasiona, mette paura in qualche momento e ha quei giusti elementi per intrattenere, gli elementi del cinema moderno d'orrore. Che siano pregi o difetti. Jessica Biel (Erin, la protagonista) è bella e prosperosa e le sue corse con la maglietta bagnata sopra l'ombelico stanno agli hot-pants di Pam nel film del '74. Lee Ermey (lo sheriffo) non riuscirà mai a scrollarsi di dosso il ruolo del sergente Hartman di Full Metal Jacket (1987) e ripropone anche in questo film lo stesso stile, risultando stucchevole. Andrew Bryniarski che interpreta Leatherface è sicuramente il miglior Leatherface che sia apparso su pellicola a parimerito con Gunnar Hansen del '74; in questo film poi ci viene pure mostrato il volto sfigurato del killer demente. L'alto tasso splatter nella pellicola, così criticato in rapporto all'assenza di sangue del film di riferimento, si spiega appunto con un aggiornamento ai canoni moderni, ed infatti, paragonato alle pellicole coeve, non sembra essere così scandalosamente violento. Superficiale, prevedibile, "adolescenziale", sono tutti aggettivi appropriati per questo film lontano dall'essere un cult, ma da qui a dire che sprecherete 98 minuti della vostra vita a guardarlo ce ne corre. Nispel se l'è andata a cercare, dal momento che ha osato toccare una delle pietre migliari dell'horror, ma il suo film, preso per quello che è, non è male e si merita l'attenzione dell'appassionato. A meno che per voi i film horror "belli e per cui vale la pena" non siano i soliti e conosciutissimi titoli che hanno fatto la storia dell'horror, in questo caso mettetevi comodi che di horror-cult, in genere, ne girano solo uno ogni dieci anni...

La saga di Leatherface e famiglia è composta da: Non aprite quella porta (1974), Non aprite quella porta - Parte 2 (1986), Leatherface: Non aprite quella porta III (1990), Non aprite quella porta 4 (1994), Non aprite quella porta - L'Inizio (2006).

FORSE NON TUTTI SANNO CHE...

Il film è costato circa 9.300.000 dollari ed ha incassato negli USA 28.094.014 di dollari solo nel primo weekend di programmazione.

Gunnar Hansen (il Leatherface del film del 1974) chiese di poter avere il ruolo del cammionista alla fine del film.

Il gruppo di ragazzi, all'inizio del film, sta ascoltando la canzone "Sweet Home Alabama" di Lynyrd Skynyrd. Il film si fra il 18 ed il 20 agosto 1973 ma la canzone in esame non fu diffusa che nel 1974, nell'album "Secon Helping".

Jessica Biel, la protagonista, deve la sua notorietà soprattutto alla serie tv Settimo Cielo (7th Heaven, iniziata nel 1996 e non ancora conclusa) in cui ha il ruolo di Mary Camden, la figlia maggiore del pastore della comunità.

Jessica Biel è stata eletta dalla rivista Esquire (2005) la donna più sexy del mondo.

Un subplot tagliato nel final cut prevedeva che Erin (Jessica Biel) fosse incinta, il che spiega il fatto che ha la nausea e che non vuole fumare.

Daniel Pearl, direttore della fotografia nel film del 1974, ha lo stesso ruolo in questo film.

Nel film si compie un omaggio riguardante le protagoniste (Erin in questo e Sally nel '74). Nel remake, Erin tira fuori un coltello per scassinare un lucchetto; quando le viene chiesto da dove lo abbia preso, lei dice che l'ha preso dal fratello. Nel film del 1974, il fratello di Sally era ossessionato da un coltellino e in una certa scena la sorella gli chiedeva di prestarglielo. Sally non gliel'ha mai restituito.

Nel suo ultimo giorno di riprese, Eric Balfour (che nel film è il ragazzo di Erin) si spogliò nudo, tirò i suoi abiti alla crew e si allontanò dal set con solo un cappello in testa.

La sega a motore del film è una Husqvarna 359 con un guide bar lungo 71 cm. Questo modello di motosega non esisteva nel 1973.

Nello script originale il piccolo Jedidiah (David Dorfman) indossava una maglietta di Felix the Cat (cartone animato passato anche in Italia anni fa), ma i detentori dei diritti di felix non permisero la cosa. In più, in origine, il ragazzino veniva ucciso da Leatherface a colpi di motosega per il fatto di aver fatto scappare Erin e Morgan. La scena venne tolta dallo script perché la si ritenne troppo violenta visto che riguardava un bambino.

Lauren German, che ha il ruolo dell'autostoppista, fece inizialmente l'audizione per il ruolo di Erin.

Marrilyn Manson doveva curare lo score del film ma dovette rinuciare causa altri impegni.

In Ucraina, stato in cui a quanto ne so avrebbero ben altri problemi da risolvere, il Ministero della Cultura ha bandito il film.

Erica Leerhsen (Pepper nel film) al provino fece un urlo così acuto che le altre persone nel palazzo chiamarono la polizia pensando che una donna fosse in pericolo.

Nella scena del van con R. Lee Ermey (lo sheriffo) e Jonathan Tucker (Morgan), Tucker stesso spinse la pistola tanto in gola che si provocò il vomito. In quella scena si vede che il ragazzo sputa parte del vomito.

La parte di Leatherface fu proposta a Dolph Lundgren il quale, aggiungo io, per la prima volta nella sua vita avrebbe potuto recitare in un film decente. Lundgren rifiutò per poter passare più tempo con la sua famiglia. Cuore d'oro.

In origine le scene di morte di Kemper e di Pepper erano molto più esplicite, con parecchio sangue che sarebbe uscito dalla testa si Kemper e con Pepper che si beccava la motosega nello stomaco. Per evitare il divieto ai minori di 17 anni (NC-17), anche lo splatter riguardante la morte di Morgan e dell'autostoppista fu eliminato. Morgan veniva tagliato con la motosega a partire dall'inguine e le sue budella sarebbero fuoriuscite. In origine, poi, la ragazza che si faceva saltare la testa con la pistola, perdeva anche un orecchio che le si staccava dalla testa e molta più materia cerebrale fuoriusciva dalla scatola cranica.

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