La Frase dal Film:
"Allora è così che è fatto
il cervello, eh?! Una specie di...beh, di lasagna. E' così,
no?...Sì sto zitto, va bene"
1974, Tobe Hooper gira Non
aprite quella porta (o meglio The Texas Chainsaw
Massacre), e il mondo rabbrividisce. Ci venne detto
che era la ricostruzione di una storia vera e questo decuplicò
il terrore nel pubblico; lo stile di Hooper, scarno e violento
(ma senza mostrare troppo) divenne l'icona di un cinema
fatto in casa con passione. Il film passò alla storia,
giustamente, ma la verità si è persa per strada.
Prima di tutto non accadde mai nulla di ciò che venne
narrato in quel film, la figura di Leatherface è
una "drammatizzazione" del personaggio di Ed Gain,
serial killer necrofilo che ispirò altri film come
Psyco (1960) e Il silenzio
degli innocenti (1990). I ragazzi rapiti, la famiglia
di psicopatici, la motosega...nulla! Quindi c'è Tobe
Hooper, un regista che come tutti spera di fare successo
al botteghino e gira un film con pochi soldi perché
ne ha pochi, e non per scelta stilistica (secondo quel principio
ipocrita e politicizzato secondo cui "troppi soldi
non fanno arte"); Hooper proseguirà nella sua
carriera in maniera discontinua, non confermando mai la
sua supposta genialità. Dico tutto questo perché
ho letto parecchie critiche su questo film del 2003 e molte
lo descrivevano come fosse una vera e propria merda senza
nulla, dico nulla, che fosse valido. Poi ne ho lette altre
entusiasticamente deliranti che quasi lo ritenevano quasi
superiore al primo. La verità, come al solito, sta
nel mezzo. Vero è che Hooper ha avuto un'idea originale
e che il suo stile (il suo genio, se volete usare questa
parola) si vede nel modo in cui ha suggerito l'orrore più
che mostrarlo e ha precipitato l'inferno in quattro squallide
mura, creando una scenografia fatta di scheletri e sporcizia;
quindi ha creato Leatherface, ma il successo di questo personaggio
non poteva essere calcolato preventivamente. Marcus Nispel,
il regista di questo remake, è figlio della nuova
generazione e, come ormai d'abitudine per i nuovi registi,
si è fatto la gavetta coi video (ne possiamo fare
una colpa se questa è la gavetta dei moderni registi?).
The Texas Chiasaw Massacre del 2003 non ricalca
la trama del precedente e si perde nel mostrare troppo,
strizzando l'occhio alle nuove leve che si annoiano nel
vedere un film horror con troppo poco sangue. Nispel non
inventa nulla di nuovo, e non reinventa neppure lo stile,
semplicemente si attiene ai dettami del mainstream puntando
tutto su una bella fotografia desaturata a marca Daniel
Pearl (lo stesso del film del 1974) e sulla scenografia
e locations, desolate, sporche, piene di oggetti tetri e/o
arrugginiti. L'atmosfera del profondo Texas (o almeno quella
dello stereotipo) c'è tutta. Nispel si disinteressa
di approfondire le dinamiche famigliari che intercorrono
fra Leatherface e coloro che vivono con lui (come d'altra parte
fece Hooper) e passa un po' superficialmente da una scena
shockante all'altra, aiutato da una sceneggiatura che non
ha tempo da perdere e da personaggi che, come al solito,
fanno ciò che non dovrebbero e non fanno ciò
che sarebbe più sensato. Questo film non è
brutto: appasiona, mette paura in qualche momento e ha quei
giusti elementi per intrattenere, gli elementi del cinema
moderno d'orrore. Che siano pregi o difetti. Jessica Biel
(Erin, la protagonista) è bella e prosperosa e le
sue corse con la maglietta bagnata sopra l'ombelico stanno
agli hot-pants di Pam nel film del '74. Lee Ermey (lo sheriffo)
non riuscirà mai a scrollarsi di dosso il ruolo del
sergente Hartman di Full Metal Jacket (1987) e
ripropone anche in questo film lo stesso stile, risultando
stucchevole. Andrew Bryniarski che interpreta Leatherface
è sicuramente il miglior Leatherface che sia apparso
su pellicola a parimerito con Gunnar Hansen del '74; in
questo film poi ci viene pure mostrato il volto sfigurato
del killer demente. L'alto tasso splatter nella pellicola,
così criticato in rapporto all'assenza di sangue
del film di riferimento, si spiega appunto con un aggiornamento
ai canoni moderni, ed infatti, paragonato alle pellicole
coeve, non sembra essere così scandalosamente violento.
Superficiale, prevedibile, "adolescenziale", sono
tutti aggettivi appropriati per questo film lontano dall'essere
un cult, ma da qui a dire che sprecherete 98 minuti della
vostra vita a guardarlo ce ne corre. Nispel se l'è
andata a cercare, dal momento che ha osato toccare una delle
pietre migliari dell'horror, ma il suo film, preso per quello
che è, non è male e si merita l'attenzione
dell'appassionato. A meno che per voi i film horror "belli
e per cui vale la pena" non siano i soliti e conosciutissimi
titoli che hanno fatto la storia dell'horror, in questo
caso mettetevi comodi che di horror-cult, in genere, ne
girano solo uno ogni dieci anni...
La saga di Leatherface e famiglia è
composta da: Non aprite quella porta (1974), Non
aprite quella porta - Parte 2 (1986), Leatherface:
Non aprite quella porta III (1990), Non
aprite quella porta 4 (1994), Non aprite quella porta - L'Inizio (2006).
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
Il film è costato circa 9.300.000
dollari ed ha incassato negli USA 28.094.014 di dollari
solo nel primo weekend di programmazione.
Gunnar Hansen (il Leatherface del film
del 1974) chiese di poter avere il ruolo del cammionista
alla fine del film.
Il gruppo di ragazzi, all'inizio del film,
sta ascoltando la canzone "Sweet Home Alabama"
di Lynyrd Skynyrd. Il film si fra il 18 ed il 20 agosto
1973 ma la canzone in esame non fu diffusa che nel 1974,
nell'album "Secon Helping".
Jessica Biel, la protagonista, deve la
sua notorietà soprattutto alla serie tv Settimo
Cielo (7th Heaven, iniziata nel 1996 e non
ancora conclusa) in cui ha il ruolo di Mary Camden, la figlia
maggiore del pastore della comunità.
Jessica Biel è stata eletta dalla
rivista Esquire (2005) la donna più sexy del mondo.
Un subplot tagliato nel final cut prevedeva
che Erin (Jessica Biel) fosse incinta, il che spiega il
fatto che ha la nausea e che non vuole fumare.
Daniel Pearl, direttore della fotografia
nel film del 1974, ha lo stesso ruolo in questo film.
Nel film si compie un omaggio riguardante
le protagoniste (Erin in questo e Sally nel '74). Nel remake,
Erin tira fuori un coltello per scassinare un lucchetto;
quando le viene chiesto da dove lo abbia preso, lei dice
che l'ha preso dal fratello. Nel film del 1974, il fratello
di Sally era ossessionato da un coltellino e in una certa
scena la sorella gli chiedeva di prestarglielo. Sally non
gliel'ha mai restituito.
Nel suo ultimo giorno di riprese, Eric
Balfour (che nel film è il ragazzo di Erin) si spogliò
nudo, tirò i suoi abiti alla crew e si allontanò
dal set con solo un cappello in testa.
La sega a motore del film è una
Husqvarna 359 con un guide bar lungo 71 cm. Questo modello
di motosega non esisteva nel 1973.
Nello script originale il piccolo Jedidiah
(David Dorfman) indossava una maglietta di Felix the Cat
(cartone animato passato anche in Italia anni fa), ma i
detentori dei diritti di felix non permisero la cosa. In
più, in origine, il ragazzino veniva ucciso da Leatherface
a colpi di motosega per il fatto di aver fatto scappare
Erin e Morgan. La scena venne tolta dallo script perché
la si ritenne troppo violenta visto che riguardava un bambino.
Lauren German, che ha il ruolo dell'autostoppista,
fece inizialmente l'audizione per il ruolo di Erin.
Marrilyn Manson doveva curare lo score
del film ma dovette rinuciare causa altri impegni.
In Ucraina, stato in cui a quanto ne so
avrebbero ben altri problemi da risolvere, il Ministero
della Cultura ha bandito il film.
Erica Leerhsen (Pepper nel film) al provino
fece un urlo così acuto che le altre persone nel
palazzo chiamarono la polizia pensando che una donna fosse
in pericolo.
Nella scena del van con R. Lee Ermey (lo
sheriffo) e Jonathan Tucker (Morgan), Tucker stesso spinse
la pistola tanto in gola che si provocò il vomito.
In quella scena si vede che il ragazzo sputa parte del vomito.
La parte di Leatherface fu proposta a Dolph
Lundgren il quale, aggiungo io, per la prima volta nella
sua vita avrebbe potuto recitare in un film decente. Lundgren
rifiutò per poter passare più tempo con la
sua famiglia. Cuore d'oro.
In origine le scene di morte di Kemper
e di Pepper erano molto più esplicite, con parecchio
sangue che sarebbe uscito dalla testa si Kemper e con Pepper
che si beccava la motosega nello stomaco. Per evitare il
divieto ai minori di 17 anni (NC-17), anche lo splatter
riguardante la morte di Morgan e dell'autostoppista fu eliminato.
Morgan veniva tagliato con la motosega a partire dall'inguine
e le sue budella sarebbero fuoriuscite. In origine, poi,
la ragazza che si faceva saltare la testa con la pistola,
perdeva anche un orecchio che le si staccava dalla testa
e molta più materia cerebrale fuoriusciva dalla scatola
cranica.