La Frase dal Film:
"Avevo fame e mi hai dato carne, avevo sete e mi hai dato da bere, ero un estraneo e lui ha voluto accogliermi. Questa famiglia ha saputo resistere al dolore e alle avversità, abbiamo resistito e abbiamo vinto. Mai più, mai più soffriremo la fame"
Nel 2003 il remake di The Texas Chainsaw Massacre del 1974 fece stortare il naso ad alcuni ma altri gradirono molto il ritorno sulla scena della pazza famiglia Hewitt. Decretato il successo al botteghino, Hollywood non se lo fa dire due volte e sfrutta l'occasione, così che, tre anni dopo ecco apparire un prequel del remake, che già di per sé è cosa strana. Questa volta si va ad indagare le origini della famiglia di cannibali e la nascita del demente Leatherface, insomma l'inizio dell'incubo. La cosa fa abbastanza ridere dal momento che il flashback che va a spiegare tale inizio (datato 1939) dura una decina di minuti e per il resto ci si trova alle prese con il solito gruppo di giovani che incappano con la furia omicida degli Hewitt, però sarebbero le prime vittime della famiglia e quindi il sottotitolo "L'Inizio" non è del tutto ingannevole. Liebesman (Al calar delle tenebre, 2003) ripropone lo stile del remake di Marcus Nispel: colori desaturati, atmosfera vintage. L'approccio è quello dei film di Rob Zombie (La casa dei 1000 corpi, 2003; La Casa del diavolo, 2005), cioé sadismo, splatter e qualche momento ironico, il tutto combinato in modo che i maniaci diventino delle specie di eroi. E' un horror di routine che fa parte di una saga e come noto il film che segue deve essere sempre più crudo e violento di quello che precede: da una parte i cattivi, dall'altra le vittime designate e questa volta già sappiamo che i cattivi non periranno dal momento che li abbiamo visti nei film precedenti (e cronologicamente successivi). Leatherface, interpretato dal bodybuilder Andrew Bryniarski, è il solito omaccione demente e spietato; non "umiliato" dal trucco e dagli abiti femminili perde comunque molto della sua nota dimensione psicologica che lo vede confuso riguardo all'identità di genere. Questa volta il cruccio di Leatherface pare più incentrato sulla bruttezza del suo volto e il farsi la maschera di pelle è un modo come un altro per ottenere il bel viso di uno dei protagonisti. Chi esce invece "vincitore" dalla pellicola è R. Lee Ermey, nei panni del capo famiglia Hewitt auto-elettosi sheriffo Hoyt. Probabilmente troppo in primo piano in questo film, Ermey, senza motosega nè maschera, interpreta un redneck (contadino zotico) sadico e cannibale che fra dialoghi pazzi e immagini truci tiene in piedi tutta la pellicola. I puristi che si lamentarono poiché nel remake del 2003 non compariva la scena della cena di famiglia, qui sono stati accontentati: naturalmente le cene della famiglia Hewitt sono sempre tali per cui non stimolano per niente l'appetito! Con tutti i limiti (compreso un eccessivo uso della mdp a mano) Non aprite quella porta - l'inizio è quel genere di film che l'appassionato di horror splatter si può stragodere, in parte per l'abbondanza di sangue, in parte per il fatto di trovarsi per l'ennesima volta alle prese con una saga conosciuta; peccato che a questa saga, con questo nuovo capitolo, si sarebbero potuti aggiungere diversi elementi davvero originali, cosa che, mi spiace dirlo, non è avvenuta.
La saga di Leatherface e famiglia è
composta da: Non aprite quella porta (1974), Non
aprite quella porta - Parte 2 (1986), Leatherface:
Non aprite quella porta III (1990), Non
aprite quella porta 4 (1994), Non aprite quella porta: L'Inizio (2006). Remake del primo capitolo nel 2003 col
titolo Non aprite
quella porta.
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
Il film, girato fra il 10 ottobre 2005 e il febbraio 2006, è costato circa 16 milioni di dollari. Le locations, tutte in Texas, sono: Austin, Cele, Granger, Martindale e Taylor.
Il DVD contiene tre finali alternativi: 1) Chrissie entra nella macchina dopo essere scappata dal mattatoio, Leatherface sfonda il finestrino con la motosega e uccide la ragazza. 2) Leatherface nascosto sul sedile posteriore infilza con un coltello la ragazza trapassando il sedile...molto Jason style, direi. 3) Il finale è uguale tranne per il fatto che non si sente la voce fuoricampo ma appare una scritta.
Il film si svolge nel 1969 ma si sentono canzoni che compariranno sul mercato solo dopo quell'anno. Ad esempio, "Alright Now" dei Free che si sente alla radio sarà distribuita solo nell'estate del 1970.
Il modello di motosega che si vede nel film, lungo ed "elegante", non era diffuso nel 1969. I modelli di quel tempo erano molto più grossolani. Il modello che si vede nel film apparve negli anni '80.
La New Line dovette sborsare 3 milioni di dollari in più del preventivato per assicurarsi i diritti per fare il film, visto che la Dimension Film aveva fatto un'allettante offerta ai tre detentori dei diritti originali, ovvero: Tobe Hooper, Kim Henkel e Robert Kuhn.
Il film si beccò il rating NC-17 (un divieto ai minori) dall'MPAA e così, per ottenere il rating R, si dovette procedere al taglio e cucito di 17 scene.
Durante le riprese, l'attore R. Lee Ermey si dovette allontanare dal set per stare al fianco della madre morente.
Il giovane attore Taylor Handley, che nel film ha il ruolo del fratello meno coraggioso, fece un'impressione così buona ai produttori e al regista quando fece l'audizione per il film, che fu inserito nel cast immediatamente.
E' stato il primo film che in Islanda si è beccato il divieto ai minori di 18. Suvvia...