Dario argento, dopo il relativo insuccesso
de Il Fantasma dell'Opera (1998), torna alla formula
del classico spaghetti thriller, un tipo di prodotto con
il quale dovrebbe trovarsi a proprio agio visto che lui
ne è il rappresentante più noto. In effetti
il regista riesce ad orchestrare un film che possiede tutti
i pregi e tutti i difetti delle sue precedenti pellicole.
Dal punto di vista negativo si possono elencare: i dialoghi
(la cosa non stupisce, quelli non sono mai stato il forte
di Dario), una logica non sempre lineare, la presenza di
personaggi passivi che subiscono l'azione del plot, la musica
dei Goblin che forse non è più quella del
periodo d'oro, la tendenza di Argento ad inserire elementi
umoristici che più che comici rasentano il ridicolo.
Dall'altro lato il regista mantiene quei tocchi stilistici
e quelle accortezze che lo hanno reso celebre: la telecamera
che indugia sugli oggetti e sulle mani dell'omicida, la
difficoltà del protagonita a ricordare qualche particolare
estremamente importante (L'uccello
dalle piume di cristallo, 1970 e Profondo
Rosso, 1975, come esempi), le malate dinamiche genitore-bambino
(Phenomena, 1985),
e l'uso (arg! per me) di burattini. Proprio sul personaggio
del nano e le sue successive "apparizioni" si
incentrano i momenti di maggior inquietudine, ma la cosa
è davvero soggettiva poiché io sono molto
sensibile alla visione di bambole, burattini, marionette
e via dicendo (e questo me lo porto dietro dalla prima volta
che vidi [a 8 anni!!!] proprio Profondo Rosso).
Se anche voi avete la stessa "fobia" allora preparatevi
a qualche batticuore. Le manchevolezze del film, comunque,
vengono appianate dall'interpretazione di Sydow e dal "blood
level" che si mantiene su valori abbastanza alti, così
come certi tocchi di violenza tipici del cinema di Argento.
In conclusione, rispetto ad altre opere precedenti meno
riuscite (vedi La sindrome di Stendhal, 1995 e
Trauma, 1992) questo Nonohosonno
si mantiene ad un livello discreto e non deluderà
certo gli appassionati di "giallos"; certo è
che manca del tutto la mitica atmosfera anni '70...
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
Questo è l'unico film di Argento
in cui le mani dell'assassino non sono le sue, perché
come tutti gli appassionati sanno (nevvero?!) sotto i guanti
neri del killer di solito ci sono le mani del regista stesso.
Qua no. Il problema è stato che gli hanno fatto dei
guanti troppo grossi per le sue mani e come ha avuto occasione
di dire lo stesso regista "sembrava che un bambino
indossasse i guanti di un adulto". O giù
di lì, la citazione non è esatta ma il senso
era questo.
La poesia che aiuta il Commissario Moretti
e Giacomo a risolvere l'arcano è stata scritta da
Asia Argento.
Max von Sydow insistette che il pappagallo
del film venisse chiamato Marcello in onore di Marcello
Mastroianni che aveva avuto l'onore di conoscere in Italia.