Murnau era già un noto regista espressionista quando
decise di dirigere questo film che ebbe non poche beghe
legali a causa dei diritti d'autore. Infatti la produzione
evitò per un soffio l'ordinanza legale che aveva
imposto la distruzione di tutte le copie, e benché
si sia mantenuta la storia tratta da Stoker, si rimediò
cambiando tutti i nomi dei protagonisti nonché
le ambientazioni. Questa riduzione cinematografica del
romanzo di Stoker è una delle opere più
particolari e riuscite fra i film del cinema muto. Il
film si gioca tutto su chiaro-scuri ed è perfettamente
coerente che la storia dell'eterno conflitto fra la luce
ed il buio sfoci in un'opera che si gioca tutta sul contrasto
tra questi due colori "estremi". Notevolissimo
è il fatto che questa pellicola ed il suo conte
Orlok si distingua grandemente dai successivi Dracula.
Qui Nosferatu è più simile ad un topo con
gli incisivi prominenti al posto dei più noti canini
allungati ed i topi stessi sono al suo comando; va segnalata
come curiosità che la traduzione del cognome dell'interprete
del conte, ovvero Max Schreck, significa "paura".
L'attore ha creato un vampiro indimenticabile, che si
aggira oscuro nel suo castello con le sue ombre "fuori
sincrono" mentre parla con Hutter, un conte che sorge
rigido dalla tomba, che si staglia terribile sul bordo
della nave (una delle immagini più famose del film),
che allunga la sua inquietante ombra sul corpo di Ellen
stringendole il cuore, che grida di terrore mentre viene
vaporizzato dai raggi solari. Ottime ed in linea con l'oscuro
tema del film sono le musiche che accompagnano le immagini,
musiche che vanno a costruire una vera "sinfonia
dell'orrore" che poi è la traduzione del titolo
originale (noi dobbiamo sempre distorcere i titoli, non
si sa perché...). Murnau usa molti trucchi tecnici
per donare ulteriore spessore alla sua opera, ad esempio:
la modifica di stampa per rendere la nave una specie di
spettro che naviga sulle onde ed i boschi dei carpazi
in negativo per dare l'idea di una selva fantasmatica
ed inquietante, inoltre non abbandona l'uso delle immagini
evocative e simbologiche tipiche dell'espressionismo.
Il film si è prestato nel tempo a molte interpretazioni
(psicologiche, romantiche, etc...), rimane il fatto che
con Nosferatu si viene a creare il primo mostro legato
a doppio nodo con il concetto dell'eros-thanatos, il che
fa di lui una figura paradossalmente sessuale-sensuale:
questo verrà sottolineato maggiormente nelle successive
riduzioni cinematografiche (es.: Dracula di Bram Stocker,
1992). Pochi altri vampiri sono stati così incisivi
come quello di Murnau e sono riusciti a creare dei miti
che sono entrati di forza nella cultura popolare. Consiglio
la visione di questo film a tutti coloro che volessero
"sperimentare" il cinema espressionista tedesco
e comunque a coloro che amano il genere horror (per loro
è un must), il mainstream si astenga perché
verrebbe messo a dura prova già soltanto dal muto!
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
Girano differenti versioni di questo film:
una da 97 minuti, una da 87 e un'altra da 72. In esse cambiano
anche i nomi: Ellen può diventare Mina e Wisborg
diventa Brema.
Il pubblico, nel tempo, ha decretato
un grande successo per la figura del vampiro. Sono stati
girati più di 1000 film sull'argomento e 62 esattamente
sul personaggio di Dracula (dato aggiornato al 2005).
Nel film di Murnau, il conte si chiama
Orlok. Il primo Dracula verrà
filmato da Tod Browning nel 1931.
Herzog ha fatto un remake nel 1979 del
film di Murnau, Nosferatu -
il principe della notte.
Nel film non si vede mai Orlock battere
le palpebre.
Il film fu girato tra l'agosto e l'ottobre
1921.
Il personaggio di Nosferatu si vede sullo
schermo per meno di nove minuti in tutto.
Tutte le stampe ed i negativi del film
furono distrutte secondo le disposizioni legali seguite
alla causa intentata dalla vedova di Bram Stocker. Tuttavia
il film poi è stato recuperato in altri paesi.
Nel video della canzone "Under Pressure"
dei Queen, ci sono spezzoni di questo film.
L'unica copia completa ed originale del
film è posseduta dal collezionista tedesco Jens Geutebrück.