Il film di Herzog più noto al pubblico e la parte che
ha massimizzato le potenzialità espressive ambigue
di Kinski (qui quanto mai calmo...è noto che avesse
un caratteraccio). Molti hanno accusato il film di aver
copiato pedissequamente il suo predecessore (certe inquadrature,
i denti del vampiro), ma in verità questo Nosferatu
del 1979 si regge degnamente sulle proprie gambe. La fotografia
è splendida e lo spettatore è lasciato "solo"
a percepire la gelida atmosfera del film e di una città
devastata dalla peste che sfila in una coreografia di
morte. In effetti il tentativo di riprodurre il muto del
primo film, porta quello di Herzog ad essere a tratti
abbastanza noioso con lunghi momenti privi di dialogo.
Eppure la colonna sonora (di Popol Vuh), i vestiti, l'atmosfera
globale del film riescono a farsi guardare senza farci
sbadigliare per tutta la lunghezza della pellicola che,
nonostante sia simile a quella di Murnau, dura di più.
Kinski (che si sottoponeva a 5 ore al giorno di trucco)
porta sullo schermo un Dracula stanco, maledetto più
nell'aspetto che nel comportamento, melanconico, un mostro
suo malgrado che a fatica segue il suo istinto. Anche
Topor riesce a fare un lavoro notevole, il suo Renfield
è davvero un matto inquietante. E' difficile essere
colpiti da questo film se non vi abbandonate completamente
alla sua atmosfera ipnotica, ai suoi silenzi funerei,
alle elegantissime immagini dei festini consumati in mezzo
alla morte che si diffonde nella città, richiamo
ai totentanz. Herzog aggiunge all'inizio del film delle
riprese di mummie messicane e riprese di pipistrelli che
forse sono le immagini più forti per un pubblico
non scafato. Alla fine dà una svolta al plot riportando
all'azione Jonathan Harker, ma non dico di più.
Se la versione di Nosferatu
del 1922 di Murnau rimane quella più originale
ed inquietante, quella di Herzog (che a difficoltà
può essere definita horror) è quella sicuramente
più misteriosa e mistica. Si astengano dalla visione
coloro che non sopportano i film lenti e silenziosi.
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
Orso d'Argento per Henning von Gierke (production design),
nomination all'Orso d'Oro per Herzog. Per inciso, H. von
Gieke era anche un bravissimo cuoco che preparava da mangiare
per tutta la crew durante le riprese.
Per la scena in cui Nosferatu arriva in
città occorrevano centinaia di topi grigi, ma siccome
di topi grigi non c'era disponibilità, si presero
dei topi bianchi e li si dipinse di grigio. Kinski era sballato
ma anche Herzog ci metteva del suo...
Il regista Herzog compare nel film nel
ruolo dell'uomo che mette il piede nella bara e viene morso
al dito da un ratto.
Nonostante il regista abbia seguito pedissequamente
il plot del Nosferatu del 1922, dal momento che
nel 1979 i diritti di copyright del romanzo di Stoker erano
scaduti da un pezzo, Herzog decise di ripristinare i nomi
originali dei personaggi come da libro; cosa che Murnau
non aveva potuto fare.
Herzog ingaggiò Roland Topor (nei
panni di Renfield) dopo averlo visto in uno show in una
tv francese. Fu colpito, in quello spettacolo televisivo,
dal suo modo di ridere folle e disperato con cui sottolineava
ogni frase che diceva.
La carrozza che prende harker al Borgo
era un vero carro funebre al tempo ancora in uso in Bulgaria.
L'intera crew era fatta di 16 membri, cioé
il doppio di quelle disponibili quando Herzog filmò
Aguirre, furore di Dio (1972).
Le difficilissime riprese al rallenty del
pipistrello che vola non furono fatte da Herzog, ma furono
prese da un documentario scientifico.