Si sa che fare un remake è questione
di soldi e quando si fa un remake, e si prende a modello
un film culto (e di solito è così), i risultati
non sono ottimali. Il fatto che l'originale La
notte dei morti viventi (1968) aveva reso pochi soldi
a coloro che l'avevano creato poiché la pizza del
film fu piratata e in pratica il film divenne di dominio
pubblico. Il risultato non è paragonabile al film
del 1968 ma nello stesso tempo riesce ad avere una dignità
propria. Mi spiego. Ovviamente da un punto di vista storico,
mentre una pellicola che parla di morti che vogliono mangiare
i vivi ha, alla fine degli anni Sessanta, un valore iconoclasta,
nel 1990 la cosa non turba più nessuno. Da un punto
di vista tecnico il film di Savini segue quasi pedissequamente
il plot di Romero ed essenzialmente come novità aggiorna
la figura della donna (Barbara) la quale nel remake è
tanto attiva e coraggiosa quanto apatica ed inetta nell'originale.
La cosa è quasi dovuta vista l'evoluzione dell'immagine
della donna nella società. Savini toglie il B&W
e mette il colore ma, nello stesso tempo, diminuisce o evita
le scene decisamente gore, scene che ci si attende in uno
zombi-movie. D'altra parte questo film non è un brutto
film d'orrore, ha i suoi momenti e gli effetti speciali
(come ci si può aspettare da Savini) sono curatissimi
e ben fatti: fra gli zombi migliori mai visti sullo schermo
(non il padrone di casa pancione, però, la cui testa
colpita da un attizzatoio rimbalza come un pallone da basket!).
Al di là del succitato cambiamento rispetto al personaggio
di Barbara, Savini aggiunge SFX e situazioni in cui gli
zombi acquistano maggior importanza, rimarca, infine, il
lato socio-psicologico. Nelle scene finali, infatti, assistiamo
alla sadica mattanza degli umani nei confronti dei morti
viventi, tanto che la protagonista si chiede chi siano i
veri mostri, o meglio "...noi siamo loro, loro
sono noi". C'è un po' di faciloneria in
queste osservazioni e forse le immagini (come quella a dx)
sarebbero bastate a far cogliere al pubblico la critica
sociale. In questo, e non solo, si può cogliere qualche
rimando a Zombi (1978). Comunque
il tutto non fa che donare alla pellicola un maggior spessore
che non è così ovvio né scontato in
uno zombi-movie. In definitiva, un film discreto che non
stona affatto fra gli altri film del genere zombi e che
ha catturato il punto di vista e l'attitudine di Romero
molto di più dell'edizione de La notte dei morti
viventi di John Russo per il 30° anniversario.
Vale una visione, soprattutto per gli appassionati.
Il DVD che possiedo era allegato ad una
rivista, ma dubito che, se lo trovaste ingiro, dobbiate
pagarlo più di 12 euro. E' distribuito dalla Columbia
ed è la stessa versione che si vende all'estero (UK,
USA): 1.85:1 Widescreen, Audio 2.1 DD, Sottotitoli di tutti
i tipi, extra interessanti (film commentato, documentario,
trailer, filmografia). Alcune scene tagliate dall' MPAA
sono visibile negli extra del DVD.
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
Il nome indicato sulla casa è "M.
Celeste". Savini stesso ha detto che si tratta di un
riferimento diretto alla Mary Celeste, una nave che fu scoperta
alla deriva priva di passeggeri e ciurma.
Bill Cardille fa il reporter sia in questo
che nel film del 1968.
La scena in cui Barbara spara al torace
dello zombi magro (vedi foto sopra), non doveva esserci.
In origine la scena sarebbe dovuta essere così: arrivava
una spaventosa donna zombi che Barbara "vedeva"
come sua madre. Tutti dicevano a Barbara di spararle mentre
la zombi guardava la donna e le chiedeva "Dov'è
Johnny, Barbara?!" La Tallmann si ripigliava, vedeva
lo zombi come tale e le sparava.
La macchina che si vede all'inizio, quella
che guida Johnny, era di Savini. Se l'era comperata quando
aveva fatto i primi soldi col cinema. Il regista ha detto
che doverla rottamare per fare il film gli ha dato una stretta
al cuore.
Tom indossa una maglietta con la scritta
IRON CITY. Questa è una marca di birra che i cacciatori
bevevano in Zombi (1978).
Quando Sarah morde la madre sul collo,
uno schizzo di sangue macchia una zappetta da giardinaggio.
Questo è un riferimento al film originale del 1968,
nel quale la figlia uccideva la madre con quell'oggetto
da giardinaggio.
Per il ruolo di Ben fu "vagliato"
anche Laurence Fishburne (il Morpheus di Matrix).
La scena finale con gli zombi appesi all'albero
è un omaggio al taglio che fu imposto al film del
1968. In effetti quella scena era prevista nel film di Romero
ma le tensioni razziali dei tempi hanno fatto in modo che
si optasse per tagliare quella scena. Savini ha remakato
una scena mai vista.
Savini e la Tallman si conoscievano già
ai tempi del college.
Come tradizione nei film di zombi, il termine
"zombi" non è mai usato per descrivere
i morti viventi.
Come in tutti i film di Romero sui mortacci
viventi si vede una donna nuda sexy e morta, così
viene mostrata anche in questo film di Savini.