La Frase dal Film:
"Helen, Helen, ho paura! ...E sono contento di
avere paura!"
Peepeing Tom è il titolo
originale, ovvero "il guardone". Sì, perché
Mark, il protagonista, è un voyeur per il quale sesso,
orrore, paura e fare cinema si compenetrano e per estensione
del concetto, voyeurs sono tutti coloro che si siedono nel
buio di una sala o di casa propria e guardano interessati
la vita di altra gente che scorre sugli schermi, che essa
parli di sesso, di orrore o di quant'altro. Quello che ha
da dirci il regista Powell con questo film è qualcosa
di forte e scomodo. Al tempo, gli argomenti del regista
arrivarono come una stoccata sui benpensanti critici e censori
inglesi, i quali, sentitisi toccati nel vivo, cassarono
il film definendolo pura immondizia, facendo in modo che
fosse tolto dalle sale e distruggendo praticamente la carriera
del regista (il quale ebbe a dire dei critici: "Quando
mi sorpresero isolato, allegramente mi mozzarono gli arti
e saltellarono sul mio cadavere"). Forse il pubblico
non era ancora pronto ad affrontare un discorso metacinematografico
e psicologico di questa portata, oppure, se il film avesse
portato la firma prestigiosa di un Hitchcock, le cose sarebbero
andate diversamente per L'Occhio che uccide. Mentre
il coevo Psyco (1960) puntava sulla
reazione epidermica e usava la psicologia per spiegare il
serial killing creando comunque una distanza fra l'assassino
e lo spettatore, il personaggio di Mark è uno specchio
sulla cui superficie troppi volti potrebbero riflettersi;
ed escludiamo pure l'atto omicida. Martin Scorsese, grande
ammiratore del lavoro di Powell, riconobbe nell'operato
di Mark quello che in fondo è il lavoro del regista:
dire agli attori cosa fare, stare nell'ombra e filtrare
attraverso i propri occhi la realtà rappresentata.
Non è così, in un certo qual modo, anche per
lo spettatore? E rispetto allo spettatore di film horror,
cosa lo spinge a guardare la paura nel volto delle altre
persone? Cosa ne trae? Quanto è l'elemento di morbosità,
forse anche sessuale o sensuale, in tale processo? Domande
serie che meriterebbero serie discussioni in seri forum
frequantati da seri appassionati. Dunque questo film gioca
con il voyeurismo (o scopofilia) dello spettatore e finisce
per ribaltargli contro questa tendenza; entrando nello specifico
si potrà apprezzare la cura con cui Powell realizza
tutto ciò. In prima istanza abbiamo il protagonista
Mark, interpretato dal Carl Boehm (o Karlheinz Böhm)
poi pupillo di Fassbinder, che Powell scelse a partire dal
fatto che l'attore fosse figlio di un noto direttore d'orchestra;
molto del film, infatti, ha a che fare con il rapporto del
figlio con un padre "importante". La performance
di Boehm crea un killer a doppia faccia, timido e letale,
sadico ma fragile al punto che è difficile non simpatizzare
con lui. Uomo solo, Mark abita in una casa che, come lui,
è divisa in due: una parte è modesta ed essenziale,
un letto, un tavolo, ... L'altra parte, dietro il pesante
telo (che è quello del cinema e della coscienza),
nasconde la camera oscura, le telecamere e tanti di quei
macchinari che si potrebbe aver l'impressione di guardare
il laboratorio di un mad doctor. Ma la cine-filia di Mark
non si ferma qui, è una specie di psicosi che lo
porta ad indentificarsi con la macchina da presa nel momento
in cui tocca il proprio corpo specularmente a come fa Helen
mentre sceglie il posto dove appuntare la spilla. Il feticcio
di Mark è la mdp ed è per questo che bacia
la lente in risposta al bacio di Helen, ed è agitatissimo
mentre un poliziotto tocca la mdp come se fosse geloso,
o ancor più, come se quella fosse estensione del
suo stesso corpo. In tutto questo gioco di specchi, di chi
guarda e di chi è osservato, la persona che per prima
si accorge che qualcosa non va nella vita di Mark è
la madre di Helen, cieca e senza un nome. La donna, interpretata
dalla brava Maxine Audley, è, per il suo difetto
fisico, ovviamente fuori dai giochi e tale cosa le permette
per prima di accorgersi dell'inghippo anche se non sembra
aver nessun potere sulle dinamiche dei protagonisti. A livello
tecnico il film sorprende fin dalla prima magistrale scena
(qualcosa di simile si vedrà in Marnie,
film del 1964 di Hitchcock), realizzata in una strada volutamente
artificiale immersa in un insieme innaturale di colori;
la ripresa è la soggettiva di una ripresa di Mark.
Poco dopo nel film avremo la possibilità di rivedere
la stessa scena proiettata sul telo nella camera di Mark
con lui girato di spalle a guardare (con e come noi) le
immagini. L'Occhio che uccide, film contemplativo
e molto limitato nella ricerca dell'effetto, è non
solo un horror-thriller di grande modernità e intelligenza,
precursore di molte pellicole moderne che hanno come nucleo
uno psicopatico con il quale il pubblico "empatizza"
(e altri elementi accessori: trauma infantile, ...), ma
è uno dei pochi horror che obbliga lo spettatore
a pagare un pegno psicologico per la visione. Sono tantissime
le pellicole di orrore estremamente violente ma che creano
una distanza enorme fra esse e chi le guarda, tanto che
si può ridere di ciò che si vede. Con Peeping
Tom non si creano distanze e il gioco si fa serio:
quanto, dunque, c'è di Mark in ognuno di noi appassionati
di cinema? Un capolavoro, e lo si può dire senza
timore di smentite.
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
Il film costò circa 135.000 sterline.
Queste le locations: la casa di Mark si trova al 5 Melbury
Road, West Kensington, (Londra). Il pub sotto casa di Dora
si trova a Newman Arms - 23 Rathbone Street, Fitzrovia (Londra).
L'appartamento da cui Mark vede Helen che esce dalla biblioteca
è il Clitterhouse Housing Estate, Claremont Road,
Cricklewood (Londra). Il giornalaio stava al 29 Rathbone
Place, Fitzrovia (Londra). L'appartamento di Dora è
al Newman Passage, Fitzrovia (Londra). La biblioteca in
cui lavora Helen è la Whitefield Secondary Modern
School, Claremont Road, Cricklewood (Londra). Altre riprese
sono state compiute al Pinewood Studios, Iver Heath, Buckinghamshire
(UK).
Nella scena in cui Mark sta per uccidere
la modella Milly, la ragazza mostra quasi il seno. Per la
versione USA si è dovuta rigirare la scena con la
ragazza col seno coperto.
La versione che noleggia Blockbuster dura
101'.
Il ruolo di Mark stava per andare a Dirk
Bogarde.
Fra le telecamere che si vedono nella stanza
di Mark ce n'è una che era del regista Powell. Era
la sua prima telecamera (una Eyemo a mano) che vinse in
una competizione.
Il regista Michael Powell compare nei panni
del padre di Mark, visibile nel vecchio filmato di famiglia.
Nello stesso filmino il piccolo Mark è interpretato
da Columba Powell, il vero figlio di Powell, mentre la madre
di Mark, che, sempre nel filmato, si vede sdraiata a letto,
fu interpretata da Frankie Reidy, madre di Columba e seconda
moglie di Powell.