La Frase dal Film:
"Non devi lasciare che Damien mi uccida"
All'inizio fu Il
Presagio (1976) e sull'onda vincente dell'epica del
Maligno inaugurata da L'Esorcista
(1973), il film diretto da Donner fu un successone. I suoi
necessari sequels furono La
maledizione di Damien (1978), Conflitto
Finale (1981) e un quarto capitolo prodotto per la tv,
Omen IV - Presagio Infernale (1991). In questo
nuovo millenio fatto di inquietudini sociopolitiche, sfruttando
una coincidenza da calendario che vuole il 6 maggio 2006
apocalitticamente evocativo, si pianifica il rifacimento
del film del 1976. D'altronde è il decennio dei remake,
quindi perché no. The Omen è molto
fedele alla pellicola di trenta anni prima e questa è
una buona cosa: in un'epoca di effetti speciali in CG ci
si sarebbe anche potuti aspettare un Damien volante o lanciante
saette dalle dita. Nulla di tutto ciò. Questo film
del 2006 si muove precisamente sui binari del suo predecessore,
sfruttando il timore immutato della venuta dell'Anticristo
che porterebbe l'Inferno sulla Terra aggiornandolo con le
suggestioni moderne che trattano di cospirazioni e di minacce
apocalittiche (il disastro delle Torri Gemelle viene citato
come uno dei segni dell'Apocalisse, anche con un certo cattivo
gusto, aggiungerei). Le scene che fecero la storia di questo
film ci sono tutte anche nel remake: la tata che si impicca
alla festa, la madre che rimane vittima di un "incidente
domestico", il fotografo decapitato (ma in modo più
complesso alla Final Destination),
il mitico Bugenhagen col suo nome da paura, e naturalmente
non può mancare Ms. Baylock e il suo fido cane demoniaco.
Qui però abbiamo niente poco di meno che Mia Farrow
nei panni dell'inquietante governante; insomma, una che
già nei panni di Rosemary aveva avuto a che fare
con bambini "particolari". Per quanto riguarda
i protagonisti, la scelta sembra essere caduta su attori
di fama ma non abitanti nello stardom: mi pare di aver notato
particolarmente in ruolo Liev Schreiberg nei panni dell'ambasciatore
Thorn oltre alla Farrow, gli altri stanno più di
contorno ma non sfigurano. Il nuovo Damien (Seamus Davey
Fitzpatrick) non è memorabile o comunque non lo è
più del suo predecessore nello stesso ruolo. La vera
novità sul piano stilistico sono degli intermezzi
onirici, gli incubi, che non comparivano nell'originale
e che in questo remake riescono, più o meno bene,
a far venire la pelle d'oca. Le scene di paura che facevano
centro nell'originale, riescono a funzionare anche qui,
forse con qualche punto in più. La nota davvero negativa
è la scelta di sostituira la colonna sonora di Jerry
Goldsmith, fatta di versi latini in stile Dies Irae, con
quella nuova di Marco Beltrami che è decisamente
meno incisiva. In definitiva si potrebbe dire che questo
The Omen sia un buon remake, anche se il modo pedissequo
con il quale ripropone ciò che si era visto nel 1976
lo rende impersonale e forse poco necessario. Chi ha già
visto il film di trenta anni fa potrà "bearsi"
dei pochi nuovi inserti, chi si trovasse alle prime con
Damien, converrebbe che si guardasse la vecchia versione.
Senza eccessive pretese comunque può venirne fuori
una discreta blockbuster night.
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
Il film è costato circa 25 milioni
di dollari ed è stato girato in Croazia, a Dublino,
a Matera, a Praga e a Roma.
Il ruolo di Katherine Thorn fu originariamente
offerto a Rachel Weisz (Constantine,
2005) la quale dovette rifiutare perché al tempo
era incinta. Le altre attrici prese in considerazione per
il ruolo furono Laura Linney (The
Exorcism of Emily Rose, 2005), Hope Davis (L'uomo
delle previsioni, 2005) e Alicia Witt (Urban
Legend, 1998), prima che Mia Farrow raccomandasse Julia
Stiles che poi ottenne la parte.
Harvey Stephens, che interpretò
Damien ne Il Presagio (1976),
appare nel film nei panni di un giornalista.
Durante le riprese al piccolo Seamus Davey-Fitzpatrick
non fu mai detto che il personaggio da lui interpretato
era il figlio del Maligno. Julia Stiles ha commentato a
riguardo che: "Gli addetti ai lavori pensavano
che fosse troppo giovane per capire, ma era molto obbediente
quando il regista gli chiedeva un'espressione torva".
Nella scena finale, quando il padre di
Thorn è inseguito dalla polizia, ci si dovrebbe trovare
a Londra ma la vera location è tradita da due cose:
in primo luogo le macchine viaggiano sulla carreggiata destra
(mentre in UK è il contrario), poi, più palesemente,
si legge una scritta ceca su un negozio.
Quando Robert Thorn va all'opera a sentire
la Salomé di Richard Strauss, si sentono le ultime
note del pezzo e nella scena successiva si vede Robert che
sta per incontrare Padre Brennan. Subito dopo, le luci iniziano
a lampeggiare per indicare che l'opera sta per rimprendere,
però Salomé è un'opera in un unico
atto e non ci sono pause.
Il fotografo Jennings mostra delle foto
a Richard dicendo che gli era venuto il dubbio che alcuni
rullini fossero difettosi. Tuttavia, in precedenza, vediamo
che quelle stesse foto erano state fatte con una macchina
digitale (per la precisione una Nikon D2).
La città di Megido non è,
come si dice nel film, a sud di Gerusalemme ma piuttosto
a nord. Sta fra Haifa e Hadera.
Il nome Megido non deriva da Armageddon,
ma è il contario. Armageddon è una distorsione
latina di Har Megido, che in ebraico vorrebbe dire Monte
Megido.
Una bolla d'aria in un tubo da flebo non
potrebbe arrivare in vena, oltre al fatto che il macchinario
a cui è attaccata Katherine avrebbe segnalato l'irregolarità.
C'è chi fa notare che, in tutti i casi, quella quantità
di aria non potrebbe uccidere una persona. Io eviterei la
dimostrazione...