Decimo film di un regista che, amato od
odiato, ha marcato indelebilmente il cinema italiano ed
internazionale. Opera incapsula vecchie suggestioni e si
ripropone con una nuova veste fatta di ulteriori e rinnovati
virtuosismi compiuti con la mdp, e da alcune sequenze di
omicidi davvero memorabili. Da citare assolutamente la pugnalata
sotto la madibola con la punta della lama che spunta da
sotto la lingua (vedia a dx) e il colpo di proiettile sparato
dallo spioncino della porta mentre ... (no spoiler) guarda
attraverso di esso. Argento non si risparmia con la telecamera
fin dall'inizio quando la mdp assume il ruolo della diva
che molla il progetto (e viene investita), quando impersonifica
l'omicida, quando vola per tutto il Teatro Regio di Parma
come fosse un corvo. Notevolissimi alcune idee registiche
come il posizionamento della mdp al posto del lavabo mentre
gli attori versano il profumo nello scarico. La musica è
ben curata e alterna pezzi di opera lirica a brani composti
dal solito Simonetti. I dialoghi sono sempre "sul bordo
del pricipizio" ma i personaggi in Opera hanno
un certo spessore e anche la Nicolodi, per una volta, riesce
ad essere convincente. Il Morandini parla di Argento come
"del più eccitato e perverso voyeur del
cinema italiano" ma non è solo questo!
Argento vuole farci "vedere tutto" (come il killer
intima alla protagonista), ci fa vedere con gli occhi dell'assassino,
con quelli della vittima, con quelli dell'arma che uccide,
con quelli dei corvi che svelano l'arcano, in definitiva
con i suoi. E il tutto si conclude con l'occhio, il mezzo
del voyeurismo, che viene estirpato e mangiato da un corvo
nei cui occhi neri (pensate alla scena iniziale del film)
si riflettono tutti gli accadimenti del film. Dallo spioncino,
dal binocolo, dalle tende, insomma Opera è
il film dell'occhio che guarda, ancor più attento
e morboso della pupilla del killer ne Il
gatto a nove code (1971). Una pellicola che potrebbe
in qualche modo deludere coloro che sono rimasti troppo
legati al Dario Argento dei giallos anni '70ma che non deluderà
coloro che sono affezionati ai suoi virtuosismi/manierismi
con la telecamera. Omicidi interessanti, buonissimi momenti
di tensione e grande tecnica versus una recitazione discreta
ma non memorabile, dialoghi basic e alcuni momenti decisamente
discutibili...il finale con la protagonista in mezzo all'erba
che raccoglie fiori con la voce fuori campo di Argento con
piena inflessione romana (che dice cose inutili) proprio
non ci sta! Comunque da vedere visto che le pellicole subito
successive sono quelle che hanno inflazionato il lavoro
del regista, e mi riferisco soprattutto a La Sindrome
di Stendhal (1995).
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
Fu ingaggiata Vanessa Redgrave, ma rinunciò
alla parte poco prima che iniziassero le riprese.
Argento ha dichiarato che è una
vera frustrazione per un regista horror sapere che molti
spettatori si coprono gli occhi durante alcune scene. Si
è immaginato una punizione e una vendetta. ecco da
dove nasce il nastro adesivo con gli spilli.
nel film si dice che il Macbeth è
un'opera maledetta. E' così vero che anche durante
la lavorazione del film accaddero parecchi incidenti. Morì
un attore in un incidente stradale, un orchestrale si ruppe
quattro costole, Argento stesso fu aggredito dai corvi (e
ti credo!).
L'idea per il film nacque un po' per vendetta
ad un progetto in cui partecipò Argento, progetto
che venne cassato. Darione avrebbe dovuto, nel 1986, curare
la regia del Rigoletto per la stagione lirica a Macerata,
ma la sua versone non piacque perché troppo gore
(e vai!).
Il ruolo della protagonista era stato dato
a Giuliana De Sio ma il primo giorno di riprese Argento
e la De Sio litigarono di brutto, tanto che non solo l'attrice
abbandonò il set ma denunciò anche il regista.
Il film costò circa 9 miliardi delle
vecchie lire. Solo la scena dei corvi che svolazzano per
il teatro in cerca del killer ne costò uno: ci si
servì di gru meccaniche e di mdp telecomandate.