La Frase dal Film:
"Humans might have been spirits living in trees
before eating the fruit of wisdom. Are we borne cursed by
life to become killers and devastators? Evil and sin exist
simply to help preserve the species. But I hear a voice
saying that light return to light regenerated"*
"Ho voluto descrivere l'agonia
dell'anima ferita di qualcuno che sta marcendo dall'interno".
Queste le parole di Kei Fujiwara, una regista che mette
nero su bianco ciò che il suo film mostrerà
allo spettatore. Organ è infatti diretto
da una donna, quella Fujiwara già presente in Tetsuo
(1988) e qui cineasta nonché interprete nei panni
di una nasty woman; al suo seguito la compagnia teatrale
underground nota come Organ Vital che mette in
scena un film onirico, nauseante e molto poco lineare e
coerente. La pellicola è intrisa di fluidi corporei
di ogni sorta e colore, anche se il rosso ed il verde la
fanno da padroni, andando a strutturare una scenografia
di tipo teatrale che tradisce l'origine degli attori. Per
quanto si possa rimanere colpiti dalle immagini, l'approccio
freddo della regista assicura una certa distanza emotiva
fra lo spettatore e ciò che viene mostrato. Benché
molto giapponese nel suo modello recitativo e nell'enfasi
in cui viene sottolineata l'alienazione sociale (Tetsuo
rimane il modello di riferimento), Organ è
debitore di pesanti influenze occidentali. In questo film
si respira il cinema di Lynch ma soprattutto quello di Cronenberg
il cui film La Mosca (1986) viene citato apertamente
verso la fine della pellicola. Le piaghe purulente che emettono
liquidi, ispezionate dalla mdp e dagli attori con morboso
interesse anticipano Crash (1996)
e comunque sono "aneddoti" ben noti ai conoscitori
del regista canadese. Fra le scene più forti quelle
che vedono protagonista il povero Tosaka, fatto esperimento
umano, nutrito con sangue di vergini. Tutto questo gore
comunque arriva all'occhio più come stimolo visivo
ricco di colore che come scene di mera violenza. La finalità
del mostrare è metaforica e così la piaga
infetta e contagiosa rimanda ad un male di vivere che si
fa visibile... e Tetsuo aleggia ancora sopra Organ,
solo che qui è la biologia e là era la tecnologia.
Al di là di queste alte giustificazioni c'è
il mestiere di una regista che conosce bene il suo pubblico
nutrito a suon di manga e desideroso di vedere supuratta
(cioé splatter come lo dicono in Giappone).
Peccato che Organ abbia più di una debolezza,
che va da una regia poco creativa ad una sceneggiatura insufficiente.
Centocinque minuti di film di questo tipo sono davvero troppi
ed è difficile che la noia non prenda il sopravvento.
Il pericolo per questa pellicola della Fujiwara (una delle
poche donne che osino lo splatter a tali livelli) è
che molti degli appassionati prendano il suo film come un
divertissement di quelli buoni per vedersi un po' di frattaglie,
snaturando completamente la finalità del messaggio.
Vero è che fra tutte quelle piaghe, quei miasmi,
quel sangue e quel pus, il messaggio "colto" rischia
di scivolare, sporcarsi e non tenersi in piedi. Organ
è un film weird e violento, e quindi non è
certo indicato per un pubblico mainstream; gli altri vedano
se procurarselo. Da ri-scoprire forse o da ri-vedere per
cogliere elementi che possono essere sfuggiti, ma io, se
volete il mio consiglio, resterei su Cronenberg.
*-trad.: "Gli umani
avrebbero potuto essere spiriti che vivevano negli alberi
se non avessero mangiato il frutto della conoscenza. Siamo
nati maledetti dalla vita per diventare assassini e distruttori?
Il male e il peccato esistono semplicemente per aiutare
a preservare la specie. Ma io sento una voce che dice che
la luce torna rigenerata alla luce"