TRAMA

Laura Rivera (Belén Rueda) e il marito Carlos (Fernando Cayo) acquistano l'orfanotrofio in cui la donna era cresciuta. I due hanno adottato un bimbo positivo all'HIV, Simòn (Roger Príncep). Il ragazzino ha una serie di amici immaginari, fra i quali Tomas che pare inviti Simòn nel suo nascondiglio. I due genitori adottivi sono infastiditi per queste amicizie fantasmatiche del piccolo, finché la donna non arriva a schiaffeggiare il ragazzino. Da quel momento Simòn non si trova più. Interverranno polizia, servizi sociali e parapsicologi; si scoprirà che in quel luogo veniva nascosto un bambino dal volto deforme e altri bambini erano stati vittime di una cinica vendetta. Laura decide di rimanere ad affrontare quelli che sembrano fantasmi, convinta di poter riavere Simòn.

 


THE ORPHANAGE
titolo or.: El Orfanato - Spagna/Messico - 2007 - 105' - Colore

di Juan Antonio Bayona

GENERE
HORROR - MYSTERY
IN BREVE
Valido horror iberico, girato in modo da piacere al più largo pubblico. Ma anche l'afecionado di horror non disdegna.
WEIRD
SESSO
VIOLENZA
SANGUE
PAURA

 

La Frase dal Film: “Mio figlio aveva degli amici immaginari con cui giocava. Non gli abbiamo mai dato molta importanza, ma ho la sensazione che loro siano in casa

Valido horror spagnolo che, come molta della produzione iberica del primo decennio del XXI secolo, si guadagna un meritato riconoscimento nazionale e soprattutto internazionale, sia da parte degli appassionati che dal mainstream. Distante dalla scuola americana e dagli eccessi di sangue, della computer grafica e dei protagonisti adolescenti, The Orphanage si gioca le sue carte sul ben noto ma sempre apprezzato terreno del thriller (meta)psicologico che poi è come dire un mystery con svelamento finale in cui cose viste e sentite durante il racconto assumeranno nuovo significato alla luce dello spiegone finale. Ma anche seguendo la traccia della ghost-story, The Orphanage, all'ombra di mille altre pellicole che vedono come protagonisti dei fantasmi (o pseudo tali), avrebbe potuto eccedere in facili effetti sonori o in tutta quella serie di accorgimenti ben noti fin dai tempi del primo gotico, cioé da quando si girano film nelle vecchie case. Bayona, invece, punta con maggior finezza sull'immersione nell'atmosfera della vicenda portando la tensione in alcune scene a livelli davvero elevati. Senza che il fantasma diventi vettore per ogni scena di paura, escluse alcune comprensibili eccezioni, al film riesce l'impresa di portare in primo piano una storia che non manca di basilari insensatezze* ma che nel complesso funziona assai bene perché prima di tutto i protagonisti sono verosimili e sono ben interpretati dagli attori, soprattutto la Rueda che ben impersona una donna al contempo forte e vulnerabile. La storia ha i suoi bei lati di derivatività (a partire dal solito passato mai passato) ma instilla anche riflessioni circa un drammatico desiderio di genitorialità e, più ancora, il desiderio di essere un genitore sufficientemente valido. Non è facile. Il marito di Laura si fa velocemente una ragione della sparizione del piccolo Simòn, mentre la donna non si arrende all'orrore e indaga e, indagando, scopre altro orrore, che è a propria volta un orrore-errore di un precedente genitore, fino a rimanere bloccata in quella casa orfanotrofio nella quale è cresciuta e dalla quale evidentemente non è mai andata via. La "casa degli orrori" gioca con le sue stanze, le sue ombre e gli spiriti che aleggiano, che siano reali o solo mentali. Non importa. L'orrore è orrore anche se solo nella mente di chi lo vive. Capace di piacere a tutti per il suo modo formale di rappresentarsi, The Orphanage ha in effetti i gusti e i tempi del film di paura che sa lasciare un gradevole retrogusto al termine della visione. Non è il film della svolta ma è qualcosa che al nostro cinema italiano tuttora manca. Gli statunitensi nel 2013 remeccheranno, progetto in questo caso assurdo dato che El Orfanato di Bayona è già di gusto e stile da grande schermo occidentale; evidentemente si progetta una diffusione planetaria con attoroni hollywoodiani.

* Primo: ma per tirare su un ragazzino per altro malato lo porti in un posto isolato e questo posto è pure un ex orfanotrofio (dove sei cresciuta!) che di notte sembra la casa di Norman Bathes? Secondo: prima di chiamare Tangina a parlare coi morti per recuperare tuo figlio, magari fai passare la casa palmo per palmo; cosa che avrebbe dovuto fare la polizia. E poi: sicuri che la soluzione migliore per un bimbo col volto deforme sia un sacchettone di patate in testa? Ma lasciamo perdere.

FORSE NON TUTTI SANNO CHE...

Girato a Barcellona e Llanes (Oviedo, Asturia).

Nel film si vede un faro che, girando, proietta la luce verso la terraferma. Questo è impossibile poiché i fari sono schermati dalla parte opposta al mare proprio per evitare di puntare la luce verso la terra.

Il film è stato inviato all'Academy 2008 come miglior film straniero spagnolo. Non ha vinto l'Oscar. Tuttavia, presentato a Cannes, il film ricevette 10 minuti di standing ovation.

Uno degli orfani si chiama Guillermo, chiaro riferimento a Guillermo del Toro, produttore della pellicola.

La medium del film è interpretata da Geraldine Chaplin la figlia del grande attore comico.

Sergio G. Sanchez scrisse la sceneggiatura già nel 1996; sperava di dirigere lui stesso il suo progetto ma nessun produttore avrebbe concesso tanti soldi ad una persona con nessuna esperienza registica. La sceneggiatura finì in mano a Bayona nel 2004. Quest'ultimo chiese aiuto all'amico Del Toro per avere accesso ad un budget maggiore e ad un più lungo tempo di produzione.

Per il ruolo di Simòn furono provinati oltre 400 bambini.

Data la struttura della casa coloniale (che si trovava a Llanes) non permetteva buona parte delle riprese pianificate, l'80% delle riprese furono compiute in un teatro di posa in cui furono ricostruiti gli ambienti della casa.

E' il film che ha incassato di più in Spagna nel 2007.

Laura porta al collo un medaglione di Sant'Antonio da Padova che, fra le altre cose, è il santo che viene invocato per ritrovare le cose perdute.

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