TRAMA

Peter Kleist giunge in una piccola cittadina austriaca (e che centra Norimberga!?) per ricercare le origini della propria famiglia. Un suo antico parente era il sanguinario Barone Otto Von Kleist che possedeva un enorme castello. Al castello Peter incontra Eva, che si occupa di conservazione dei beni storici (o roba del genere). Insieme, un po' per noia un po' per ritardo mentale, decidono di rievocare tramite un'antica pergamena lo spirito del conte che si mette subito a fare sfracelli.


GLI ORRORI DEL CASTELLO DI NORIMBERGA
(ITALIA/RFT - 1972 - 97min - Colore)

di Mario Bava

GENERE
HORROR
IN BREVE
Noiosetto (ma di un certo stile) questo gotico arrivato troppo in ritardo
WEIRD
SESSO
VIOLENZA
SANGUE
PAURA

 

LA FRASE dal film: "UNIX ATOR OLMAR, chiamo a me il corpo del Barone Von Kleist"

Come molti film di Bava, Gli Orrori del Castello di Norimberga funziona più sul piano visivo che su quello della linearità del racconto. Bava infatti propone un tardo gotico di ottima atmosfera (basti notare il faro luminoso fra gli alberi e la nebbia a creare light beams, oppure la fuga della sommer nella nebbia mentre è inseguita dal conte) ma decisamente risibile a livello di sviluppo dei personaggi e di plot. Ricco di suggestioni derivate dai suoi film precedenti, come ad esempio La maschera del demonio del 1960 (la resurrezione del malvagio) oppure Operazione Paura del 1966 (il villaggio immerso nella nebbia), questo film sta a cavallo fra due periodi e sembra voler fondere tematiche classiche , quelle gotiche, con nuovi spunti: non è un caso che il film inizi con l'immagine di un aereo (accompagnata dalla musica di Stelvio Cipriani), un oggetto moderno ed ipertecnologico, distantissimo dalle atmosfere gotiche. Eppure ciò che arriva maggiormente del film è la sua atmosfera "vecchia" effettivamente troppo in ritardo, con le sue influenze gotiche, rispetto alle nuove correnti cinematografiche che stanno avvincendo il pubblico italico quali lo spaghetti thriller. Nessun momento di vera tensione, pochissimi i momenti di sangue (nonostante ai tempi sette minuti siano stati tagliati in USA ed in UK) fra i quali l'unico ad essere veramente degno di nota è solamente la chiusura di Fritz dentro una rudimentale vergine di Norimberga (ecco il titolo!). Per il resto grandi urla, grandi corse fra la nebbia, evocazioni di spiriti dell'aldilà davvero comiche. Primissima apparizione della piccola Nicoletta Elmi che, come in Profondo Rosso (1975), fa la parte di una bambina un poco strana. Film noiosetto che, in definitiva, avrebbe reso molto di più se fosse stato girato in bianco e nero. Per i patiti del genere che vogliono riscoprire i titoli "storici" dell'horror italico; i mainstreamers stiano a grande distanza.

Noto all'estero come Baron blood o Chamber of tortures o The thirst of Baron Blood o The torture chamber of Baron Blood