La Frase dal Film:
"“The world thinks Dr Jekyll and Mr Hyde were figments of a great writer’s story. But, no, I have clearly demonstrated it is a fact. Man is born with a dual nature. Society tries to suppress evil, but not I ... One must never place any trust in a woman. It was no secret that Satan was able to tempt Eve before Adam"*
Prodotto dell'americano Herman Cohen, volato in UK per cercare di consolidare il suo successo come creatore di pellicole exploitation da opporre alla Hammer. Gli Orrori del Museo Nero faceva parte di un trittico sadico che comprendeva Il Circo degli Orrori (1960) e il pregevolissimo L'Occhio che Uccide (1960), di certo il migliore fra i tre. Come per altri film di Cohen, questa pellicola (fra l'altro l'ultima diretta da Crabtree) manca di particolari sottigliezze: diverse belle donne si spogliano quanto poteva permettere la censura del tempo, il sangue è il più rosso e visibile possibile, gli omicidi sono sadici e malsani ma di certo anche molto originali: una ghigliottina piazzata sopra il letto, un uomo che viene ucciso con la corrente elettrica e poi sciolto nell'acido. E altro. L'assassinio che però tutti ricordano, e che ha consentito a Gli Orrori del Museo Nero di entrare negli annali del cinema horror, è quello relativo all'uso di un binocolo con due spuntoni che scattano all'esterno degli oculari nel momento in cui l'oggetto viene avvicinato al volto. L'overacting di Michael Gough, che sarebbe risultato inaccettabile e decisamente eccessivo in altre pellicole, qui pare cascare a pennello dato il tema sopra le righe e l'impostazione furbescamente exploitation. Il giallista Bancroft infatti è esaltato ed esaltante nella sua arroganza impastata in soliloqui misogini e deliranti che, a dire il vero, fanno il paio con l'assurdità del fatto che l'uomo riesca, ipnotizzando l'assistente (e già qui...) a trasformarlo in un mostro dal volto deforme e pallido. Ma, si dirà, la trovata del mostro ipnotizzato era un cliché nei film di prodotti da Cohen. La pellicola risulta diretta con professionalità e la scelta dell'uso del colore pare azzeccata poiché esalta le scene più trucide. Alla fine Gli Orrori del Museo Nero risulta essere un divertente horror d'annata dalla doppia anima che sintetizza in maniera gradevole le diverse tendenze americane e inglesi di fare cinema, conciliando senza troppo sforzo (ma senza neppure incredibili risultati) un certo formalismo british di messa in scena e l'exploitation USA. Da vedere almeno la prima scena col binocolo.
* Trad: "Il mondo pensa che Dr. Jekyll e Mr Hyde fossero l'invenzione di una storia di un grande scrittore. Ma, no, ho chiaramente mostrato che è un fatto reale. L'uomo è nato con una natura doppia. La società tenta di sopprimere il male ma non io... Nessuno mai deve riporre fiducia in una donna. Non è un segreto che Satana fu capace di tentare prima Eva rispetto ad Adamo"
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
Per il soggetto, Cohen trasse ispirazione da una sua visita al Black Museum di Scotland Yard in cui erano esposti bizzarri oggetti usati da veri assassini: il binocolo con le punte, ad esempio, fu usato davvero negli anni '30 da uno giovane stalliere per uccidere la propria ragazza.
Il film fu girato ai Merton Park Studios, Merton (Londra).
Nella versione USA, all'inizio del film si vedeva un dottore che provava ad ipnotizzare lo spettatore per renderlo più ricettivo.
Questo film fu il primo, fra quelli distribuiti dalla AIP, ad essere sia a colori che in Cinemascope.
Graham Curnow fu l'amante dell'attore Victor Spinetti. Con i soldi guadagnati recitando in questo film nei panni dell'assistente Rick, Curnow comprò un appartamento a Londra in Manchester Street dove i due andarono a vivere insieme.