TRAMA

Otto (Jey Crisfar) è uno zombie, uno zombie gay, che si aggira per una Berlino del futuro dove i non-morti sono visti come normali. Otto, da parte sua, mangia animali morti e non aggredisce le persone. Il ragazzo sembra condannato a vagare senza senso finché la regista arty Medea (Katharina Klewinghaus) lo vuole per il suo film "Up With Dead People".

 


OTTO; OR, UP WITH DEAD PEOPLE
titolo or.: Otto; or, Up with Dead People - Germania/Canada - 2008 - 94' - Col-B/n

di Bruce LaBruce

GENERE
HORROR - EROTIC - COMEDY
IN BREVE
Gay horror in cui lo zombie è metafora dell'omosessuale e della sua ricerca sessuale. Originale alquanto.
WEIRD
SESSO
VIOLENZA
SANGUE
PAURA

 

La Frase dal Film: "The living all seem like the same person to me and I don't think I like that person very much"*

Horror con un giovane gay melanconico e zombie, o zombie-horror melanconico con un giovane gay. Mettetela come volete ma i punti centrali di questo film di LaBruce sono tre: horror, gay, zombie. Che a dirla tutta è qualcosa che suona originale nel panorama cinematografico horror, o almeno suona originale per un eterosessuale**. Va da sé che Otto; or, up with dead people sia quel genere di film che, a priori, "separa le acque": da una parte coloro che se la sentono di vedere qualche scena gay, dall'altra coloro che si sentirebbero a disagio a guardarle, o che non intendono farlo. Il film di LaBruce, in tutti i casi, non è un porno gay, quindi non dispiega tutto l'armamentario omosessuale, però qualche pene ci scappa davanti alla mdp, per esempio quello che viene usato per penetrare una ferita nella pancia. Per LaBruce, così come era per Romero, lo zombie è sempre metafora ma in questo caso si tratta di qualcosa di diverso rispetto al solito. "Mi piace l'idea degli zombies - dice LaBruce - poiché essi vagano in giro senza meta, la loro anima è andata, sono consumatori senza cervello. I gay possono essere simili agli zombies quando si tratta di sesso. [...] vanno in giro per i parchi di notte come morti viventi. Mi piace l'idea degli zombies come disadattati, outsiders che sono incompresi ed evitati dal resto della popolazione" [Fonte]. E quindi è ben chiaro che significato possa assumere la figura del giovane zombie gay. Meno chiara è la metafora della regista Medea. Non è chiaro, cioé, se Medea sia lo strumento che possa salvare lo zombie dalla sua situazione (l'arte salvifica), oppure Medea non sia altro che una presa in giro di un certo cinema underground europeo che si crede artistico invece è solo pacchiano. Le due impotesi possono in verità coesistere. Una volta che questi due punti focali del film sono stati accolti, non rimangono altre che scene di sesso gay che chiaramente diranno qualcosa a coloro che condividono tale orientamento. Il problema di Otto è che mentre l'idea della metafora del gay-zombie è potenzialmente interessante per tutto il pubblico, svolgere il tema infarcendo la pellicola di spunti sessuali, fa del film un prodotto destinato solo al mercato omo, d'altronde se quella è la realtà gay (o una realtà gay) è anche giusto che venga rappresentata secondo i loro gusti. Il film, conseguenza, finisce per essere autoreferenziale. Rimane un film di un certo interesse per l'originalità della materia trattata e per lo sile con cui viene trattata. I gay hanno di certo motivi in più per vederlo e giudicarlo positivamente.

* Trad: "I vivi mi sembrano tutti la stessa persona e non penso che quella persona mi piaccia molto"

** E' brutto doverlo specificare, cioé è brutto dover puntualizzare il proprio orientamento sessuale, ma il fatto che io possa recensire un film gay non significa che io lo sia. Questo lo dico ad uso e consumo di coloro che credono che uno che guarda film strani sia per forza "strano", il che già di per sé è uno stereotipo sgradevole. Lo dico anche per evitare che mi vengano mandate email (come in effetti è già successo) che mi invitano a incontri sessuali "diversi". Grazie mille, comunque no, grazie.

FORSE NON TUTTI SANNO CHE...

Presentato nel gennaio 2008 al Sundance Film Festival e nel febbraio dello stesso anno al Festival di Berlino.

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