La Frase dal Film:
"You're screaming like that over a spider?" "Well, yeah... did you go run and get the camera first?"*
Si dice che il cinema sia la vita senza le parti noiose. Va da sé che il cinema reality, quello che pretende di catturare in maniera naturale lo scorrere degli eventi, trascini dentro di sé la vita per quello che, a grandi linee, è: isole di emozioni circondate da distese di noia. Questa noia, poi, viene proiettata su un ampio schermo, potenziandone l'effetto e l'impressione. Paranormal Activity, non-film fenomeno in coda all'anno 2009 è, per buona parte, ontologicamente noioso poiché simula la realtà. A prescindere dalla qualità intrinseca del film o dalla sua capacità di atterrire, rimane, così come fu per The Blair Witch Project (1999) altro mockumentary al quale è impossibile non pensare per raffronto, la mia imperitura ammirazione relativamente ad un'idea cinematografica, o anche operazione di marketing, che con un esborso minimo produce un enorme capitale di guadagno. Proprio non capisco coloro che si scagliano con livore contro queste pellicole traballanti da handycam e qualitativamente criticabili; siamo tutti disposti ad osannare l'amatoriale finché rimane povero e sfigato, poi, quando più o meno per caso, questo amatoriale fa incassi da mainstream, ecco che l'amatoriale diventa "peccaminoso". Forse perché è entrato in contatto con il cash che, da tradizione, è lo sterco del Demonio. A me certe critiche suonano come frutto dell'invidia o, magari peggio, di un classismo intellettual-aristocratico che guarda in cielo verso i pochi capolavori, sputa a terra verso i mille mediocri e non guarda mai davanti a sé, andando inevitabilmente a sbattere. Paranormal Activity ha una sua dignità e, nella stessa misura, ce l'hanno coloro che l'hanno realizzato, e ho l'impressione che se uno di voi avesse mai girato un horror in casa propria con una handycam con l'aiuto di tre o quattro amici e da questo "gioco" avesse guadagnato milioni di dollari, non si sentirebbe per niente stupido. Io ci metteri la firma, alla faccia di tutti i critici benpensanti. Rimane dunque il problema della qualità artistica della pellicola e del suo strenuo desiderio di farsi passare come vero documento. Quest'ultimo ingranaggio ovviamente non gira, dico ovviamente perché dopo il film del 1999, dopo i vari Grandi Fratelli, dopo i 15 minuti di notorietà che offre YouTube e accoliti, all'effetto realtà non crede più nessuno, semmai la ripresa stile reality è buona per creare qualche scena ad hoc che funziona più di un lavoro di fino fatto in camera di montaggio (Rec, 2007, ne è un buon esempio). Paranormal Activity non è un film che decide di essere reality per scelta artistica, è semplicemente reality perché non aveva altre alternative dato il budget a disposizione e la non professionalità dell'israeliano Oren Peli, un progettista di videogame con la passione del cinema horror, o forse solo compulsivamente spinto a girare per casa con la videocamera e il dito premuto sul tasto rec. La storia alla base è semplicissima, si tratta di una comune ghost-story o, detto meglio, della storia di un imprecisato demone che abita la casa dei due giovani; i due non possono semplicemente lasciare l'abitazione perché, a quanto si capisce, l'entità seguirebbe comunque la ragazza ma la cosa forse è un po' più complessa (alla Entity, 1981). I due protagonisti non provengono dall'Actor Studio e si vede ma di buono c'è che lo sanno e non tentano una recitazione particolarmente costruita, se non quella consentita da un canovaccio e dalla convinzione di voler fare questo benedetto film casereccio. Si tratta, di base, di due fidanzati che si aggirano per casa in abiti da, appunto, casa e che, progressivamente, vedono il loro rapporto incrinarsi tanto più il demone dimostra la sua presenza. Tutto qua, e anche un po' di meno. Nel film, privo di effetti nel senso tradizionale del termine, non si vede nulla di speciale. Tutte le scene paurose, e quelle lo sono, si svolgono di notte a mdp fissa in camera da letto, mentre i due dormono: tutto si gioca su rumori, sulle impressioni, sul timore che qualcosa spunti dalle scale, o dai comportamenti strani della ragazza che per tre ore di notte sta in piedi a guardare il suo uomo che dorme. Le scene realizzate in quella camera da letto funzionano eccome** e riescono a fare di Paranormal Activity uno di quegli horror che, spudoratamente, offrono tutto non offrendo niente perché lasciano alla fantasia dello spettatore il lavoro di costruzione della paura. Per il resto il film è pieno di momenti di vita e quindi, per ciò che si è detto sopra, pieno di momenti morti o avvertiti come inutili, passati in attesa delle scene horror. Peli, nel suo piccolo, fa un buon lavoro e non c'è scena che violi la presunzione di "realtà" della pellicola, anche se alcune sequenze sembrano impossibili senza la mano di un'aiutante; in ogni caso quelle sono difficili da notare. L'attaccamento del protagonista maschile alla telecamera accesa è chiaramente la cosa più irreale del tutto ma, a parte il fatto che non ci sarebbe film se non si fosse fatto così, l'insensibile comportamento di Micah può essere fatto passare come la tipica compulsione maschile a smanettare con il proprio giocattolo preferito (la frase è ambigua, lo so). Oren Peli non ha reinventato certamente l'horror con Paranormal Activity ma è innegabile che con pochi mezzi il film ottenga un risultato più che discreto, che inquieti più di molti altre ghost-story a budget più ampio e tecnicamente patinate, e che sottolinei, sempre che ce ne fosse bisogno, che il silenzio, l'attesa e l'immaginazione dello spettatore possono più degli effetti speciali e della violenza. Detto questo, la cosa veramente paranormal di questa pellicola è il fatto che il programmatore Peli, classe 1971, possa essersi comparto una casa così grossa con tanto di piscina: ma che diavolo programmava?! Morale del film: ho sbagliato lavoro.
Seguirà Paranormal Activity 2 (2012).
* Trad: "E urli così per un ragno?" "Be', sì... E tu per prima cosa sei corso a prendere la telecamera?"
** Com'è che le scene notturne in stanza fanno tanta paura? A parte gli ovvi motivi vi segnalo che durante quelle sequenze vengono utilizzato suoni a bassa frequenza (il mio equalizzatore stava sui 50-60 Hz) ma non posso escludere che vi fossero infrasuoni associati (dai 16 Hz in giù); non è difficile aggiungerli in post produzione. Come hanno dimostrato diversi lavori scientifici [un serio riferimento è: S. Angliss, GéNIA, C. O'Keeffe, R. Wiseman & R. Lord - Soundless Music, in B. Arends & D. Thackara (eds.), Experiments: conversations in art and science. The Wellcome Trust, Londra, 2003], l'utilizzo di infrasuoni produce stati di ansia, agitazione e angoscia nelle persone che ricevono sul corpo queste onde anche se non possono udirle. Pare che la visione e la percezione di entità (fantasmi, angeli, etc) sia in effetti conseguente all'esposizione a infrasuoni i quali possono creare, per vibrazione dell'umor vitreo, delle dispercezioni visive. Ulteriori studi hanno fatto notare come sia assai funzionale che nei luoghi sacri vi siano strumenti musicali come gli organi, alcuni dei quali producono infrasuoni, al fine (spero non calcolato) di far entrare il fedele in stati modificati di coscienza: ciò suggerirebbe che alcune delle persone che fanno esperienza di stati di spiritualità in alcune chiese possano in verità semplicemente reagire alle basse frequenze prodotte dalle canne dell'organo.
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
Il film è costato circa 15.000 dollari ed è stato girato a San Diego (California). Ha incassato 9.1 milioni di dollari nella prima settimana benché fosse stato proiettato in soli 200 sale cinematografiche.
Il libro di demonologia che consulta Micah è: Ernst e Johanna Lehner (1971), Picture Book of Devils, Demons and Witchcraft. Dover Publications.
Nonostante il film sia distribuito dalla Paramount, il logo della casa non appare, a parte le note finali di copyright.
Il giovane regista ha preso l'idea per il film da un fatto successogli davvero. Una notte è stato svegliato da un detergente caduto da uno scaffale; a suo dire la cosa strana è che la scatola di detergente era troppo vicina al muro per potersi ribaltare e cadere da sola. Storia modesta, in effetti.
La storia produttiva del film è questa. Oren Peli tira su 15.000 dollari e gira tutto il film nelle quattro mura di casa sua. Il film viene proposto in una manciata di piccoli festival horror. Una copia del film finisce alla DreamWorks e Steven Spielberg se lo guarda. Leggenda vuole che gli abbia fatto così paura che Steven abbia spento a metà; credeva che il film fosse maledetto (see...). La DreamWorks acquista al volo i diritti e fa firmare a Peli un contratto per dirigere un remake con un budget più alto. Peli però insiste per far proiettare il film originale. Quelli della Paramount ammettono che il film così com'è fa un certo effetto sul pubblico e parte con i test screening. Intanto Peli s'inventa una campagna pubblicitaria divenuta nota come "Demand It" cioé una sorta di petizione ospitata su eventful.com che chiedeva la distribuzione del film, Raccolto un milione di firme il film viene distribuito ampiamente e in due sole settimane è al numero uno, sopra i mega film a budget enorme. Dietro consiglio diretto di Steven Spielberg, Peli fa dei cambiamenti al film che riguardano i suoni e il finale che viene girato di nuovo.
Il film visionato da me è la versione originale per come pensata da Peli non quella suggerita da Spielberg che sarà poi quella proposta al grande pubblico nelle sale. La grande differenza fra i due risiede soprattutto nel finale che non sto a raccontarvi né in una versione né nell'altra. Dico solo che quella di Spielberg è un po' troppo cinematografica, anche se può fare più paura. Quella di Peli è più modesta ma funziona bene nello spirito del fatto in casa. Esiste anche una terza versione, cioé un terzo finale, che verrà proposto nei DVD.