TRAMA

Penny (Rachel Miner) ha a che fare con la fobia delle automobili e questo da quando i suoi genitori morirono in un incidente stradale. All'interno di un percorso psicoterapeutico, la sua psicologa (Mimi Rogers) la convince a fare un viaggio in macchina con lei verso il posto in cui i genitori di Penny ebbero l'incidente. Durante il viaggio, le due donne incontreranno un pazzo omicida che intrappolerà Penny nell'automobile e farà di tutto per terrorizzarla.


PENNY DREADFUL
(titolo or.: Penny Dreadful - USA - 2005 - 92min - Colore)

di Richard Brandes

GENERE
SLASHER
IN BREVE
Mix di clichés slasher ed elementi originali rispetto alla location e alla recitazione. Brava Rachel Miner. Non solo per l'appassionato
WEIRD
SESSO
VIOLENZA
SANGUE
PAURA

 

La Frase dal Film: "The only limitations in this life are the ones we put on ourself"*

Interessante fusione di slasher e horror psicologico. Il regista Richard Brandes dice che il suo modello è hitchcockiano e in qualche modo la cosa traspare dal film anche se scomodare la memoria del mitico Alfred per Penny Dreadful pare eccessivo. Basare tutto il film sul terrore vissuto da una ragazza intrappolata in macchina per la maggior parte della durata della pellicola è un esperimento coraggioso; la cosa in parte paga, in parte meno. Iniziamo ad elencare le note positive. Un film che si svolge in un ambiente così limitato ha bisogno di un'attrice molto valida e la poco nota Rachel Miner (The Black Dahlia, 2006) ci mette l'anima per trasmettere il panico derivante da un disturbo psicologico (motorfobia) sconosciuto alla maggior parte della gente. La Miner riesce perfettamente nell'impresa e Penny Dreadful diventerà un ottimo biglietto da visita per la sua successiva carriera. L'attrice non solo ha dovuto fare in modo che il pubblico entrasse in empatia con un disturbo d'ansia ai più incomprensibile, ma ha dovuto farlo soprattutto usando una comunicazione non verbale. Non comune il fatto che tutto questo dispendio recitativo avvenga in un film slasher, genere cinematografico che, come noto, non si spreca molto in scavo psicologico e recitazione. Non da meno la performance di Mimi Rogers (Ginger Snaps, 2000) che per metà film dovrà recitare immobile davanti all'obiettivo. Altro elemento positivo è il modo in cui il regista (e sceneggiatore e produttore) ha sfruttato tecnicamente una location così limitata come può essere l'interno di un'autovettura; Brandes mostra di saper usare la mdp in maniera creativa e questo anche in altre scene non direttamente correlate al set claustrofobico. Nell'impresa viene supportato dalla buona fotografia di Joplin Wu. Particolare ed accattivante anche il modo in cui sono stati realizzati i titoli di testa in CG. Chicca per l'appassionato la presenza cameo di Michael Berryman (prima foto a sx), il Pluto de Le Colline Hanno gli Occhi (1977). Adesso le cose che non vanno. Dal genere slasher, come ho già detto sopra, non ci si attende molto dai personaggi secondari ma in Penny Dreadful questi risultano unicamente abbozzati. Se le cose all'interno della macchina sono interessanti, al di fuori di essa l'interesse (e la qualità) crolla. Vengono presentati diversi personaggi, ne viene tracciata qualche basilare caratteristica e poi, l'uno dopo l'altro, entrando in contatto con ciò che sta accadendo a Penny, vengono fatti fuori dal killer col cappuccio. Una scena con due di questi comprimari che fanno sesso per poi venire massacrati va ad aumentare la percezione del cliché slasher. Il principale problema di Penny Dreadful, comunque, riguarda "il cattivo" della storia: cappuccio in testa, denti scombinati, mani sporche, labbra screpolate (ne deriva che l'uso del burrocacao è segno di grande equilibrio mentale), abitudini alimentari discutibili, ... Insomma pare proprio che sia il solito folle che si sia preso una libera uscita da una clinica psichiatrica. Nulla che si discosti dal solito "villain" visto e stravisto in mille altri film del genere. Perché tale cattivo decida di vessare la povera Penny non viene chiarito, così come il rivelarsi del volto dell'assassino non comporta nessun sostanziale twist conclusivo. Il film costrusice una notevole tensione per tutto lo svolgimento ma il finale banale, di poco senso e quasi improvviso, la spreca tutta: questo rischia di inflazionare retroattivamente tutta la pellicola (ma attenzione a non farlo!). A parte questi difetti, certo di non poco conto, Penny Dreadful rimane un interessante mix fra il convenzionale e l'insolito all'interno del genere slasher: forse una seconda visione aiuterebbe a mettere meglio a fuoco pregi e difetti. Il fatto, comunque, che un film possa meritare una seconda visione lo pone già di per sé sopra la sufficienza. I quattro punti al fear level sono forse eccessivi, un voto più giusto sarebbe stato 3,5, ma non potendo inserire la frazione arrotondo magnanimamente per eccesso. L'elemento recitativo di livello fanno di Penny Dreadful un prodotto interessante non solo per l'horror fan.

* Trad: "Le uniche limitazioni in questa vita sono quelle che ci imponiamo da soli"

FORSE NON TUTTI SANNO CHE...

La produzione del film è iniziata il 14 febbraio 2005 e si è conclusa il 15 dicembre 2005, mentre le riprese sono iniziate il 28 marzo 2005 e sono terminate il 17 aprile 2005.

Il film è stato girato a Big Bear, San Bernardino National Forest (California).

Mimi Rogers ricorda come l'esperienza di recitare al freddo della notte e all'interno dello spazio ristretto della macchina risultasse particolarmente dura. La cosa funzionò solo grazie all'enorme entusiasmo del regista. La Rogers ha detto: "La crew era tutta imbacuccata come se fossero degli yeti, ma ricordo che Richard saltava a destra e a manca fuori dalla macchina gridando <Urlate! Energia, più energia!>"

Rachel Miner ha detto questo degli appassionati di film horror: "Una cosa che amo dei fans dei film horror è che hanno un grande interesse rispetto alla regia e al processo di produzione dei film. Questo ha molto a che fare con l'arte e non solo col prodotto finito". Brava Rachel, almeno qualcuno se ne accorge.

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