E' da qualche anno ormai che il cinema
orientale, e soprattutto quello horror, ha invaso il mercato
occidentale. Credo che sia stato un bene che non solo ha
portato alla rinascita del genere ma anche ad una nuova
sensibilità artistica e stilistica che si discosta
dalgli eccessi dello slasher (o neo-slasher, vedi
Scream,
1996) per approdare sulle coste dell'inquietudine genuina,
dell'impalpabile, dei fantasmi delle nostre colpe. Il tutto,
come noto, è iniziato con
Ring
(1998) il cui remake americano ha ottenuto un enorme successo
ed ha attirato l'attenzione sull'originale nipponico e,
per estensione del concetto, su molti altri lavori orientali
Dark Water,
The
Eye, etc... Molti hanno accusato questo film di essere
troppo simile, quasi un plagio, rispetto al noto
Ringu
e se è pur vero che molti sono gli elementi in comune
con il lavoro di Nakata (uno su tutti l'uso del telefono)
è anche vero che ovviamente, e questo per cultura,
i film orientali si somigliano in molti punti. La ricorsività
di elementi quali la presenza di fantasmi, gli stessi fantasmi
con i capelli lunghi e scuri, certi tempi lunghi e (apparentemente)
morti nella pellicola sono solamente specchio di tradizioni
culturali diversi dalla nostra. Si tratta di uno stile di
paura e di orrore diverso dal nostro che si rappresenta
e si manifesta secondo il loro folklore. E' come accusare
i nostri horror di essere tutti uguali solo perché
l'assassino usa spessissimo armi da taglio, perché
spesso nei nostri film la morte delle persone è sottolineata
dalla decomposizione dei corpi e da una forte componente
splatter, etc... Credo che abbiate capito se ora dico che
i film venuti dopo
The Ring e che presentano fantasmi
con i capelli lunghi non stanno copiando il lavoro di Nakata
ma stanno semplicemente mettendo in scena uno stile, una
tradizione culturale. Ora, parlando di
Phone. La
pellicola è ben recitata ed è soprattutto
notevole l'interpretazione della bambina. I momenti di tensione
sono molteplici anche se a volte non colgono del tutto alla
sprovvista, ma quando lo fanno riescono molto bene nel loro
intento. Il film è supportato da una trama gialla
davvero interessante ed intrigante (ma non originale) che
mescola paranormale a tragedia famigliare: da notare che
il finale (che non sto qui a rivelare) ricorda in qualche
modo (...solo suggestioni, non fraintendete...)
Sette
note in nero (1977) di Fulci. Rispetto all'osannatissimo
The Ring, quindi, questo prodotto sfrutta meglio
l'atmosfera, aggiunge pathos (troppo rarefatto nel lavoro
di Nakata), e sviluppa una trama in modo più compiuto
e "verosimile" con la sua aura da cronaca nera
"filo-occidentale". Se si deve cercare qualche
similitudine forse è il caso di citare
Housemaid
del 1960 di Kim Ki-Young, un po' per il conflitto fra
classi sociali un po' per la scena in cui Yeong-ju cade
dalle scale che è un omaggio al film del 1960. E'
una pellicola di cui consiglio la visione, ed è un'opera
che, grazie alle sue strizzatine d'occhio al mercato occidentale,
risulta meno ostica e potrebbe intrigare maggiormente il
pubblico (soprattutto mainstream) rispetto a
Ringu che
possiede una personalità maggiore ma di gusto più
distante dal nostro. Concludendo vorrei far notare che le
donne orientali sono dei veri bocconcini!...YUK!!!......
sono
questo genere di cose che mi impediranno sempre di essere
un serio critico cinematografico...:-(