Remake del musical che è un remake del film di Roger
Corman del 1960 girato in due giorni e tre notti. La piccola
produzione della Hammer ispirò Alan Menken e Howard
Ashman che portarono a Broadway nel 1982 questa storia,
arricchendola di musica e liriche black-comedy. Nel 1986
si arriva a questo prodotto che vede una bella schiera di
attori e molti più soldi e molto più tempo
(sette mesi) a disposizione. Va detto prima di tutto che
se non siete amanti del musical, sono guai seri, perché
in questo film si canta di brutto e molto dello humor è
proprio lasciato ai pezzi canori ed ai relativi testi. I
protagonisti sono tutti ottimi: Moranis veste il solito
ruolo del ragazzo imbranatuccio (il ruolo della sua vita
[causa faccia], basta ricordarlo in Balle Spaziali
(1987), I Flinstones (1994), Ghostbusters
I & II (1984 - 1989) ), La Greene è simpaticissima
con una vocina assurda in un ruolo strano rispetto al suo
curriculum (Talk Radio, 1988; Leon, 1994; Killer: diario di un assassino, 1995), ma sopra
tutti c'è Steve Martin in un ruolo che ruba attenzione
a tutti compresa la pianta antropofaga. E' un dentista sadico
che veste giubbotti di pelle e pesta la sua ragazza, da
notare che il paziente che si vede nello studio è
Bill Murray, mentre nell'originale del 1960 lo stesso ruolo
era di Jack Nicholson. E' ovvio che con un cast simile,
con il cantato e tutto il resto, l'intento dei produttori
non era quello di far paura (il finale è "addolcito"
rispetto all'originale) ma di divertire ed intrattenere
il pubblico. Notevole comunque la scena in cui Moranis,
nel viottolo accanto al negozio fa a pezzi un corpo per
poi darlo in pasto ad Audrey II, il tutto non è mostrato
ma suggerito dalle ombre proiettate sul muro. Non male.
Spassosa la pianta che canta FEEEED MEEEEE (sarebbe "feed
me", nutrimi) e che ha la voce di Levi Stubbs,
cantante R&B. Ben venga la visione di questo film che
non avvince l'appassionato di horror, che inizia a far sentire
i suoi anni, che irrita coloro che non amano il musical
ma che può intrattenere discretamente...anche i più
piccini...non proprio quelli troppo piccini!
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
Nella scritta al neon "CHOOZ"
lampeggiano le lettere "OZ", il cognome del regista.
Gli strani aggeggi dentistici che usa Orin
Scrivello (Martin) sono apparsi in altri film della Warner
Bross, ad esempio come strumenti ginecologici per donne
mutanti in Inseparabili (1988)
di Cronenberg, e come giocattoli chirurgici di Joker in
Batman (1989).
Le scene in cui le due più larghe
Audrey II stanno "recitando" con gli attori sono
state filmate ad una velocità più bassa. La
prima a 16 fotogrammi al sec. quindi a 12 fotogrammi al
sec. per il numero finale. Questo significa che gli attori
dovevano muoversi e sincronizzare i movimenti delle labra
al rallenty.
Le parole dette da Bill Murray furono improvvisate
da lui stesso.
I tecnici che idearono e mossero Audrey
II erano veterani del gruppo di Jim Henson (quello dei Muppets).
Uno degli operatori era Brian Henson, figlio di Jim.
Il regista Frank Oz compare nel film nel
ruolo di un rappresentante che prova a far firmare un contratto
a Seymour.
Le prime righe della canzone finale "Don't
feed the plants" sono un omaggio alla narrazione conclusiva
fatta da Chriswell nel film Plan
9 from Outer Space (1958).