TRAMA

Seymor Krelborn (Moranis) lavora come commesso in un piccolo negozio di fiori e piante dei bassifondi. Mentre il suo capo si continua a lamentare del fatto che non si guadagna una lira, Seymor si scervella per trovare una soluzione che possa portare soldi e fama. Nel quartiere cinese compra una piantina e le dà il nome della donna che ama, Audrey che non sarebbe altro che l'altra commessa del negozio di fiori pestata e maltrattata dal suo boy (Steve Martin) un dentista sadico che si dà le arie da Elvis. Inizialmente la piantina porta molta fortuna al negozio ma ben presto Seymor capirà che la pianta per crescere ha bisogno di carne umana.


LA PICCOLA BOTTEGA DEGLI ORRORI
(titolo or.: Little Shop of horrors - USA - 1986 - 94min - Colore)

di Frank Oz

GENERE
BLACK-COMEDY - MUSICAL
IN BREVE
Un musical black-comedy che merita una visione
WEIRD
SESSO
VIOLENZA
SANGUE
PAURA

 

Remake del musical che è un remake del film di Roger Corman del 1960 girato in due giorni e tre notti. La piccola produzione della Hammer ispirò Alan Menken e Howard Ashman che portarono a Broadway nel 1982 questa storia, arricchendola di musica e liriche black-comedy. Nel 1986 si arriva a questo prodotto che vede una bella schiera di attori e molti più soldi e molto più tempo (sette mesi) a disposizione. Va detto prima di tutto che se non siete amanti del musical, sono guai seri, perché in questo film si canta di brutto e molto dello humor è proprio lasciato ai pezzi canori ed ai relativi testi. I protagonisti sono tutti ottimi: Moranis veste il solito ruolo del ragazzo imbranatuccio (il ruolo della sua vita [causa faccia], basta ricordarlo in Balle Spaziali (1987), I Flinstones (1994), Ghostbusters I & II (1984 - 1989) ), La Greene è simpaticissima con una vocina assurda in un ruolo strano rispetto al suo curriculum (Talk Radio, 1988; Leon, 1994; Killer: diario di un assassino, 1995), ma sopra tutti c'è Steve Martin in un ruolo che ruba attenzione a tutti compresa la pianta antropofaga. E' un dentista sadico che veste giubbotti di pelle e pesta la sua ragazza, da notare che il paziente che si vede nello studio è Bill Murray, mentre nell'originale del 1960 lo stesso ruolo era di Jack Nicholson. E' ovvio che con un cast simile, con il cantato e tutto il resto, l'intento dei produttori non era quello di far paura (il finale è "addolcito" rispetto all'originale) ma di divertire ed intrattenere il pubblico. Notevole comunque la scena in cui Moranis, nel viottolo accanto al negozio fa a pezzi un corpo per poi darlo in pasto ad Audrey II, il tutto non è mostrato ma suggerito dalle ombre proiettate sul muro. Non male. Spassosa la pianta che canta FEEEED MEEEEE (sarebbe "feed me", nutrimi) e che ha la voce di Levi Stubbs, cantante R&B. Ben venga la visione di questo film che non avvince l'appassionato di horror, che inizia a far sentire i suoi anni, che irrita coloro che non amano il musical ma che può intrattenere discretamente...anche i più piccini...non proprio quelli troppo piccini!

FORSE NON TUTTI SANNO CHE...

Nella scritta al neon "CHOOZ" lampeggiano le lettere "OZ", il cognome del regista.

Gli strani aggeggi dentistici che usa Orin Scrivello (Martin) sono apparsi in altri film della Warner Bross, ad esempio come strumenti ginecologici per donne mutanti in Inseparabili (1988) di Cronenberg, e come giocattoli chirurgici di Joker in Batman (1989).

Le scene in cui le due più larghe Audrey II stanno "recitando" con gli attori sono state filmate ad una velocità più bassa. La prima a 16 fotogrammi al sec. quindi a 12 fotogrammi al sec. per il numero finale. Questo significa che gli attori dovevano muoversi e sincronizzare i movimenti delle labra al rallenty.

Le parole dette da Bill Murray furono improvvisate da lui stesso.

I tecnici che idearono e mossero Audrey II erano veterani del gruppo di Jim Henson (quello dei Muppets). Uno degli operatori era Brian Henson, figlio di Jim.

Il regista Frank Oz compare nel film nel ruolo di un rappresentante che prova a far firmare un contratto a Seymour.

Le prime righe della canzone finale "Don't feed the plants" sono un omaggio alla narrazione conclusiva fatta da Chriswell nel film Plan 9 from Outer Space (1958).