TRAMA

Il professor Genovese (Enzo Tarascio) ospita nella sua casa vagabondi ed hippies. La moglie Nina (Marina Malfatti) non approva, ma dietro a tutta questa ospitalità c'è un piano assurdo mirato a salassare gli incauti ospiti e a rivendere il sangue ai migliori offerenti. Un agente delle Nazioni Unite (Nino Castelnuovo) ha però capito che dietro alla produzione vinicola di Genovese si nasconde qualcosa di losco.


IL PRATO MACCHIATO DI ROSSO
Italia - 1972 - 85min - Colore

di Riccardo Ghione

GENERE
HORROR - THRILLER
IN BREVE
Critica sociale immersa in delirio e scarse capacità realizzative
WEIRD
SESSO
VIOLENZA
SANGUE
PAURA

 

La Frase dal Film: "Il sangue vale molto, sai? Vale più del petrolio, più dell'oro e serve a salvare la vita di chi può pagarselo [...] Lo vedi, no, quali sono le mie vittime? Gente che non conta: prostitute, barboni, zingari, vagabondi come voi due, gente che non ha lavoro, non ha famiglia, gente che non ha radici, gente che nessuno piange. Il loro sangue vale molto di più delle loro vite"

Bizzarria su pellicola che se non fosse per il solito caparbio manipolo di appassionati di cinema di genere, ci sarebbe da chiedere se davvero mai sia stato prodotto. Girato dal poco prolifico Ghione, con l'intenzione di mixare horror e critica sociale alla ...Hanno Cambiato Faccia (1971) ma ottenendo risultati definitivamente trash. Sarà perché Nino Castelnuovo veste i panni di un agente dell'UNESCO (?), o per la presenza di Tarascio nei panni del mad doctor (e dei suoi papillons ne vogliamo parlare?) o, meglio ancora, per la guest star Lucio Dalla che non solo canta il leitmotiv del film ma recita pure nei panni di un barbone avvinazzato; quest'ultima scelta dimostra una certa coerenza dell'artista, a partire da Piazza Grande arrivando all'emerita attività filantropica che Dalla realizza una volta all'anno a Bologna (credo) offrendo da mangiare ai senzatetto. Sta di fatto che la sua interpretazione è, più o meno volutamente, stralunata ed incomprensibile; a me ha dato l'impressione di essere un proto-Beruschi. La critica sociale di Ghione, di per sé pertinente, interessante e valida ancor'oggi, si perde in scene senza soluzione di continuità, in sequenze di nudo, in macchinari kitch usciti da un filmaccio anni '50 e in dialoghi nulli. Evidentemente le velleità "controculturali" di Ghione, già espresse nelle pellicole sessantottine quali La Rivoluzione Sessuale (1968) e A Cuore Freddo (1971), non vanno di pari passo ad una sufficiente capacità tecnica come regista. A tratti viene il dubbio che il delirio de Il Prato Macchiato di Rosso sia programmatico ma a più riprese si ha la conferma che no, il film è proprio mal fatto e anche parecchio noioso. Marina Malfatti, attrice di mestiere (Tutti i colori del buio, 1972; Sette orchidee macchiate di rosso, 1972; La Dama rossa uccide sette volte, 1972; Un Fiocco nero per Deborah, 1974), ci mette espressioni e una certa dose di convinzione, ma è una goccia nel mare. Detto così, per quelli del club "so bad so good", non può che trattarsi di un qualche capolavoro; anche per il ritardo di distribuzione che subì la pellicola (uscì nel 1975) e per il devastante insuccesso di pubblico una volta uscito. Invedibile per uno spettatore mainstream, curioso per il cinefilo che ama "vedere" più che selezionare; per questi ultimi Il Prato Macchiato di Rosso potrebbe risultare uno spasso, per uno spettatore "normale" invece si tratterebbe di un suicidio. Io mi sono divertito, ma si sa, non sono normale.

MI VUOI COGLIONARE?!

Il film fa la critica della società capitalistica e industriale che vampirizza tramite le macchine coloro che, non avendo soldi, ed essendo il soldo il metro di misura valoriale nel capitalismo, non valgono nulla. Encommiabile. Peccato che poi, con non si sa quale coerenza, il film mostri una scena in cui un protagonista sorseggia un noto whisky aggiungendo soddisfatto "Ah Chivas!", secondo i tipici mezzucci della pubblicità occulta di un tempo. Ma la pubblicità non è forse uno dei primi motori del commercio alla base del capitalismo moderno? Chi è senza peccato scagli la prima pietra.

Puoi leggere questa ed altre recensioni tratte da Exxagon nel libro “Illusioni svelate - L’altro volto del cinema dell’orrore”, scritto da Alessandro Pedrazzi e Alex Visani, e pubblicato dalla casa editrice I Sognatori. @ I Sognatori 2011, tutti i diritti riservati, vietata la riproduzione totale o parziale.

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