Sull'onda del successo ottenuto da film
a base satanica tipo Rosemary's
baby (1968) e L'Esorcista
(1973) ecco sorgere dagli inferi questa "nuova"
epica del male tratta dal romanzo di David Seltzer (anche
sceneggiatore) composta da tre episodi ortodossi ed un quarto,
prodotto dieci anni dopo rispetto al terzo episodio, destinato
alla TV e all'insuccesso. Qui si tratta della nascita, della
vita e delle opere dell'Anticristo, del suo percorso nella
società e nella politica e del suo successo nel mondo
che lo porterà ad essere esempio per la gente e guida
per il mondo, come da profezia, ovviamente. Ma in questo
primo episodio si tratta soprattutto della prima infanzia
dell'arcinemico di Cristo, un momento della sua vita in
cui egli stesso non è consapevole del suo ruolo,
della sua identità e di quale sia il suo infame compito.
Lo aiutano in questo delicato momento dello sviluppo il
suo vero padre (Satana...dici poco!) ed una tata. Plauso
a Billie Whitelaw, una Mrs. Baylock davvero maligna e inquietante
in quello che è il ruolo più sinistro della
sua carriera (la ricordiamo anche per Leone l'ultimo
(1969) e The Krays - I corvi (1990) pellicole non
horror). Il film fu girato in un felice periodo storico
in cui nel genere horror venivano investiti parecchi soldi,
grazie appunto ai successi sopracitati. I risultati erano
prodotti formali, ben recitati, ricchi della presenza di
alcuni grandi attori, con trame solide e molteplici locations.
Contemporaneamente si riusciva anche a schiaffare nella
pellicola qualche momento gore, per accontentare gli inaccontentabili,
per scioccare i sensibili, per far parlare all'uscita dalle
sale e soprattutto per far "ritornare" la dicitura
horror, sennò si sarebbe in normale ambito thriller.
Ecco che in ognuno degli episodi del ciclo The Omen,
c'è una morte violenta ed esplicita a livello di
sangue (decisamente gore), ma solo e solamente una! E poi
basta aggiungerci una buona pubblicità, qualche fattaccio
sinistro occorso durante la lavorazione ed il gioco è
fatto. Il Presagio risulta più veloce, mobile
ed avvincente di Rosemary's Baby e molto meno esploitativo
de L'Esorcista (anche se non sarebbe il caso di
usare un tale aggettivo per il film di Friedkin), quindi
fra i film che trattano del maligno, escludendo gli epigoni
trash tipo L'Anticristo (lavoro
che io, comunque, adoro), direi che questo primo The
Omen è un buon prodotto per i mainstreamers
che amano le storie a tinte fosche con suggestioni sataniche,
e la cosa si potrebbe estendere agli altri episodi della
saga. Agli appassionati non dico nulla tanto so che già
conoscono ed hanno visto la pellicola in questione. Concludendo
direi che il film ha resistito alla prova del tempo in modo
egregio, risultando interessante, poco inquietante in realtà,
ma molto fedele al mito/profezia riguardo l'Anticristo (figlio
di un politico, etc...), ben diretto e recitato e soprattutto
ottimamente supportato dalle musiche da Oscar di Jerry Goldsmith.
Valido soprattutto se non disgiunto dai due episodi
seguenti; a questo proposito è consigliabile il cofanetto
DVD che raccoglie l'intera trilogia.
La saga di The Omen comprende:
Il Presagio (1976), La
maledizione di Damien (1978), Conflitto
Finale (1981) e il quarto capitolo per la TV, Omen
IV - Presagio Infernale (1991). Rifatto nel 2006 col
titolo Omen - Il presagio.
FORSE TUTTI NON SANNO CHE...
Charlton Heston, Roy Scheider e William
Holden rifiutarono il ruolo di protagonista. Gregory Peck,
che non lavorava da 5 anni, accettò. William Holden
ha accettato il ruolo nel secondo episodio.
Dopo aver cambiato il titolo in lavorazione
da Omen I: The Antichrist a Omen I: The Birthmark,
iniziarono ad accadere alcune cose strane: l'aereo di David
Seltzer fu colpito da un fulmine, l'hotel in cui soggiornava
il regista fu colpito da una bomba dell'IRA, Gregory Peck
scampò ad una tragedia aerea, il primo giorno delle
riprese i membri principali della crew sopravvissero ad
un frontale in macchina. La sfiga sembrò non cessare
nella postproduzione, quando l'effettista John Richardson
fu ferito sul set del film Quell'ultimo ponte (1977)
ed il suo assistente morì in un incidente.
Per fare la scena dell'attacco dei babbuini
al Windsor Zoo, un dipendente del parco si sedette nei sedili
posteriori con il babbuino capobranco e tutte le scimmie
all'esterno andarono giù di testa (per volerlo liberare,
immagino). Lee Remick era davvero terrorizzata, non stava
recitando.
Per la scena in cui si vede la vaschetta
dei pesci rossi cadere a terra furono usate sardine morte
dipinte d'arancione e non pesci veri. Il regista Donner
si rifiutò di uccidere dei pesci soltanto per fare
una scena di film. Proprio come il nostro Deodato...nevvero?!
Nella scena finale il regista usò
la psicologia inversa. Voleva ottenere una risata dal bambino
ma sapeva che se gliel'avesse chiesta direttamente la scena
sarebbe venuta male. Allora lo pregò di non ridere
affatto "Non permetterti di ridere. Se ridi, non
vorrò più essere tuo amico". Ovviamente
il bambino rise ed il regista catturò la scena.
Per la scena della caduta della Remick
fu usato un pavimento costruito su un muro verticale. L'attrice
era in posizione verticale, dunque.
Gregory Peck accettò il ruolo per
soli 250.000 dollari ma gli fu garantito il 10% degli incassi.
Dal momento che il film fece 60.000.000 di dollari solo
negli USA, Il Presagio è stato il film per
il quale Peck ha guadagnato di più nella sua carriera.
La regia fu offerta a Mike Hodges. Lui
rifiutò ma alla fine diresse per tre settimane La
maledizione di Damien (1978) prima di essere licenziato
per divergenze creative.
Richard Donner reputa che il successo del
film sia da attribuire al compositore Jerry Goldsmith. Grazie
alle sue musiche il film sarebbe risultato più pauroso
di ciò che in effetti è. Verissimo. Il compositore
fu fortemente voluto dal regista che chiese al produttore
di sborsare dell'extra money. Goldsmith alla fine si beccò
250.000 dollari (come Peck!) ma fece vincere l'Oscar.
Dopo il film la razza di cani Rottweilers
riscosse un discreto successo.
Il regista decise che i capelli biondi
di Stephens Harvey (Damien) dovessero essere tinti di nero
per dargli un aspetto maggiormente sinistro.