La Frase dal film:
"Solo Silvia è buona, tutti gli altri sono
cattivi e ci fanno del male"
Un bel film. Una pellicola che sicuramente
deve molto a Rosemary's Baby
(1968) sia nella storia che nell'aspetto e negli atteggiamenti
di Mimsy Farmer, biondina carina e delicata come la Farrow
(guardate la terza foto, sembra o no presa dal film di Polansky?!);
nello stesso tempo, però, questo Profumo della
signora in nero riesce ad essere più accattivante,
più inquietante e più gore del suo predecessore
ed ispiratore. Francesco Barilli (Pensione Paura,
1978), ex attore visto in Prima della Rivoluzione
(1964) di Bertolucci, prende spunto da qualcosa di già
visto (e potremmo citare anche A Venezia... un dicembre
rosso shocking [1973] di Nicolas Roeg, Repulsion
[1965] di Polansky, Operazione Paura [1966] di
Bava, La corte
notte delle bambole di vetro [1971] di Aldo Lado) e
costruisce quello che soltanto superficialmente potrebbe
essere definito un semplice giallo all'italiana poiché
non ne soddisfa tutti i criteri. Il regista sa mescolare
con grande stile il thriller, l'horror più classico
(ci sono tocchi gotici), così come, alla fine, lo
splatter. Il film è impreziosito dalle musiche di
Nicola Piovani (oscar nel 1999 per le musiche de La
vita è bella di Benigni) il cui score è
davvero ben riuscito, fra l'inquietante ed il nostalgico;
certo uno dei migliori fra i gialli degli anni '70. La lenta
discesa nel delirio di Silvia spiazza anche lo spettatore
che confonde, come la donna, realtà e finzione tanto
che alla fine del film tutti i pezzi del puzzle non riescono
a comporsi in un disegno preciso e perfetto, cosa che da
alcuni è stato visto come un difetto della pellicola,
in effetti costellata da alcune incongruenze evidenti. Ma
quella che può apparire come una certa vaghezza rende
in vero la pellicola più eterea, più inquietante,
immersa in un tempo imprecisato; questa atmosfera "sospesa
nel tempo" è catalizzata dalle immagini di una
Roma desolata ed estiva. La deliziosa Mimsy Farmer, un anno
dopo ancora in un ruolo svarioneggiante con Macchie
Solari di Crispino, riesce a dare il meglio tramite
la sua fisicità leggera ed insicura come al tempo
fece Mia Farrow per Polansky, e dimostra di essere un gradino
sopra le tante attrici che nei prodotti del '70 comparivano
solo per mostrare il seno. Fra i coprotagonisti quello che
si fa notare, più che il fidanzato di Silvia (Roberto/Bonuglia),
è il Sig. Rossetti (Mario Scaccia), il vicino di
casa affabile ed invadente con un'espressione che nasconde
qualcosa di malsano; da segnalare la presenza dell'inquietante
bambina Daniela Barnes che reciterà in altre produzioni
col nome di Lara Wendel (Maladolescenza,
1977; Tenebre, 1983; La
casa 3 - Ghosthouse, 1988). In definitiva un horror
definibile come un giallo all'italiana più che altro
per il periodo in cui è stato prodotto e per il titolo,
girato con eleganza (se fosse stato girato in widescreened
avrebbe dato il massimo) ed attenzione allo sviluppo dei
personaggi. Qualcuno ha voluto vederci anche degli spunti
poi ripresi da Argento con Inferno
(1980), probabilmente per le atmosfere; di certo la medium
che legge nella mente di Silvia il suo passato fa tornare
alla memoria, e non poco, Profondo
Rosso (1975). Un ottimo film, lento ma non troppo, godibile
anche dal mainstream e comunque un must per gli appassionati
del thriller anni Settanta targato Italia. Occhio al finale,
uno dei migliori e dei più macabri.
Noto all'estero come The perfume
of the lady in black e da non confondersi con Le
parfum de la dame en noir (1931) di Marcel l'Herbier.