TRAMA

Silvia Hacherman è una scienziata che lavora per un'industria chimica, vive da sola ed ha un fidanzato. Però ha anche delle strane allucinazioni che riguardano un suo vecchio trauma infantile. Quest'ultimo ha a che fare con la madre, l'amante di lei e ciò che successe mentre il padre di Silvia era in giro per mare. Il delirio e la paranoia di Silvia aumentano a causa non solo delle continue allucinazioni ma anche per alcuni fatti di sangue e per lo strano comportamento dei vicini di casa. Quasi abbandonata da tutti in una Roma estiva e deserta del quartiere Coppedé, Silvia "si giova" solamente della compagnia di una bambina bionda che sa consigliarla per il meglio.


IL PROFUMO DELLA SIGNORA IN NERO
(ITALIA - 1974 - 101min - Colore)

di Francesco Barilli

GENERE
HORROR - THRILLER
IN BREVE
Uno dei migliori spaghetti thriller degli anni Settanta.
WEIRD
SESSO
VIOLENZA
SANGUE
PAURA

 

La Frase dal film: "Solo Silvia è buona, tutti gli altri sono cattivi e ci fanno del male"

Un bel film. Una pellicola che sicuramente deve molto a Rosemary's Baby (1968) sia nella storia che nell'aspetto e negli atteggiamenti di Mimsy Farmer, biondina carina e delicata come la Farrow (guardate la terza foto, sembra o no presa dal film di Polansky?!); nello stesso tempo, però, questo Profumo della signora in nero riesce ad essere più accattivante, più inquietante e più gore del suo predecessore ed ispiratore. Francesco Barilli (Pensione Paura, 1978), ex attore visto in Prima della Rivoluzione (1964) di Bertolucci, prende spunto da qualcosa di già visto (e potremmo citare anche A Venezia... un dicembre rosso shocking [1973] di Nicolas Roeg, Repulsion [1965] di Polansky, Operazione Paura [1966] di Bava, La corte notte delle bambole di vetro [1971] di Aldo Lado) e costruisce quello che soltanto superficialmente potrebbe essere definito un semplice giallo all'italiana poiché non ne soddisfa tutti i criteri. Il regista sa mescolare con grande stile il thriller, l'horror più classico (ci sono tocchi gotici), così come, alla fine, lo splatter. Il film è impreziosito dalle musiche di Nicola Piovani (oscar nel 1999 per le musiche de La vita è bella di Benigni) il cui score è davvero ben riuscito, fra l'inquietante ed il nostalgico; certo uno dei migliori fra i gialli degli anni '70. La lenta discesa nel delirio di Silvia spiazza anche lo spettatore che confonde, come la donna, realtà e finzione tanto che alla fine del film tutti i pezzi del puzzle non riescono a comporsi in un disegno preciso e perfetto, cosa che da alcuni è stato visto come un difetto della pellicola, in effetti costellata da alcune incongruenze evidenti. Ma quella che può apparire come una certa vaghezza rende in vero la pellicola più eterea, più inquietante, immersa in un tempo imprecisato; questa atmosfera "sospesa nel tempo" è catalizzata dalle immagini di una Roma desolata ed estiva. La deliziosa Mimsy Farmer, un anno dopo ancora in un ruolo svarioneggiante con Macchie Solari di Crispino, riesce a dare il meglio tramite la sua fisicità leggera ed insicura come al tempo fece Mia Farrow per Polansky, e dimostra di essere un gradino sopra le tante attrici che nei prodotti del '70 comparivano solo per mostrare il seno. Fra i coprotagonisti quello che si fa notare, più che il fidanzato di Silvia (Roberto/Bonuglia), è il Sig. Rossetti (Mario Scaccia), il vicino di casa affabile ed invadente con un'espressione che nasconde qualcosa di malsano; da segnalare la presenza dell'inquietante bambina Daniela Barnes che reciterà in altre produzioni col nome di Lara Wendel (Maladolescenza, 1977; Tenebre, 1983; La casa 3 - Ghosthouse, 1988). In definitiva un horror definibile come un giallo all'italiana più che altro per il periodo in cui è stato prodotto e per il titolo, girato con eleganza (se fosse stato girato in widescreened avrebbe dato il massimo) ed attenzione allo sviluppo dei personaggi. Qualcuno ha voluto vederci anche degli spunti poi ripresi da Argento con Inferno (1980), probabilmente per le atmosfere; di certo la medium che legge nella mente di Silvia il suo passato fa tornare alla memoria, e non poco, Profondo Rosso (1975). Un ottimo film, lento ma non troppo, godibile anche dal mainstream e comunque un must per gli appassionati del thriller anni Settanta targato Italia. Occhio al finale, uno dei migliori e dei più macabri.

Noto all'estero come The perfume of the lady in black e da non confondersi con Le parfum de la dame en noir (1931) di Marcel l'Herbier.