La Frase dal Film:
" It is sad when a mother has to speak the words
that condemn her own son. I can't allow them to think I
would commit murder. They'll put him away now as I should
have years ago. He was always bad and in the end he intended
to tell them I killed those girls and that man, as if I
could do anything but just sit and stare like one of his
stuffed birds. They know I can't move a finger and I want
to just sit here and be quiet just in case they suspect
me. They're probably watching me. Well, let them. Let them
see what kind of a person I am. I'm not even going to swat
that fly. I hope they are watching... they'll see. They'll
see and they'll know, and they'll say, "Why, she wouldn't
even harm a fly..."*
Gus Van Sant (Will Hunting: genio ribelle,
1997; Scoprendo Forrester, 2000; Elephant;
2003), mosso da una grande ammirazione per il lavoro di
Hitchcock e da un malsano istinto di suicidio professionale,
si alzò una bella mattina e decise di fare un remake
di uno dei più grandi capolavori dell'horror, Psyco
(1960), un po' come se un pittore volesse riproporre la
Gioconda di Da Vinci. Il film passò un po' sotto
silenzio ma non ricevette delle critiche feroci, come sarebbe
stato lecito aspettarsi. In effetti Psycho di Gus
Van Sant non è proprio un remake ma un facsimile
dell'opera di Hitchcock che ripropone, inquadratura per
inquadratura, il film del 1960; in questo il film si salva
dalla critica, ovvero evitando riletture blasfeme dell'opera
hitchcockiana e seguendo pedissequamente il terreno tracciato,
il regista evita il peggio. Questo film del 1998 non è
quindi malaccio ed è un simpatico diversivo se avete
buona memoria e ricordate a menadito l'antecedente: potrete
fare raffronti e notare cosa è stato cambiato e cosa
è stato mantenuto tale e quale. La differenza più
macroscopica è certamente l'uso del colore, che aggiunge
"tono" alle scene violente ma che forse elimina
una certa profondità drammatica e misteriosa che
il bianco e nero sottolineava alla perfezione. Da segnalare
che la scena è portata al 1998 e quindi ogni cosa
è stata aggiornata ai nostri giorni (macchine, arredamento,
...). La scelta degli attori è discutibile: il volto
più affilato e furbetto della Heche perde nel confronto
con Janet Leigh, ma soprattutto Vince Vaughn nei panni di
Norman non ha quella fisicità asciutta, gentile e
sinistra di Perkins. Guardando Vaughn non si può
non pensare ai suoi ruoli comici in altri film (Zoolander,
2001; Starsky & Hutch, 2004; Due singles
a nozze, 2005), e la sua interpretazione che sottolinea
la dimensione omosessuale di Norman Bates è contrastata
dalla fisicità più virile, questo soprattutto
rispetto a Perkins. Gli attori comunque recitano tutti bene.
Il regista aggiunge qualche elemento sessuale rispetto al
film del 1960 (il seno della Heche e Vaughn che si masturba
mentre spia la donna, quest'ultima scena verosimile ma gratuita)
e non rinuncia all'inserimento di brevissime sequenze weird
di nessun significato che sono poste in corrispondenza delle
scene di omicidio come se fossero una firma d'originalità
(mi riferisco alla pupilla che si dilata, alle nubi temporalesche,
alla donna mascherata ed al vitello sulla strada). Notevole
la prima sequenza di fly-by sulla città fino all'entrata
in camera della mdp senza soluzione di continuità,
una scena che lo stesso Hitchcock avrebbe voluto realizzare
ma che non potè fare per la limitatezza dei mezzi
tecnici dell'epoca. Il "fear level" chiaramente
si abbatte, dal momento che non accade nulla che lo spettatore
non si aspetti già. Lo score musicale è sempre
quello di Herrmann, con piccole variazioni. Per il resto,
questo Psycho, rimane un'esercizio di stile diretto
a coloro che già conoscono l'opera di Hitchcock,
e non si pone come alternativa alla visione per coloro che
non hanno visto il film del 1960 (guai!). Si presuppone,
insomma, che lo spettatore abbia visto poche ore prima il
film originale e che dopo si metta a guardare questo, in
modo da generare un gioco del tipo "scopri le differenze".
Due film identici uno dietro l'altro? Roba da cinefili estremisti!
*-"E' triste quando
una madre deve dire le parole che condannano il proprio
figlio. Non posso permettere loro di pensare che io possa
commettere un omicidio. Adesso lo manderanno via come io
avrei dovuto fare anni fa. E' sempre stato cattivo e alla
fine aveva intenzione di dirgli che avevo ucciso quelle
ragazze e quel uomo, come se potessi fare altro che non
star seduta con lo sguardo fisso come uno dei suoi uccelli
impagliati. Loro sanno che io non posso muovere un dito
e io voglio solo star qui seduta e calma, in caso sospettassero
di me. Probabilmente mi stanno guardando. Bene, che lo facciano.
Lascia che guardino che tipo di persona sono. Non farei
del male neppure a questa mosca. Spero che stiano guardando...Lo
vedranno. Vedranno e sapranno, e poi diranno <Perché,
lei non farebbe male neppure a una mosca...>"
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
Quando Anne Heche si sta avvicinando al
concessionario di macchine, sorpassa un bus che
pubblicizza il film Sei giorni sette notti
(1998) in cui l'attrice ha lavorato con Harrison Ford.
Viggo Mortensen lavorò in un altro
remake di un film di Hitchcock quell'anno, Delitto Perfetto.
In entrambi i film faceva l'amante della protagonista, iniziava
a letto con lei ed era coinvolto in un crimine per la medesima
somma di denaro: 400.000 dollari.
Durante la lavorazione, Gus Van Sant si
portava dietro un lettore DVD con il film originale del
1960, per ripassarsi la lezione. Quando notava un errore
(tipo una porta aperta senza chiave), Van Sant decideva
di riproporre il medesimo errore nel suo film.
Probabilmente è un errore voluto
ma quando Marion sottrae 4.036 dollari dai 400.000 il suo
risultato dà 395.963. Ha sbagliato di un dollaro!
Si dice che il coltello del film fosse
di proprietà del regista John Woo.
Il regista Van Sant si è ritagliato
un cameo identico a quello che si prese Hitchcock. E' l'uomo
fuori dall'ufficio dove lavora Marion che parla con un altro
uomo.
I soldi che ruba Marion sono in banconote
da 1000 dollari. La Federal Reserve ha smesso di distribuire
pezzi da 500, 1000, 5000 e 10.000 nel 1969. Benché
siano banconote legali, quei tagli sono stati ritirati e
distrutti perciò chi li possedesse avrebbe in mano
dei soldi che valgono molto di più del loro valore
nominale. Sono pezzi da collezionisti.
La casa ed il motel sono stati costruiti
direttamente di fronte al set originale. Il motel è
pressochè identico mentre la casa è diversa;
alla fine del film la casa di questo film è stata
messa al fianco dell'originale ed ora sono visitabili in
uno dei giri turistici offerti dalla Universal.
Il segnale del Bates Motel recita "Newly
Renovated" (Recentemente rinnovato).
Nella scena finale si vede che al viso
di Vince Vaughn viene sovrapposto un teschio, proprio come
accadeva nel film del 1960. Anzi, lo scheletro sovrapposto
è proprio lo stesso usato nel film di Hitchcock.
Nel suo film Hitchcock avrebbe voluto iniziare
con uno zoom panoramico che partiva da sopra i palazzi della
città ed entrava nella stanza di Marion. Non potè
farlo per i limiti tecnici dell'epoca, così si accontentò
di panoramiche e dissolvenze. Gus Van Sant, invece, ha potuto
realizzare l'idea di Hitchcock.
La ripresa iniziale entra in una finestra
del Westward Ho Hotel che si trova a nord del centro di
Phoenix.
Nicole Kidman e Drew Barrymore furono prese
in considerazione per il ruolo di Marion. La Kidman aveva
altri impegni cinematografici e la Barrymore sembrò
troppo giovane rispetto a Vince Vaughn.
Il direttore della fotografia Christopher
Doyle non aveva visto ancora Psycho del 1960 quando
lavorò per questo film. Pazzo!
La targa della seconda macchina di Marion
è la stessa dell'originale: NFB 418.
Lo score musicale originale di Bernard
Herrmann fu adattato da Danny Elfman e Steve Bartek. I due
usarono micorfoni d'epoca per le registrazioni.
I bottoni del vestito di Marion sono dello
stesso tipo di quelli della tendina della doccia.
Nella scena in cui Anne Heche viene accoltellata,
il sangue sulle piastrelle della doccia, il coltello e le
ferite della donna furono tutte aggiunte digitalmente.