La Frase dal Film:
"You dirty, dirty boy" "But I... I didn't
do anything, Mother... I didn't do anything, Mother. She's
a nice girl" "She's a whore" "But we
didn't do anything" "You let her come between
us" "But this... It isn't right. It isn't natural"
"It's perfectly natural for a son to love his mother"
"God, will you leave me alone, Mother? Will you leave
me alone?"*
Dopo l'inaspettato successo di Psycho
II (1983), la Universal decise di sfruttare la vena
aurea e diede mandato ad Anthony Perkins di dirigere, dal
momento che chi più di lui poteva sapere cosa sarebbe
stato meglio per Norman e per sua madre? Perkins farà
un lavoro decisamente buono soprattutto tenendo conto del
fatto che con Psycho III l'attore debutta alla
regia. Per molti versi questo film è il più
audace della serie, a partire dal grido iniziale che si
sente ancor prima dei titoli: "Dio non esiste!",
detto da una suora in crisi spirituale che decide di suicidarsi
gettandosi dal campanile del convento in una scena che omaggia
La donna che visse due volte (1958) di Hitchcock.
L'introduzione di nuovi personaggi "affetti" da
chiaroscuri pare vincente: la fragile Maureen, interpretata
dalla bella Diana Scarwid (Mammina cara, 1981;
Oltre ogni limite, 1986) e lo sbandato Duke interpretato
da Jeff Fahey (No control - Fuori controllo, 1991;
Il tagliaerbe, 1992) fanno da contraltare al solito
impeccabile Anthony Perkins. I tentativi di Norman di instaurare
una storia d'amore con Maureen, sono ben costruiti, fino
all'inateso uso della freccia della statua di cupido che
sta in casa Bates. Le richieste della produzione di aggiungere
qualche goccia di sangue in più nel plot vennero
gestiti molto bene da Perkins che incluse la scena dell'omicidio
nella cabina telefonica che ricorda Tenebre
(1983) di Argento. In effetti la regia stupisce vista l'inesperienza
dietro la mdp di Perkins, il quale invece sfrutta le luci
e le ombre, esaltando la fotografia con i colori saturi
dei neon, ad esempio. Memorabile il tema musicale del film
composto da Carter Burwell, melanconico al punto giusto.
Di certo il film merita più attenzione di quanta
ne ha avuta soprattutto in Italia, dal momento che all'estero
annovera già parecchi ammiratori che con il tempo
hanno saputo rivalutare un film che avendo "il numero"
(III) pare dover meritarsi a priori poco rispetto. Va da
sé che è meglio evitare troppi raffronti con
il modello Hitchcockiano, e nel contempo occorre aver ben
presente la storia del film del 1960 per poter comprendere
appieno lo svolgimento dei fatti che, tra l'altro, ribaltano
gli assunti di Psycho II. La spiegazione che ci
viene offerta alla fine del film, esposta dalla giornalista
Maxwell come una volta fece lo psichiatra Simon Oakland
(anche se in altre circostanze e modi), non chiarisce come
al solito tutto quello che lo spettatore vorrebbe sapere.
Vabbé, misteri di casa Bates. In definitiva, buon
horror anni '80, per appassionati d'horror e afecionados
di "Mamma".
*-"Tu sporco, sporco
ragazzo" "Ma io... Io non ho fatto niente, mamma...
Non ho fatto niente, mamma. E' una brava ragazza" "E'
una puttana" "Ma non abbiamo fatto niente"
"Hai lasciato che si mettesse fra noi" "Ma
questo...non è giusto. Non è naturale"
"E' perfettamente naturale per un figlio amare la propria
madre" "Dio, mi lascerai mai stare, mamma, mi
lascerai mai stare?"
Indispensabile vedere Psyco
(1960), Psycho III è preceduto da Psycho
II (1983) e seguito da Psycho
IV (1990).
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
La versione televisiva del film si riconosce
perché non si sente la frase all'inizio "There
is no God" (Dio non esite o Non c'è
un Dio). Nella versione televisiva la prostituta non
mostra il seno ma indossa un asciugamano.
Il film che si vede in tv è Un
tranquillo week-end di paura (1972).
Questo è il primo film diretto da
Anthony Perkins. Ne ha diretti solo due, il secondo è
Una fortuna da morire (Lucky Stiff, 1988).
Il regista Perkins voleva che Jeff Fahey
fosse completamente nudo nella scena dei preliminari fra
Duke e Red, ma l'attore non si sentiva a suo agio ad essere
nudo così gli fu concesso di coprirsi con le due
lampade, come si vede nel film.
Perkins aveva suggerito ai produttori di
girare il film in bianco e nero ma la Universal si oppose.
Il libro che Mary leggeva in Psycho
II, ovvero In the belly of the beast si vede
buttato nell'erba intorno alla casa di Norman. Quel libro,
noto in Italia come Il ventre della bestia, fu
scritto da Jack Henry Abbott, un omicida che raccontò
la sua esperienza del carcere.
Nello script iniziale, il killer doveva
essere Duane Duke che imitava i crimini di Norman Bates.
A parte in una scena finale, la Mamma
è impersonata dallo stuntman Kurt Paul, ecco perché
il volto è sempre oscurato o nascosto.