TRAMA

Quattri i principali casi riportati: un uomo (Daniel May) "castrato" dalla madre inizia a succhiare il sangue dal pollice della serva. Un gay (Daniel Pettrow) si sottopone all'ipnosi di Krafft-Ebing (Ted Mason). Un masochista (Brad Brooks) gode il sesso solo se viene maltrattato da due prostitute. Una lesbica (Lisa Paulsen) lotta contro il proprio istinto per non amare la giovane (Veronika Duerr) della quale è tutrice e ricambiata nei sentimenti.


PSYCHOPATHIA SEXUALIS
titolo or.: Psychopathia Sexualis - USA - 2006 - 102min - Colore

di Bret Wood

GENERE
HORROR - DRAMA
IN BREVE
Pregevole il tentativo di dare una riduzione cinematografica ad un'opera scientifica complessa. Il risultato è discutibile.
WEIRD
SESSO
VIOLENZA
SANGUE
PAURA

 

La Frase dal Film: "At that moment, I was in full possession of my virility"*

Non che qualcuno non ci avesse già provato a rifarsi a "Psychopathia Sexualis" pubblicato nel 1886 dallo psichiatra austriaco Richard Von Krafft-Ebing: ad esempio il nostro Bruno Mattei nel 1980 ci offriva con Sesso Perverso, Mondo Violento una versione indegna, e per questo assai divertente, delle vetuste osservazioni e teorie di Kraff-Ebing. Bret Wood adotta uno stile più consono alla voluminosa opera di riferimento, certo enormemente meno baraccona rispetto a quella di Mattei, ma comunque sottilmente exploiattion anche se ammantata da tocchi arty e competenze tecniche che danno al film un tono d'essai. Il regista e storico cinematografico Bret Wood non è nuovo a pellicole bizzarre; i suoi lavori includono la pubblicazione di una collezione di sceneggiature di Dwain Esper (Sex Madness, 1938) e i suoi precendenti lavori su pellicola sono due documentari: il più noto (Hell's Highway, 2003) tratta la storia delle pellicole "scuola educazione" sui pericoli stradali, si tratta di prodotti che in Italia non abbiamo ma in pratica sono dei brutali documentari che mostrano i risultati dell'imprudenza alla guida. Il meno recente è una carrellata sull'horror nel cinema muto (Kingdom of Shadow, 1998). Il film Psychopathia Sexualis è in parte horror, in parte exploitation, in parte dramma nella misura in cui la perversione sessuale è un elemento di sofferenza per il soggetto e per gli altri. Il regista impiega una serie diversa di linguaggi per dare vita ad alcuni dei casi raccontati da Krafft-Ebing, che Wood tesse ed interseca in modo che la progressione dei fatti diventi più arcana ma anche più confusa. Wood si rifà allo stile espressionista dei vecchi film tedeschi, al cinema muto in generale, allo stile televisivo dei programmi di cronaca nera e all'animazione; il risultato sta a metà strada fra la stilizzazione di classe e l'eccessiva stilizzazione derivata dal tentativo di dare un'aura esoterica e cupa alla sessualità umana e alle sue varianti, mancando per l'ennesima volta l'occasione di ridurre la sessualità, anche la più eccentrica, a semplice fenomeno della vita. Avendo letto il libro da cui Wood ha tratto spunto, posso garantirvi che l'approccio dello psichiatra austriaco, per quanto non ancora del tutto "aperto" verso le molteplici variazioni del sesso (ma eravamo ancora nel 1800!) è molto meno oscuro e morboso di quanto possa risultare da questo film. Ciò che si evince dalle lettura di "Psychopatia Sexualis" è proprio come, in fondo, non esista una normalità e che un'insospettabile persona assolutamente "funzionate" a livello sociale e lavorativo, possa poi vivere una sessualità anche molto eccentrica; è una di quelle cose che "apre la mente" sulla non oggettività dell'esistenza. Il lavoro di Wood invece sembra ripiegarsi in una visione patologica del sesso (ma più severa dei giudizi dati dallo psichiatra) e molto, troppo affine all'orrore. Ne deriva una morbosità compiaciuta che fa del film una pellicola sicuramente più accattivante ma solo all'apparenza onesta verso il lavoro di Krafft-Ebing. Nello stesso tempo questa attitudine cupa e morbosa si traduce in una resa su schermo visivamente oscura ma graficamente moderata, cioé si parla di sesso e violenza e si dà a tutto un'aura "temibile" però poi in pratica non si vede nulla; cosa senz'altro piacevole per gli spettatori più impressionabili. Gli attori, tutti sconosciuti, non sono aiutati da una sceneggiatura rigida e sullo schermo le loro performance suonano simili a quelle ricostruzioni storiche che può capitare di vedere nei documentari televisivi. Si distinguono Daniel May nei panni del giovane emaciato dall'aspetto a metà fra il vampiresco e il sonnambulico alla Il Gabinetto del dottor Caligari (1920) e Lisa Paulsen nei panni della donna omosessuale; qui ci scappa anche una scena softcore. Psychopathia Sexualis risulta una pellicola che potrei giudicare con l'ineffabile "così così", forse a motivo del fatto che è tratto da un libro sul quale ho studiato e per il quale avrei avuto aspettative di riduzione cinematografica ben diverse e probabilemnete non realizzabili visto che è composto da molti casi psicologici l'uno slegato dall'altro. Wood tenta la strada della riattualizzazione delle atmosfere ottocentesche e in parte ci risce, gli sfugge però una seria visione della sessualità come descritta da Krafft-Ebing. Encommiabile tentativo ma non adatto a tutte le età nè sensibilità.

* Trad: "In quel momento io ero nel pieno possesso della mia virilità"

FORSE NON TUTTI SANNO CHE...

Il film è stato girato ad Atlanta (Georgia).

L'MPAA diede al film il rating NC-17 (cioé un divieto ai minori) e per ottenere il rating R, il regista dovette eliminare una scena nella quale un uomo urinava in bocca ad una donna e che mostrava anche nudi integrali maschili (2 minuti in tutto). Si tratta di una scena (terza foto a sx.) reintegrata nella versione uncut ma, va detto, che la scena di urinazione è girata secondo una prospettiva percui non si vede nulla di scandaloso. Di fatto tutto il film si gioca più su quello che si crede di vedere piuttosto che su quello che si vede realmente.

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