La Frase dal Film: "La
morte è eterna solitudine"
Anche su questa pellicola orientale gli
USA hanno deciso di mettere le mani e benché non
sia detto che questo non apporti dei miglioramenti alla
sceneggiatura, alla ricchezza della rappresentazione o
alla recitazione (nel cast comparirà Christina
Milian, la cantante R&B...d'oh!), consiglio di non
perdervi il film di Kurosawa, il cui profondo senso di
vuoto e solitudine difficilmente potrà essere doppiato
oltreoceano. Kairo, questo il titolo originale,
ha i suoi difetti: si avverte una certa lentezza, gli
attori non sempre sembrano al meglio, la messa in scena
è molto sobria, eccetera, eccetera, insomma soffre
di quei difetti spesso rintracciabili in molte pellicole
orientali. Pulse però ha i suoi assi nella
manica: sto parlando di una trama che dà un grande
spessore alla pellicola ed alcune scene di paura in confronto
alle quali Ju-on e Ringu
sembrano due puntate dei Teletubbies (o quasi). Benché
il film di Kurosawa prenda il via da una premessa poco
originale, il male in relazione alla nuova tecnologia,
questo diviene nello svolgersi della trama solamente un
pretesto per mettere in scena una delle rappresentazioni
della solitudine meglio riuscite. Kurosawa è sicuramente
uno dei più notevoli registi giapponesi del genere
horror (da citare il suo Cure, 1997) e anche
in questo film riesce a concertare un affascinantissimo
stile visuale tipicamente giapponese aggiungendoci un
tocco immaginativo non indifferente. Dal momento che Kairo
è un horror-thriller psicologico come Ringu,
non aspettatevi di vedere bagni di sangue. La paura serpeggia
nel film come in pochi altri e gli elementi orrorifici
sono disseminati in tutta la pellicola, evitando così
di accatastare tutto il creepy feast negli ultimi fotogrammi:
le anime che si mostrano nel film hanno contorni sfumati,
movimenti inconsueti e la loro richiesta di aiuto è
raggelante. Ci sono almeno due scene in Pulse
che vi rimarrano impresse nella memoria per lungo, lungo
tempo. Il senso di vuota solitudine che esprime questo
film, andando a toccare una delle problematiche sociali
del Sol Levante (ma anche nostre), è sicuramente
l'elemento più inquietante di tutta la pellicola
ed esplode in un finale apocalittico di grande impatto
visivo. Poiché alla fine del film non tutte le
problematiche sollevate vengono dipanate, questo fa rientrare
Pulse fra quelle pellicole che lasciano un senso
di sbigottimento nello spettatore, al quale rimane la
sgradevole-affascinate sensazione di non aver compreso
tutto. In effetti Kairo e Ringu sono
fra i film più importanti del rinascimento horror
orientale e hanno decretato un nuovo standard della paura
che ora anche noi in Occidente stiamo sfruttando. Però
una grande differenza fra il film di Kurosawa e quello
di Nakata, sta nel fatto che Pulse è arricchito
da uno spessore concettuale che è impossibile rintracciare
in Ringu, quest'ultimo più facile da comprendere,
metabolizzare, meno lento e più breve rispetto
a quello di Kurosawa, ma anche molto più scarso
di contenuti se non la paura stessa. Nonostante alcuni
difetti, neppure così evidenti e marcati, Kairo
incarna alla perfezione il nuovo corso dell'horror psicologico
d'Oriente ed è una delle pellicole che dovrebbe
essere più ambita fra quelle nippo da un attento
spettatore occidentale. Da guardare obbligatoriamente
al buio e preferibilmente da soli...un vero cardiotonico!