La Frase dal Film:
"Ecco un caso affascinante di nevrosi, di mitomania, determinato, io ritengo, da una forma di alcolismo precoce. La paziente ha smarrito la misura del tempo e della realtà" "Come?! Ma... ma che cosa sta dicendo? Alcolismo? Io le giuro dottore che non ho mai bevuto in vita mia" "...E non se ne rende conto! Così giovane è già preda di vaneggiamenti e di allucinazioni proprie degli stati acuti di etilismo"
Dopo il successo de La Maschera del Demonio (1960), horror che affondava le radici nella tradizione gotica, Bava capitalizzò sulla nuova corrente dello pychothriller portata al successo da Hitchcock (ma non dimentichiamo Clouzot con I Dabolici, 1954), infatti già a partire dal titolo, questo film deve molto a L'Uomo che Sapeva Troppo (1934). Rimanendo comunque legato allo stile giallo-rosa prima che l'orrore violento prendesse il sopravvento con Sei donne per l'assassino (1964), Bava codificò le caratteristiche del genere giallo che imperverserà poi in Italia a partire dai primi film di Dario Argento che moltissimo devono all'operato di Bava (è probabile che lo stesso regista non avesse previsto la potenzialità futura del proprio film che doveva semplicemente sfruttare lo stile hitchcockiano). La Ragazza che Sapeva Troppo si gioca fondamentalmente sul giallo stile Christie (il modus operandi del killer infatti omaggia il romanzo "ABC Murders") ma va ad aggiungere tutta una serie di ambiguità narrative e suggestioni inquietanti, sempre molto legate alla psiche e alla psicopatologia, che rendono il quadro molto più sinistro di un semplice giallo. Si pensi, ad esempio, all'uso di una canzone* registrata che viene fatta sentire in maniera distorta, al valore di un ricordo confuso che non si riesce a mettere a fuoco o alla motivazione fra il materiale e il patologico che spinge l'assassino a compiere gli omicidi. Tutti elementi nodali nel giallo all'italiana. A questo si aggiunga lo stile registico di Bava che gioca con primissimi piani o campi larghi, sfrutta al massimo le potenzialità del bianco e nero con un ampio ricorso alla silhouette. Narrativamente parlando, la paura psicologica è superiore all'effetto, tutti potrebbero essere i colpevoli fino a giungere ad una totale ambiguità del racconto (potremmo dire alla Val Lewton) per cui la veridicità di esso alla fine viene messa in dubbio dagli stessi protagonisti che pensano di averla sognata causa uso di marijuana; il film si conclude con uno sketch che vede un prete raccogliere un pacchetto di spinelli. Bava quindi codifica anche l'elemento comico all'interno del racconto orrorifico, cosa, tanto per dire, che ad Argento è sempre riuscita maluccio. C'è però una spiegazione rispetto alla comicità visibile ne La Ragazza che Sapeva Troppo: il film fu prodotto in parte dalla AIP che pensava già alla distribuzione in USA e quindi fece pressioni su Bava perché inserisse diversi elementi comici che si pensava potessero essere graditi al pubblico statunitense. Nel complesso, anche avendo una consolidata esperienza nel genere e riuscendo ad intuire in anticipo l'identità del colpevole, La Ragazza che Sapeva Troppo sa garantire una notevole dose di suspance e in più di una sequenza è capace di regalare veri e propri brividi. Al di là dei meriti storici questo lavoro baviano è proprio un bel film, visibile da tutti, che piacerà soprattutto a coloro i quali amano le pellicole di Hitchcock. Per gli appassionati di giallo all'italiana La Ragazza che Sapeva Troppo è un vero e proprio passaggio obbligato.
Noto all'estero come: La fille qui en savait trop (Francia), The Evil in the Eye (UK e USA), A Rapariga Que Sabia Demais (Portogallo), La muchacha que sabía demasiado (Spagna), Obsession diabolique (Belgio), Olhos Diabólicos (Brasile).
* Nella fattispecie si tratta di "Furore" cantata da Celentano.
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
Il visto di censura del film è del 26 gennaio 1963 e la prima proiezione pubblica fu il 10 febbraio dello stesso anno ma il film fu girato fra il giugno e l'agosto del 1962, quindi io preferisco considerarlo un film di quell'anno.