La Frase dal Film:
"Questa donna prima di morire ha avuto di certo
rapporti sessuali o ha subito violenze. Il delitto tipico
di un uomo anormale afflitto da complesso di castrazione.
Rorschach ce lo insegna..." "Mmmm, ma
senti che roba! Ha la testa piena delle stronzate che insegnano
all'università. Buttano tutto sul sesso, sulla psicanalisi.
Secondo loro vorremmo tutti scoparci nostra madre, e che
cazzo!!!"
Poteva essere meglio. Nel senso che il
film ha l'aria di una grossa produzione in trasferta con
tanto di attori internazionali, uno su tutti un vecchio
Ray Milland, il mandante del mitico Dial M for Murder
(ovvero Il Delitto Perfetto di Alfred Hitchcock,
1954). Wow! Poi ci sono anche i veterani del cinema di casa
nostra tipo Mel Ferrer (L'Anticristo,
1974) e Howard Ross (5
bambole per la luna d'agosto, 1970) e il buon vecchio
Michele Placido che non ha bisogno di presentazioni. Il
risultato però disattende le aspettative soprattutto
sul versante del giallo che nicchia fra le scrupolose indagini
dell'ispettore Thompson ritenuto dai sui ex colleghi un
rompicoglioni, e l'ottusità della polizia che, come
in ogni giallo che si rispetti, non sa fare il proprio lavoro.
Più prurigginosi i drammi erotico-relazionali della
Di Lazzaro, che però assumono un vero significato
a film quasi finito. Per tutta la durata della pellicola
le due storie corrono parallele, giallo da una parte e dramma
sociale con vaghi toni di denuncia rispetto alla condizione
degli emigrati. Non si capisce perché ci dovremmo
sorbire Michele Placido novello Mimì metallurgico
ferito nell'onore e la Di Lazzaro che troieggia a più
non posso rendendosi insopportabile sia ai protagonisti
che allo spettatore. Poi, alla fine, la cosa si chiarisce
e salta fuori che La ragazza dal pigiama giallo
è, appunto, un giallo che tenta nuove strade narrative,
di quelle che gli amanti di Tarantino conoscono bene. Non
fatemi dire di più. Comunque è proprio la
struttura del film la cosa più riuscita, mentre le
singole parti che lo compongono sono discutibili. Poteva
essere meglio, quindi. Nel film comunque ci è dato
di vedere il culo della Di Lazzaro, che non è male,
quindi sempre la Di Lazzaro che per raccatare 100 dollari
si fa stantufare da due ciccioni sudati mentre il nipote
minorenne di quelli sta lì a guardare sotto shock.
L'attrice in questione ha in pratica concluso la sua carriera
all'inizio degli anni '90 e a quanto so la cosa è
in parte dipesa dalla morte del figlio e da una conseguente
depressione. Mi spiace per lei. Nel film compare anche in
una breve parte Eugene Walter nella parte del gay Dorsey,
attore che da quel de La
casa dalle finestre che ridono (1976) si ritrova in
un ruolo ambiguo. La scena in cui il cadavere della morta
viene imbalsamato e messo in bella mostra al museo (per
smascherare il colpevole) non è male, ma definirla
inverosimile è un eufemismo. Lo score musicale è
di Riz Ortolani ma vi consiglio di non perdervi le canzoni
interpretate da Amanda Lear, motivetti da club di scambisti
che ammorbano qua e là lo svolgimento dei fatti.
In generale non è un brutto giallo, comunque, e se
siete un po' distratti la soluzione dell'enigma potrebbe
sorprendervi; buttateci un occhio.
Noto all'estero come: The pyjama girl
case o The case of the girl with the yellow pyjamas
(USA e UK), La Chica del pijama amarillo (Spagna),