TRAMA

L'animalista Beth Winters (J. Morris) si reca in Australia per un reportage giornalistico. Nella cittadina di Granulla verrà presa di mira dai Backer, due macellatori folli, i quali decidono di aggredira la donna. Durante il tentativo di stupro i tre vengono sorpresi da un gigantesco cinghiale, il Razorback. Beth muore e suo marito Carl (G. Harrison) giunge in Australia. Ostacolato dai Backer, Carl riuscirà a fare giustizia di uomini e animali.


RAZORBACK - Oltre l'urlo del demonio
(titolo or.: Razorback - Australia - 1983 - 95min - Colore)

di Russell Mulcahy

GENERE
HORROR - THRILLER
IN BREVE
La storia è banale ma la realizzazione è davvero interessante.
WEIRD
SESSO
VIOLENZA
SANGUE
PAURA

 

La Frase dal Film: "Ho sezionato una scrofa due giorni fa e sai cosa ho scoperto? Che aveva un'ulcera da stress!" "I cinghiali si preoccupano?" "Sì, da qualche tempo c'è qualcosa che li angoscia".

Razorback: oltre l'urlo del demonio (ma il Demonio non c'entra nulla), rappresentò il lungometraggio di debutto del regista australiano Russell Mulcahy. In precedenza Mulchay si era fatto conoscere come uno dei registi di maggior gusto nel campo della musica. Molti dei video più noti della prima generazione di MTV furono diretti da lui, molti gruppi come i Duran Duran e gli Ultravox si avvalsero della sua mdp e lavorò anche per i Buggles in Who Killed the Radio Stars? (1981), che sembra essere il primo video musicale trasmesso dalla nota rete televisiva. Mulchay diresse quindi questo Razorback che fu accolto tiepidamente dal pubblico e dovette aspettare il 1986 per ottenere un vero successo internazionale con Highlander e la sua saga di immortali. Fra gli ultimi lavori del regista australiano abbiamo Resident Evil: Extinction (2007). Razorback, come detto, non ebbe un grandissimo successo di pubblico (anche se ebbe diversi riconoscimenti soprattutto per la fotografia) e i motivi forse sono proprio da cercare in quelli che sono i pregi maggiori della pellicola così particolare e a tratti weird da essere fraintesa dal mainstream. In effetti il film in sé presenta un plot decisamente famigliare con un animale feroce e fuori proporzioni che attacca l'uomo, uomo che (la cosa è qui meno velata che altrove) compie azioni contro la fauna e perciò, in qualche modo, si merita la vendetta incarnata dal mostruoso cinghiale. Insomma, Razorback sfrutta il filone animal horror lanciato da Lo Squalo (1975) e sposta il tutto nel deserto australiano. Le aggressioni dell'animale, i morti, lo scontro finale: non sono queste le parti più originali del film o comunque le parti che vale la pena ricordare. Mulchay riesce, ed è questo che colpisce della pellicola, a trasformare il già affascinante territorio desertico australiano in una landa colorata e distorta ricca di immagini e simboli surreali. Il cinema australiano ha avuto più volte un approccio mistico al proprio entroterra (Picnic ad Hanging Rock, 1975) e la cosa diventa ancor più evidente in questo film, che per alcune sue sequenze mi ha ricordato i film di Jodorowsky. Nel suo tragitto di salvezza attraverso il deserto, Gregory Harrison (nel film Carl) vaga per un territorio alieno con forti variazioni cromatiche e trovate davvero weird. In effetti la fotografia, la regia e le delle luci sono elementi molto curati nel film ma il regista non è capace solo di realizzazioni estetiche. Gli attacchi portati dal Razorback (un animatrone un tempo riuscito ma rivisto adesso un po' goffo) sono molto aggressivi e visivamente energici, ogni volta che l'animale appare, l'attenzione viene ricatturata caso mai si sia stati colti da noia. Ma Razorback, con tutte le sue stranezze (e nonostante queste) non è un film noioso e sa dispensare anche qualche momento inaspettato di paura. Peccato che il film non abbia attori di spessore ma solo interessanti macchiette, come ad esempio i due fratelli Backer, personaggi da futuro postapocalittico (a questo proposito il direttore alla fotografia, Dean Semler, ha lavorato anche a Mad Max 2, 1981). Nel complesso Razorback si rivela essere una felice sorpresa nel panorama dei film horror anni '80, molti dei quali affollavano un tempo in formato VHS le videoteche ma che in effetti erano pellicole di davvero bassa qualità tecnica.

FORSE NON TUTTI SANNO CHE...

Giarto a Broken Hill e Sidney ai Mort Bay Studios, Cameron Street, Balmain, New South Wales, Australia.

L'inizio del film, girato nella corte di giustizia riprende un noto fatto di cronaca in Australia che nel 1980 tenne banco in tutto lo stato. Il film Un grido nella notte (1992) con Maryl Streep ricostruì il fatto di cronaca. In partica la notte del 17 agosto 1980, vicino ad Ayers Rock Lindy Chamberlain uscì di casa gridando "Il dingo ha preso il mio bambino" dopo aver scoperto che Azaria, suo figlio di 10 settimane era stato sottratto dalla culla da un cane selvatico. I genitori furono condannati per omicidio e occultamento di cadavere. Nel 1986 fu trovato il vestitino di Azaria in un'area piena di tane di dingo; il caso du riaperto e nel 1988 i genitori vennero scarcerati e ricevettero un risarcimento per l'ingiusta detenzione.

Per il film fu costruito un animatrone di Razorback completamente funzionante che, ai tempi, costò 250.000 dollari ma che nel film, per intero, si vede solo un secondo.

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