TRAMA

La vita di Mitch (Perry Tiberio) senza Kim (Bethany Newell) non ha più senso. Il ragazzo va, disperato, a reclamare il suo amore nella Redsin Tower, una struttura fatiscente in cui Kim ed altri amici si sono infilati per fare bagordi. Ma la Redsin Tower ha una storia che vuole sempre essere raccontata.


THE REDSIN TOWER
(titolo or.: The Redsin Tower - USA - 2006 - 87min - Colore)

di Fred Vogel

GENERE
HORROR
IN BREVE
Il nuovo corso della Toe Tag di Vogel sembra essere il vecchio corso dell'horror. Finita la verve estrema di August Underground ora tocca fare i conti con i classici.
WEIRD
SESSO
VIOLENZA
SANGUE
PAURA

 

La Frase dal Film: "So, can I ask you girls a personal question?" "The more personal the better!" "Have either of you ever partecipated..." "In a what?" "What she's tryin' to say is if one of you ladies have partecipated in a threesome, well, or a foursome" "Not yet but... the night is young!"*

La Toe Tag Picture ci riprova. Gli stessi capeggiati da quel Vogel che aveva scosso il mondo dell'horror con la violentissima trilogia iniziata da August Underground (2001) si cimentano con un nuovo genere di orrore per loro, cioé quello che per noi comuni mortali è il classico horror. Il film, per quanto lineare, non è facilissimo da descrivere in quanto mescola diversi sottogeneri. E' un film drammatico, di una ragazzo lasciato dalla ragazza che non si dà pace per l'abbandono. Quindi è uno slasher ma anche un horror soprannaturale che presenta episodi di possessione demoniaca. A differenza delle pellicola precedentemente girate da Vogel, nella prima parte del film sono assenti situazioni di sangue, benché fin da subito si percepisce un'atmosfera di minaccia. L'interesse dello spettatore però può divenire altalenante perché se è vero che la progressione del film lascia aperte diverse soluzioni rendendo imprevedibile lo svolgimento (e questo è bene), dall'altro lato vedere un gruppo di giovani che fumano, bevono, parlano di sesso e si sballano suona tanto come una delle versioni più scontate del genere slasher. La prima parte del film va così, dunque, a metà strada fra la curiosità di sapere cosa ci sarà proprosto dopo e una serpeggiante noia derivata dal sopportare ciò che per anni ci è stato proposto da altri film. Con l'entrata dei ragazzi nella Redsin Tower, la solfa cambia. L'ambiente, ricostruito da quelli della Toe Tag è ben fatto, claustrofobico a sufficienza per instillare paura ma forse un po' troppo buio; le riprese ne risentono. In questo labirinto del male, i giovani che volevano solo divertirsi facendo sesso, incontreranno la morte a causa di un passato maledetto che pone forti parallelismi con la storia di Mitch e Kim. Come al solito, nei film di Vogel, per quanto scarcassati siano, davanti alla mdp si trovano sempre dei giovani e bravi attori: colpisce l'interpretazione nervosa di Perry Tiberio e la malinconica aura di Bethany Newell. Bravi entrambi. Gli altri ragazzi sono sempre sopra o sotto le righe. Recita anche Vogel ma la sua interpretazione passa inosservata. Quello che manca al film è un vero coinvolgimento nella storia, dal momento che le varie uccisioni ai danni dei ragazzi non provocano grandi turbamenti; oltre a Kim e Mitch è facile disinteressarsi alla sorte dei comprimari, messi lì in bella posta per essere massacrati. Gli ultimi trenta minuti del film rappresentano un buon esempio di SFX, il che non stupisce visto che le crudissime produzioni della Toe Tag si sono sempre distinte per la qualità degli effetti (hanno curato anche quelli di Murder-Set-Pieces, 2004). Che dire riguardo alla quantità di sangue mostrato o alla violenza delle immagini in The Redsin Tower? Nulla di estremo questa volta, o almeno nulla di paragonabile all'August Underground franchise. Non manca sangue, ovviamente, e non manca violenza: una scena di stupro presentata nel film è particolarmente "ben riuscita" e quindi ostica da sopportare. Comunque, tutto sommato, il livello di gore rientra nella normalità composta da quella caterva di horror con elementi forti ma accettabili dallo spettaore medio (spettatore appassionato di horror, of course). Qualche momento di paura non rende comunque il film di Vogel uno di quelli che ti entra sotto la pelle: come da "tradizione" con la Toe Tag il fine sembra essere sempre quello di scioccare piuttosto che di spaventare. In definitiva un horror indipendente direct-to-video con qualche momento valido e due spunti recitativi degni di menzione, il resto si perde sullo scaffale in mezzo a centinaia di altri horror semi-amatoriali. Solo per gli irriducibili.

* Trad: "Allora, ragazze posso farvi una domanda personale?" "Più personale è più è meglio!" Una di voi due ha mai partecipato a..." "A cosa?" "Ciò che lei sta dicendo di dire è se una di voi due, signore, ha mai partecipato ad un triangolo, be', o a un'ammucchiata" "Non ancora ma... la notte è giovane!"

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