La Frase dal Film:
"Allora, per quanto mi riguarda i film d'orrore non sono il mio genere, però vorrei tanto interpretare almeno una volta la parte di un personaggio che viene ucciso"
Terzo film dell'hexagon project J-Horror Theatre (gli altri due sono Infection (2004) e Premonition (2004). All'alba del 2005 di j-horror l'appassionato ne ha visti parecchi e, va da sé, quello che le prime volte terrorizzava, adesso fa meno paura. Le bambine coi capelli lunghissimi che facevano capolino da sotto il letto o da dentro l'armadio, adesso annoiano un po' e le storie di fantasmi giapponesi sono ormai originali quanto lo è lo slasher negli USA. Reincarnation presenta qualche elemento di originalità ma, tutto sommato, ricalca la ben nota mitologia j-horror, in questo caso compiendo una sintesi fra Ju-On (2002) e niente di meno che Shining (1980) di Kubrick. Nonostante la poca originalità dell'operazione il mix funziona bene anche se la suspense si perde qua e là fra le cose già viste in altri film; dal creatore di Ju-On ci si sarebbe aspettati di più. La storia, che ha delle interessanti premesse, non è comunque il piatto forte della pellicola poiché la vera forza del regista Shimizu non è mai stata la narrazione ma l'illustrazione di siparietti spaventosi legati da un'idea centrale: assolutamente indimenticabile in Reincarnation è la bambola, soprattutto nella scena finale quando cammina verso la protagonista per presentare poi allo spettatore un volto non molto dissimile da quello di Chucky de La Bambola Assassina (1988). Il risultato è che il film offre alcune sequenze molto valide ma la tensione non regge per un'ora e mezza e lo spettatore arriva al termine della visione un poco annoiato ma con una o due scene fisse negli occhi. Il regista, come per Ju-On, non fa mancare nel suo film alcuni giochetti visivi finalizzati a con-fondere passato e presente in una dimensione quasi onirica e/o allucinata che crea non poche perplessità nello spettatore rispetto allo svolgimento dei fatti. Non sempre spaventoso ma decisamente affascinante. Nonostante il piano narrativo non sia l'elemento più solido del film, Reincarnation presenta un punto d'interesse a livello tematico. La pellicola è metacinematografica nel ritrarre il film nel film ma soprattutto compie una considerazione sul valore del j-horror, considerazione che non vale solo per il paese del sol levante ma può essere estesa a tutto il pianeta. Nel film, un professore universitario (interpretato da Kiyoshi Kurosawa, regista di Pulse, 2001) sostiene che la reincarnazione non ha altro valore se non quello socio-psicologico, ma si capisce che la gente comune (studenti compresi) la pensano diversamente. Il regista che ha pianificato di girare una ricostruzione del dramma avvenuto nell'hotel dice chiaramente che la sua finalità è dare, con il suo film, pace alle anime della gente che fu uccisa. Insomma Reincarnation suggerisce l'idea che il j-horror evochi e si aggrappi alle radicate credenze del popolo e in qualche modo ne esorcizzi le paure di qualsiasi natura esse siano. Non si tratta quindi di puro intrattenimento ma di un movimento, di una dinamica socioculturale che parla direttamente al cuore e alle anime. Che l'horror esorcizi le paure inconsce dello spettatore appassionato di tale genere di cinema, è cosa molto più vera (e sensata) di quanti invece sostengono che l'appassionato di horror sia fondamentalmente un morboso che ama vedere immagini truculente. In tutti i casi Reincarnation non riesce ad assurgere a capolavoro del horror e rimane un modesto film con i suoi buoni momenti. Il produttore Taka Ichise, che sta dietro al successo di Ringu (1998) e Ju-On, si è trattenuto saggiamente i diritti di questo film che ha diffuso all'attenzione globale nel 2006 grazie all'Horror Fest (8 films to die for) con la spinta della Lions Gate; la volontà, ovviamente, è quella di farci un bel remake che possa andare bene al mainstream occidentale. Non è detto che alcuni difetti dell'originale non vengano rettificati nel remake.
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
Nell'hotel del film compare la stanza numero 227, omaggio alla stanza di Shining (1980) numero 237. Dieci numeri in meno di doveroso rispetto!