La Frase dal Film:
"Senza la morte la vita non ha senso"
Si pone spesso un paragone fra il cinema italiano e quello francese quando si vuole rimarcare il fatto che noi e i cugini d'oltralpe siamo quelli che, duri e puri, non cediamo alle lusinghe dello stile americano e facciamo un cinema "pensato" e d'impegno. Poi però salta fuori che la Francia li tira fuori i soldini per operazioni accattivanti e all'avanguardia mentro noi stiamo a menarcela dandoci Cento Colpi di Spazzola allo specchio, così che in quattro e quattr' otto il cinema del Bel Paese si trova Tre Metri Sotto Terra! E mi fermo qui. Renaissance è una pellicola che va ad accrescere le fila del neonato genere che ha preso il nome di "Graphic Movies"; film che si esprimono con una sensibilità fumettistica. Fratello, quindi, di 300 (2007) e di Sin City (2005). Il risultato raggiunto, esaltato da un secco uso del bianco e nero (e pochi toni di grigio nonché due sequenze in cui si vedono altri colori), rende Renaissance un interessante esperimento di tecnica 3D che ha tratto in inganno più di una persona, compreso il sottoscritto*, che hanno creduto si trattasse di una forma molto raffinata di rotoscoping**, tecnica usata Richard Linklater in Waking Life (2001) e A Scanner Darkly - Un oscuro scrutare (2006). Il risultato è visivamente superbo e farà andare in brodo di giuggiole tutti coloro che hanno passato ore ed ore a leggersi fumetti di casa Bonelli (ma, per stare in tema col sito, perché non citare Splatter, Mostri, Gore Scanner e Blob... chissà chi se li ricorda!). Volckman e la sua crew hanno passato sei anni chiusi in uno studio d'animazione in Lussemburgo con un budget di 14 milioni di euro per tirare fuori questo prodotto che ha il non piccolo pregio di stupire lo spettatore. Le scene d'azione presenti nel film esaltano non solo la tecnica con cui è stato realizzato il film ma anche la scelta di creare una Parigi futuristica in cui l'antico e il moderno coesistono. Debitore delle atmosfere di Blade Runner (ma quale film futuristico non lo è?!), Renaissance mischia cupi scenari in cui l'architettura e la pubblicità aerea schiacciano la vita che brulica sotto di esse, ed altri in cui la cattedrale di Notre Dame sembra integrarsi alla perfezione con un sagrato fatto di plexiglass, il tutto a misura d'uomo. Il film di Volckman richiama Blade Runner (1982) per diversi particolari oltre che per l'ambiente futuristico: il duro investigatore che si trova ad indagare su una multinazionale, ma soprattutto la riflessione sulla vita e sul suo senso. Il tono da film noir, comunque, più che richiamare il film di Ridley Scott, fa tornare alla memoria il segmento "A detective Story" visibile in The Animatrix (2003); anche qui si trattava di un noir futuristico stilizzato in bianco e nero. Volckman, insomma, rimane ancorato ad una visione del futuro minimalista, più verosimile rispetto ad altri lavori fantascientifici francesi usciti di recente (leggi Immortal ad vitam, 2004). Se c'è un elemento debole in questo film si tratta della trama, che segue lo standard del noir non evitando i clichés del genere. C'è l'eroe senza paura, il manager spietato, la bella ambigua che lega con l'eroe e pure il boss della mala con il quale il protagonista è in un rapporto di semi-amicizia. Nonostante l'innata capacità del genere noir di trasmettere allo spettatore il proprio stato d'animo "depresso", Renaissance sembra più preoccupato di dare sfoggio dell'animazione e degli effetti speciali, creando così una certa distanza emotiva fra lui e lo spettatore. Lo svolgersi della storia e i sottesi etico-scientifici non offrono nulla di nuovo a coloro che hanno già fatto partica con altre pellicole fantasciantifiche e d'azione. Il personaggio più interessante nella storia è il protagonista Karas e non perché la sua personalità risulti particolarmente sfaccettata, ma per il fatto che in qualche modo rappresenta uno 007 catapultato nel 2054. Molti hanno fatto notare la somiglianza di Karas con Sean Connery da giovane ed inoltre Daniel Craig (il Bond di Casino Royal, 2007) presta la voce al protagonista di Renaissance. Naturalmente il paragone non si limita all'aspetto fisico ma può essere esteso alle gesta: letale coi nemici, gagliardo con le donne. Come Luc Besson, il regista Volckman non è indifferente alle influenze mainstream di Hollywood ma il suo lavoro, più che una copia, è una sintesi dal forte impatto visivo. Nonostante le debolezze del plot, lo stato dell'arte delle immagini tengono lo spettatore inchiodato allo schermo fino alla fine della storia. Renaissance non è quindi un capolavoro ma si può ben dire che si tratti di una pellicola unica ed originale, sicuramente molto differente da ciò che si vede di solito nei cinema e merita tutta l'attenzione da parte di coloro che vanno in cerca di film weird. Ne consiglio l'acquisto se non altro per l'originalità e la tecnica.
* Ringrazio l'amico Krausto per avermi segnalato il fatto che il film ha fatto uso di 3D e motion capture ma non di rotoscoping.
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
**Tale tecnica, denominata anche solo "Roto" fu inventata da Max Fleischer nel lontano 1914. Si tratta di una tecnica d'animazione nella quale gli animatori disegnano le linee utilizzando come base (come se ricalcassero) i fotogrammi di un film. Originariamente, le scene pre-registrate venivano proiettate su un vetro ghiacciato e ridisegnate da un animatore. Lo strumento per realizzare questa tecnica si chiamava "rotoscope". Attualmente il processo è stato trasferito sui computer e lo si definisce "interpolated rotoscoping".
La scena della doccia, più che altro la ripresa dal basso in alto del bocchettone dell'acqua, è un omaggio a Psycho (1960).