La Frase dal Film:
"Quando stavo a San Carlo mi sono svegliata di notte e non sono riuscita a toccare il mio rosario. Ho tentato, ma c'era qualcosa che me lo impediva, come se d'un tratto non fossi più me stessa, e poi è successo di nuovo, stanotte, e c'erano delle facce e delle voci che gridavano che ero una lurida sgualdrina"
Requiem è la trasposizione cinematografica della triste sorte toccata a Anneliese Michel, giovane tedesca schizofrenica che si riteneva posseduta dal Diavolo e che, sfortunatamente, è stata presa sul serio proprio da coloro che l'avrebbero dovuta proteggere dal suo male. Chi fosse interessato alla storia può leggere sotto. Molto più attenti alle sottili cause del disagio psichico della ragazza (che nel film prende il nome di Michaela), piuttosto che perdersi in motivazioni soprannaturali, Schmid e lo sceneggiatore Bernd Lange, evitano tutti i clichés del genere "demoniaco" e portano la narrazione verso un profondo livello emotivo. Il regista va anche apprezzato per aver concluso il film prima dell'inizio delle estenuanti sedute di esorcismo e ovviamente prima della morte della giovane. L'impostazione del film non è documentaristica ma l'aria che si respira è quella da cinema verité, con un uso molto moderato dei mezzi tecnici. Per sortire l'effetto "verità" e ricreare una dimensione intima, si fa largo uso dei prim ipiani e della mdp a mano (o "shaky-cam" che genera una ripresa mossa come lo sguardo umano), tecnica di cui ultimamente si abusa ma che in Requiem trova un motivo d'essere. La sceneggiatura è asciutta ma i dialoghi fra i protagonisti lasciano trasparire una dimensione psicologica e valoriale che potrebbe dare adito a molte interessanti discussioni. Una su tutte: come sia più facile per alcuni accettare un delirio piuttosto che ammettere i propri limiti e gli errori ad essi connessi. Alcune inevitabili lentezze del film vengono compensate dalle performances attoriali, soprattutto da quella della protagonista (e siamo solo al suo secondo film) che riesce a trasmettere una quantità di emozioni diverse. Davvero notevole. Niente male neppure la prova dei due attori che interpretano i genitori di Michaela. Requiem è un dramma non convenzionale con sottili sconfinamenti nell'horror che evita qualsiasi sensazionalismo. Da guardare in accoppiata con The Exorcism of Emily Rose (2005), tratto dallo stesso fatto di cronaca, per porre un paragone su due modi diversissimi di trattare uno medesimo tema. Requiem è da vedere, e ne suggerisco la visione soprattutto a coloro che studiano o si dilettano con le scienze psicologiche.
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
Ecco un breve resoconto della vita di Anneliese Michel. La ragazza nacque il 21 settembre 1952 a Leiblfing. Crebbe a Klingenberg am Main, un piccolo borgo bavarese. La sua famiglia era fortemente cattolica e la giovane crebbe come persona profondamente religiosa. Nel 1968 iniziò a soffrire di quelli che parevano attacchi epilettici e alla clinica psichiatrica di Würzburg le fu infatti diagnosticato un disturbo epilettico. Nel novembre del 1973 Anneliese iniziò un trattamento col Tegretol (carbamzepina) che ha poco o nulla a che fare con i disturbi psicotici. Durante il trattamento i genitori della ragazza si rivolsero ai preti locali per ottenere un esorcismo. Si rifiutarono tutti in quanto il Rituale Romano, che governa l'esorcismo, è molto severo rispetto alle prove che devono essere addotte perché si agisca con un atto così estremo. Ma siccome se si cerca bene un deficiente lo si trova sempre, la famiglia Michel trovò un prete, Padre Ernst Alt, che concordava con l'ipotesi della possessione. Quest'ultimo, che aveva credito come esperto in esorcismi, ebbe il via libera dal vescovo di Würzburg, Josef Stangl nel settembre del 1975. Il vescovo incaricò il prete Arnold Renz di compiere l'esorcismo con l'aiuto di Padre Alt. Dodici mesi prima che la ragazza morisse, furono interrotte le cure mediche e gli esorcismi ebbero inizio: questi avvenivano segretamente nella camera da letto dei genitori di Anneliese e duravano un'ora ciascuno. I demoni che "possedevano" la ragazza si presentarono con questi nomi: Giuda Iscariota, Nerone, Caino, e Adolf Hitler. Qualsiasi persona con un minimo di decenza e intelletto a questo punto si sarebbe fermata e avrebbe indirizzato la ragazza (e i genitori e i due preti) a cercare aiuto psichiatrico, ma l'allegra combriccola proseguì nel delirio condiviso. Il primo luglio 1976, Anneliese Michel morì nel sonno. Lei aveva predetto che si sarebbe liberata dei demoni in quel giorno. L'autopsia rivelò che la causa della morte era stata la malnutrizione e la disidratazione derivate da quasi un anno d'inedia e sfiancamento da attribuirsi alla psicosi e allo stress di subire gli esorcismi. I due preti furono accusati di omicidio e la Santa Madre Chiesa, che aveva autorizzato l'esorcismo, cambiò di colpo opinione dicendo che la ragazza in effetti soffriva di turbe mentali. Squallidi, ma non meno dei genitori che prima del processo chiesero la riesumazione del corpo della figlia in quanto (scrivo ma mi sto innervosendo seriamente) una suora carmelitana del distretto di Allgäu nel sud della Baviera, gli aveva scritto, sostenendo che aveva avuto una visione secondo la quale il corpo della ragazza non si era decomposto e questo avrebbe provato la natura soprannaturale del fatto. Il motivo ufficiale addotto dai genitori fu che la cerimonia funebre era stata organizzata in fretta e avevano scelto una bara troppo economica! Il 25 febbraio 1978 fu riesumato il corpo che ovviamente presentava evidenti segni di deterioramento. Il cadavere della povera Anneliese fu posto in una bara nuova di pacca. Attualmente la tomba della ragazza si trova a Klingenberg am Main ed è meta di pellegrinaggio per coloro che credono che la donna fosse una devota che dovette patire sante sofferenze per diventare uno spirito che ora assite le anime in Purgatorio. I meno religiosi ritengono, qua e là per la Germania, che il fantasma di Anneliese infesti le classi di alcune scuole. Che tristezza.