La Frase dal Film:
"Il virus-T procura una scarica potente sia alla crescita cellulare sia a quegli impulsi elettrici, in parole povere rianima il corpo" "Fa resuscitare i morti?" "Non completamente. Gli individui hanno le funzioni motorie più semplici, forse un briciolo di memoria ma letteralmente nessuna intelligenza. Sono spinti dalla pulsione più elementare, dal bisogno primario" "Che sarebbe?" "Il bisogno di nutrirsi"
Il videogioco Resident Evil, lanciato dalla Capcom, apparve in Giappone la prima volta nel 1996, col titolo 'Biohazard'. Il "survival-horror", genere videoludico a cui appartiene Resident Evil (e il cui altro noto esponente è Silent Hill), ha conquistato il cuore di diversi hardgamers e questo perché ha saputo mixare l'azione sparatutto di vecchie guardie splatter tipo Doom (da cui il film Doom, 2005) e altri vecchi titoli horror basati però più sull'atmosfera (Alone in the Dark da cui l'omonimo film del 2005 che di bello aveva solo la locandina). L'utilizzo di protagoniste ed eroine femminili in tali videogiochi non ha turbato i maschietti e, nello stesso tempo, a conquistato anche la fetta delle videogiocatrici. Successone di mercato. Il designer del videogioco Resident Evil, Yoshiki Okamoto, ha ammesso già da tempo la forte influenza nel suo lavoro di film quali La Casa (1981) e dei film di Romero (La notte dei morti viventi, 1968 e seguiti). Quindi se ne potrebbe dedurre che il film Resident Evil sia di terza mano, cioé si tratta della riduzione cinematografica di un videogioco che è una rielaborazione di altri film. Da questo, ma non solo da questo, un certo grado di derivatività che aleggia per tutto lo svolgimento di questo fanta-horror-action. Dal momento che Romero, a cui fu offerta la regia del film, rifiutò per divergenze artistiche, ci si rivolse al più "funzionale" Paul W.S. Anderson che già nel 1995 si era cimentato con la riduzione cinematografica di un altro videogame (Mortal Kombat). Meno grezzo di quest'ultimo titolo videoludico, Resident Evil offre ad Anderson almeno un canovaccio per mostrare le sue doti registiche; in effetti il film si apre con un certo gusto estetico nell'Alveare per poi passare al risveglio di Alice (la sempre bella e algida Milla Jovovich) che vaga per la villa finché un reparto speciale non la porta nell'inferno sotterraneo. Qui però il film si perde. Si iniziano ad inanellare sequenze d'azione ad "alto" intrattenimento, orde di zombies, cani mutanti e mostri altrettanto mutati la cui qualità tecnica (mi riferisco alla CG) non è inecceppibile. Ma non stiamo a fare le pulci alla tecnica effettistica. Piuttosto mi pare che lo spettatore possa perdersi fra nomi e interpreti ancor prima di aver conquistato una certa dimestichezza con gli stessi personaggi del film. Si passa di stanza in stanza, di sequenza in sequenza come si stesse davvero col joypad in mano, a discapito di una trama che si fa sempre più debole e sempre più mirata all'accumulo. L'idea di eliminare di colpo quattro membri del team militare in una volta sola, in un corridoio che ha dei mezzi di difesa molto simili a quelli visti in Cube - Il Cubo (1998), dà la misura dell'importanza dell'azione a discapito delle dinamiche fra i personaggi. Il film entra così nel tunnel della routine, ivi comprese i balzi ginnici della Jovovich che di certo deve aver apprezzato molto Matrix (1999). Il gorehound non apprezzerà il fatto che, a parte qualche scena di sangue abbastanza asettica, tutto ciò che sarebbe potuto essere truculento viene tagliato col nero e sottolineato da forti rumori; ma il gioco delle porte che si aprono fragorosamente, che si chiudono fragorosamente e che esplodono ancor più fragorosamente, non fa balzare sulla sedia e se fa paura è solo per una mera risposta fisiologica agli stimoli eccessivi (tenete conto che a volte, come in questo caso, uso le cuffie mentre guardo il film quindi anche uno spillo che cade ha un suo effetto). Come nei videogiochi del genere i personaggi vagano per spazi tetri e se accendono o spengono qualcosa, da qualche altra parte accade qualcos'altro (si apre o si chiude una porta, etc...). I dialoghi si riducono ad esclamazioni, comandi o spiegazioni che servono giusto allo spettatore per non perdersi nel dedalo dell'Alveare. Fra gli attori, oltre alla Jovovich che pare una legnosa Lara Croft con meno tette, si distingue Michelle Rodriguez nei panni della dura Rain Ocampo, volto noto agli appassionati della serie tv Lost. Nonostante le diverse critiche, il film si fa guardare e soprattutto non annoia; dopo tutto Resident Evil non è di certo una delle peggiori riduzioni cinematografiche di un videogioco ed il furbo e dinamico mix di horror ed azione ha presa sullo spettatore così come aveva conquistato molti hardgamers. L'atmosfera si è persa ma il prodotto è quello perfetto per essere accompagnato da coca e popcorn, in quanto il rumore dello sgranocchio non vi farà certo perdere dei dialoghi essenziali. Qua e là, in questo ennesimo film che mette in guardia il mondo dalla distopia da Grande Fratello, ci si diverte. Quindi ben venga.
Seguito da Resident Evil: Apocalypse (2004) e Resident Evil: Extinction (2007); previsto un quarto capitolo nella saga che i ben informati dicono s'intitolerà Resident Evil: Afterlife.
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
Il film è costato circa 32 milioni di dollari, ed è stato girato fra il 5 marzo 2001 ed il 19 maggio dello stesso anno. Girato a Toronto (Canada), negli studios di Adlershof (Berlino), Londra, Babelsberg, Potsdam e Brandeburgo (Germania). La scena nel tunnel è stata girata alla fermata della metropolitana Reichstag di Berlino.
L'idea della stazione biologica sotto terra può essere fatto risalire ad Andromeda (The Andromeda Strain, 1971).
La scena finale del film, compreso il giornale con il titolo "The Dead Walk!" richiama la scena iniziale de Il Giorno degli Zombi (1985).
L'edizione speciale in DVD include un finale alternativo. Sei mesi dopo l'incidente a Raccoon City, Alice, vestita stile Matrix (1999) va al quartiergenerale della Umbrella per cercare Matt. Il sistema di sicurezza la identifica e tutte le guardie sfoderano le armi. Alice tira fuori le sue, la mdp fa un primopiano e si sente uno sparo; segue un primissimopiano dell'occhio di alice che si chiude.
Descrivendo come gli esseri umani possono essere rianimati, la Regina Rossa sostiene che, dopo la morte, i capelli e le unghie continuano a crescere. Questa è un'idea comune ma errata. Unghi e capelli non crescono nei cadaveri, bensì è la pelle a ritirarsi e a seccarsi, dando la falsa impressione di crescita.
Il regista Romero fu contattato per dirigere il film ma lasciò il progetto nel 1999 per divergenze artistiche rispetto allo script. Il progetto rimase fermo oltre un anno finché non fu ingaggiato Anderson.
Il titolo originale del film sarebbe dovuto essere Resident Evil: Ground Zero, scelta scartata dopo la tragedia dell'11 settembre.
Il primo piano dell'occhio della protagonista, un po' un marchio di fabbrica della saga, è preso direttamente dal primo videogioco della serie uscito nel 1996.
Alla fine dei titoli di coda viene riproposta una frase detta dal soldato Michelle Rodriguez: "Quando esco da qui voglio farmi una scopata" (VO: "When we get out of here, I think I'm gonna get laid").
Il film presenta diverse connessioni con la novella 'Alice nel paese delle meraviglie': 1) Il nome della protagonista; 2) Il nome dell'intelligenza artificiale che governa l'Alveare: La Regina Rossa; 3) La decapitazione come forma di uccisione in seguito al fatto che la regina pretende la vita degli infettati; 4) Nel film c'è un fermacarte di 'Alice nel paese delle meraviglie'; 5) Per testare il Virus-T si utilizza un coniglio bianco; 6) Per entrare nell'Alveare i protagonsti attraversano un vetro a specchio; 7) Kaplan si lamenta del tempo che manca, così come nella novella fa il Bianconiglio; 8) Matt, come il millepiedi Brucaliffo, è seduto su una parte rialzata quando Rain e JD sentono il primo zombie (la cosa viene fatta notare nel commentario del dvd).
Nel film il falso marito di Alice si chiama Spencer, riferimento al primo videogioco della serie che si svolge in una proprietà chiamata "Spencer Estate".
Il termine "zombie" non viene mai pronunciato, nonostante il film tratti proprio di questo.
Il presidente della Capcom Giappone e quello della sede USA compaiono nei panni di due zombies.
Il nome della protagonista, Alice, non viene mai pronunciato, scritto o identificato se non alla fine con i titoli di coda.
Tornati al corridoio con i laser che portano alla camera della Regina Rossa, si nota che i corpi dei cadaveri sono spariti. Questo è un riferimento ai videogiochi in cui i morti spariscono dall'ambiente se si abbandona un'area e poi si ritorna in quella.
Il codice che Kaplan ha difficoltà a ricordare è 04031965; il regista Anderson è nato il 4 marzo 1965.
La crew ebbe molto da fare a causa dei cani che, più che essere aggressivi, si aggiravano sul set a leccare il sangue finto e a mangiare.
Agli attori principali fu consigliato di esercitarsi col videogioco anche per entrare di più nella parte. Siccome molti attori non fecero in tempo (o non avevano voglia) di completare il gioco, si fecereo delle copie di filmati di hardgamers che avevano completato il gioco.
La versione tedesca del film è tristemente famosa per il doppiaggio scarsissimo: così pessimo che alcuni l'hanno definito "pornosynchro".
La guardia zombie che attacca Alice dopo l'apparizione del primo cane zombie è Jaymes Butler, ex Navy SEAL e coordinatore degli stunt.
Durante tutte le riprese, Milla Jovovich, fra uno stunt e l'altro, fra un movimento inconsulto e l'altro, è riuscita a ferire tre diversi membri della crew, compreso il regista che si è trovato con un occhio nero. Va anche detto che i piccoli tagli e ferite che si vedono sul corpo della bella attrice erano tutti veri, assolutamente non frutto di make-up. La Jovovich si è fatta tutte le scene d'azione da sola, tranne una in cui il suo agente ha preteso la controfigura perché temeva che Milla finisse strangolata.
MI VUOI COGLIONARE?! ovvero...Se la casa è
stregata, perché vai in cantina?!
Mi si spieghi perché, se nel corridoio con il laser, il laser stesso può diventare una griglia da cui è impossibile sfuggire, i primi passaggi li fa con un raggio solo che può essere evitato. Suppongo sia il solito e noto cinico senso dell'umorismo delle intelligenze artificiali.