La Frase dal Film:
"Tutti parlano di questa storia del video maledetto.
La conosci?"
Tratto da un romanzo Ringu di
Kôji Suzuki, ecco il più grande successo horror
cinematografico arrivato dal Giappone che ha portato gli
USA alla nuova moda del remake di opere orientali; in questo
caso il prodotto americano è il (più) noto
The Ring (2002) di Gore Verbinski. Nonostante il
lavoro occidentale sia di tutto rispetto, modificato al
meglio per incontrare il gusto del mainstream, Ringu
di Nakata rimane l'originale e perfetto melange di thriller
psicologico, plot intrigante ed un certo numero di momenti
di pura paura senza nemmeno una macchia di sangue. Il tutto,
prodotto in un periodo in cui non si era ancora (?) sazi
di spiriti anemici dai lughi capelli corvini. Nakata aggiorna
il vecchio tema del fantasma innestandolo nell'era tecnologica,
interpretando i timori della società alla fine del
XX secolo, condensando quello che una volta era il libro
maledetto, la cripta o lo specchio in un semplice VHS di
PVC. Il terrore dunque viene dalla TV, amica migliore di
molti giovani e contemporaneamente motore primo della solitudine
di una generazione. I fatti si svolgono in maniera lineare,
gli effetti a cui si affida il regista sono semplici e la
paura non arriva dall'insolito, ma è presente direttamente
nelle case. Si potrebbe far osservare che questo cinema
orientale abbia rinnovato e rivoluzionato il concetto di
orrore, ridimensionando le megaproduzioni slasher, sanguinolente,
stupide e, a dirla tutta, prive di reali momenti inquietanti.
E per quanto ci si possa assuefare ai fantasmi in camicione
bianco coi capelli lunghi che vagano in camera da letto
mentre dormiamo, la visione di questi sarà sempre
estremamente più orrorifica (poiché più
"reale", "possibile", vicina alle paure
infantili e quindi più profonde) di un rincoglionito
con la maschera da hockey che decapita adolescenti infoiati.
Al di là del successo ottenuto e del culto riservato
a questa pellicola che ha sdoganato definitivamente il cinema
di paura made in oriente, bisogna ammettere che esistono
film horror orientali migliori di questo Ringu,
sia a livello tecnico (Two Sisters,
ad esempio) sia a livello di fear level (Ju-On,
o meglio ancora Pulse), ma occorre
anche riconoscere la seminalità di questo film di
Nakata la cui onda lunga non sembra ancora esaurirsi. In
conclusione, chiunque ami le storie di fantasmi e desideri
guardare una pellicola di qualità che mantenga i
brividi che promette, si procuri questo Ring. Della
novella originale di Suzuki sono stati tratti sequels e
serie tv più o meno di successo: vale la pena segnalare
il seguito The Ring 2 (1999) e
il più scarso terzo capitolo Ring
0 - The Birthday (2000). Ma è su questo film
del 1998 che dovete concentrare la vostra attenzione, anche
perché Ringu ormai è divenuto un
cult movie che non può mancare nella vostra videoteca
privata.
FORSE TUTTI NON SANNO CHE...
Il titolo del film e del libro, più
che essere riferito alla circonferenza del pozzo (cosa più
palese nel film del 2002), vuole richiamare l'idea della
catena delle persone che si distribuiscono il VHS, ma anche,
più prosaicamente, al suono del telefono che squilla
per dare la ferale notizia.
L'effetto di Sadako che esce dal pozzo
è stato realizzato in maniera molto semplice. Rio
Inou, studente del teatro Kabuki, molto portato ad una recitazione
enfatica specialmente nei movimenti, ha studiato insieme
al regista il modo migliore per rendere i movimenti della
ragazza. Inou fu filmato mentre camminava all'indietro e
quindi la pellicola fu fatta girare al contrario: il risultato
è la camminata innaturale di Sadako.
Il personaggio di Yamamura Shizuko è
basato su una persona reale, Mifune Chizuko, nata nel 1886
nella prefettura di Kumamoto. Si diceva che Chizuko avesse
il dono della preveggenza. Dopo una dimostrazione tenutasi
nel 1910 fu sbugiardata e quindi la donna si suicidò
l'anno dopo gettandosi in un vulcano.
Ringu è il film horror
che ha incassato più soldi nella storia del Giappone.
Kôji Suzuki per scrivere la sua novella
ha preso ispirazione dal suo film horror preferito: Poltergeist
(1982).