TRAMA
La vita e le "opere"
di Roberto Succo, nato a Mestre il 13 aprile 1962 e morto suicida
(in circostanze poco chiare) nel carcere San Pio X di Vicenza
a 26 anni il 22 maggio 1988. Roberto uccide prima il padre e la
madre, evade dal manicomio criminale, gira fra la Francia e la
Svizzera per un anno e mezzo uccidendo persone e legandosi sentimentalmente
a Léa (nella realtà Sabrina). Verrà catturato
e, come già detto, morirà in prigione.
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ROBERTO
SUCCO |
(titolo
or.: Roberto Succo -
FRANCIA - 2001 - 124min - Colore) |
di Cedric
Kahn |
| GENERE |
THRILLER - DRAMA |
| IN BREVE |
Film biografico
su un serial killer di casa nostra |
| WEIRD |
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| SESSO |
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| VIOLENZA |
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| SANGUE |
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| PAURA |
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La Frase del Film:
"Di mestiere ammazzo la gente"
Queste le parole di Succo, un serial
killer che ha esercitato un grande fascino sul pubblico
francese al punto di trarne un film ma anche un libro ed
un dramma teatrale. Il film, che è piaciuto poco
ai parenti delle vittime, parte lento e silenzioso ed ha
tutto il sapore di certi film per la TV italiana. Nel proseguimento
della storia però, lo spettatore "entra in sintonia"
(strano usare queste parole in riferimento al film su un
serial killer, dato che una delle loro tipiche caratteristiche
è l'incapacità di sviluppare contatto empatico)
con il folle modo di fare di Succo e soprattutto con il
metodo recitativo dell'esordiente Stefano Cassetti, insegnante
di educazione tecnica a Marsiglia. La storia intriga, come
spesso accade con i film di questo genere, ma soprattutto
quello che sembra il limite maggiore di questo film, ovvero
una certa distanza e freddezza nella regia e nell'interpretazione,
rapisce come e più di una ricostruzione documentaristica.
Naturalmente, rispetto alla realtà, il film sottolinea
di molto il rapporto "amoroso" fra il killer e
la sua ragazza (un po' fuori di melone anche lei, ovviamente)
ed in questo asseconda il pubblico che si troverebbe troppo
a disagio rispetto ad una storia permeata solamente di follia.
La pellicola si discosta dagli esempi di Killer sublimi
à la Hannibal, da amare più che da
temere, ma non riesce comunque ad evitare una certa mitizzazione
dello psicopatico e di una sua certa carica anarchica affascinante.
Su questo punto questo genere di film peccano di ambiguità;
come sa qualsiasi psicologo la realtà della psicopatia
è drammaticamente ben diversa. Comunque nessuno diverrà
mai pazzo a causa di un film! Ne consiglio sicuramente la
visione ma non credo sia un film adatto per una Blockbuster
night.
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