La Frase dal Film:
"In quell'uomo c'è qualcosa che mi fa paura" "Paura? Ma se non si regge neanche in piedi!" "Anche Cristo si presentava come un essere debole"
Tardo film hammeriano, di quelli che, per rinnovarsi e andare incontro ai nuovi gusti del pubblico, abbandonarono le consuete atmosfere gotiche tentando variazioni morbosette in tema thriller tardo '60/'70, cioè con molti più elementi sessuali. Rose rosse per il demonio è stato definito da più parti un "fallimento interessante". In effetti lo script di Christopher Wicking, validissimo sceneggiatore emerso nel rinascimento anglo-horror (con pellicole quali La rossa maschera del terrore, 1969; Terrore e terrore, 1969; Exorcismus - Cleo, la dea dell'amore, 1971; I terrificanti delitti degli assassini della via Morgue, 1971), esprime un rifiuto per le canoniche atmosfere vittoriane, decostruendo i goticismi e lo scientismo tramite l'inserimento dell'elemento psichiatrico, ma non tanto il lato medico di quella scienza (Falkberg è un medico ripudiato, più affine alla psiche che al soma) bensì gli elementi legati all'inconscio e quindi ai malanni dello stesso, secondo il paradigma inaugurato da Hitchcock e poi diffusosi ampiamente nei decenni '60/'70 con derive connesse alla psicopatologia sessuale. Quindi qui siamo nell'ambito di un Krafft-Ebing piuttosto che di un Von Frankenstein. Benché questa variazione avrebbe avuto le potenzialità di sortire in una storia interessante, tuttavia Peter Skyes, regista minore dell'horror britannico (L'altro corpo di Anny, 1971; La casa degli orrori nel parco, 1973) famoso più che altro per aver diretto l'ultimo film Hammer ad aver avuto distribuzione cinematografica (Una figlia per il diavolo, 1976), realizza senza troppa sfarzo, usando una fotografia e delle scenografie sobrie, forse troppo. Un grosso problema è che il plot non risolve chiaramente la dinamica, per altro ben rappresentata in alcune scene, fra incesto e malattia ereditaria o se gli stessi figli siano un prodotto della follia del barone. Ma quel che è peggio è il fatto che esauritasi la variazione psicologico-incestuosa, il film precipita all'indietro recuperando le più tipiche situazioni dell'horror d'antan, ovvero eroe romantico, popolino scatenato contro il barone, servo brutale e inquietanti giri per i boschi. Quindi l'impressione generale è che Rose Rosse per il Demonio cerchi di profilarsi come un horror moderno (per i tempi, s'intende) ma non abbia il sufficiente nerbo per sperimentare passaggi originali ricadendo quindi su paradigmi più vecchi che classici. Tuttavia non tutto è da buttare: la bella protagonista veicola una buona dose di erotismo e l'atmosfera globale mantiene quel quid di fascino tanto amato dai fans della Hammer. Vedibile, ma solo dalla vecchia guardia.
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
Le scene nella foresta sono state girate al Black Park, Iver Heath, Buckinghamshire (UK).
Robert Hardy rimpiazzò Eric Porter all'ultimo minuto, dato che quest'ultimo andò a recitare ne Gli Artigli dello Squartatore (1971), realizzato simultaneamente a Rose Rosse per il Demonio. Il film però rimase fermo per oltre un anno e distribuito poi in double bill con Perché il dio fenicio continua ad uccidere? (1972).
Il ruolo di Elisabeth era stato pensato per la famosa cantante Marianne Faithfull che però non potè recitare nel film per cause assicurative.
Il ruolo del barone Zorn fu offerto a James Mason che però rifiutò.