La Frase dal Film:
"Jooohnn...Jooohnn..."
Dopo una pausa dall'horror durata qualche
anno, Bava tornò alle più cupe tematiche con
una coproduzione italo-spagnola che è nota anche
con il titolo Un'accetta per la luna di miele.
In questa pellicola il regista, strizzando l'occhio a Estasi
di un delitto (1955) di Buñuel, prende un po'
in giro la figura del maniaco omicida che così tanta
fortuna stava avendo nel cinema in quel periodo. Ribaltando
gli assunti che volevano l'identità del colpevole
svelata solo alla fine, Bava scopre le carte fin da subito
e in un monologo fuori campo fa confessare immediatamente
al protagonista (Stephen Forsyth, qui in gran forma con
dei vestitini da urlo) la sua "insana passione",
ovvero uccidere donne. Nessun mistero da svelare, quindi,
ma una dimensione psicologica da dipingere con il suo consueto
stile e la cura dei dettagli (anche e soprattutto cromatici)
che hanno contraddistinto il suo lavoro. Il film si apre,
come Sei
donne per l'assassino (1964), in un atelier, questa
volta di abiti da sposa, luogo in cui il protagonista passerà
dall'essere un "soddisfatto" maniaco impotente
e legato ad un trauma edipico stile Psyco
(1960), allo scivolare nel delirio di chi confonde realtà
e fantasia come un proto-Patrick Bateman di American
Psycho (2000). Coloro che si aspettano molto gore e
molta paura rimarrano delusi; Bava rinucia all'exploitation
e piuttosto inserisce una vena di black-humor che corre
parallela alla ghost story. La personalità psicotica
del protagonista (quindi frammentata) si riflette nello
stile registico e questo permette a Bava di utilizzare differenti
soluzioni che vanno dal flashback in bianco e nero, alle
soluzioni più tipicamente romantiche, a trovate tipicamente
thriller. Il tutto lasciando un margine di irrazionalità
ed incomprensibilità assai gradevole che però
offrì il destro ai suoi detrattori che lo accusarono
(come accadrà anche ad Argento) di surclassare la
logica con lo stile. Poco sangue non vuole comunque dire
che manchi il macabro: forte l'immagine di John Harrington
che inserisce nel bruciatore il corpo di Femi Benussi, abbastanza
violenta la morte che attende la brava Laura Betti inseguita
da Forsyth che porta in testa un velo da sposa, pregevoli
le riprese dei sinistri balocchi nella camera dei giocattoli;
l'Argento di Profondo Rosso
(1975) deve qualcosa a Bava! Tutti gli attori sono convincenti
e oltre quelli già segnalati, va indicata anche la
presenza di Dagmar Lassander, bel volto stranoto nei film
anni '70 e '80, qui nei panni di Helen Wood. Concludendo
direi che Il rosso segno della follia, benché
non sia il più noto nè il più bello
dei film di Bava, rimane una pellicola migliore della media
dei film che altri registi avrebbero potuto produrre nel
pieno delle loro "possibilità". Interessante,
diverso, di stile. Quindi il mainstream si astenga.
Noto all'estero come: Una hacha para
la luna de miel (Spagna), Hatchet for the honeymoon
(USA), Blood brides (UK), Une hache pour la
lune de miel (Francia). Il titolo italiano alternativo,
traduzione di quello spagnolo è Un'accetta per
la luna di miele.
FORSE TUTTI NON SANNO CHE...
Il film fu girato quasi due anni prima
della data di distribuzione in Italia.
La casa di John è in verità
quella del Caudillo, per gentile concessione del Generalissimo
Francisco Franco.
Il film che sta guardando in TV John e
che gli "offre un alibi" è I
tre volti della paura del 1963 dello stesso Bava. La
sequenza mostrata è quella del secondo episodio "I
Wurdalak" con Boris Karloff.