La Frase dal Film:
"Ho conosciuto altre ragazze come voi, che non
sanno stare al loro posto. Rovistano, origliano dietro le
porte, mettono il naso ovunque, e poi si meritano le conseguenze"
E' un vero peccato che molte persone che
hanno visto questo film si siano arenate su una serie di
fattori che, a mio parere, ha impedito loro di, non dico
apprezzare, ma bensì semplicemente di "gustare"
Saint Ange, prosciugandone il giudizio nell'immane sforzo
di dipanare dubbi e chiarificare temi. Punto primo: Saint
Ange è un horror, un thriller, un drama o cosa?
Risposta: chissenefrega! Non mi pare molto proficuo perdere
del tempo ad incasellare una pellicola in un genere piuttosto
che in un altro, anche perché, di solito, chi sfida
gli schemi e le convenzioni, riesce anche a portare quel
quid di progresso. Ma già la diversità
è una cosa apprezzabile di per sé. Molti rimasero
delusi perché come horror Saint Ange manca
di momenti di "paura" (argomento già abbastanza
debole), altri ritennero questa pellicola troppo forte come
semplice thriller. In definitiva non vedo come il fatto
che un film possa fare cross-over fra i generi debba suscitare
questo scompiglio nella mente degli spettatori, a meno che,
qualche tendenza ossessivo-compulsiva non richieda che l'arte
debba prostrarsi alla tassonomia. Vade retro: il concetto
di genere è qualcosa che può fare comodo alla
mente per dare ordine ad una realtà per sua essenza
entropica, può servire nello studio e al mio sito
(!) ma non lasciatevi condizionare dalla tentazione di attribuire
a tutto un etichetta. Sarebbe una battaglia contro i mulini
a vento. Punto secondo: altri sostengono che il regista
non abbia saputo trasmettere quello che aveva in mente ed
il messaggio si è perso; lo stile tecnico, per quanto
pregevole, ha avuto la meglio sul contenuto. Risposta: non
è vero! Al di là del fatto che il significante
nell'arte è anche significato, e che quindi il modo
in cui si trasmette il messaggio diviene a sua volta messaggio,
a molti credo che siano sfuggiti alcuni passaggi del film
anche perché Saint Ange non mi pare poi
così arcano nello svolgimento. Magari sarebbe occorso
riflettere meglio su cosa si era visto, piuttosto che spegnere
lo schermo stizziti per il semplice fatto che il regista
non avesse offerto su un piatto d'argento le risposte. In
seguito aggiungerò due righe di spoiling per spiegare
"l'arcano". Punto terzo: ma chi ha mai detto che
chi fa arte debba essere assolutamente lineare ed esplicito
e quando mai non sono state ritenute forme d'arte quelle
creazioni in cui l'artista tratteneva parte del significato
per lasciare adito al fruitore di proiettare i propri vissuti
nell'opera? Risposta: nessuno e mai. Qualcuno di voi può
dire di aver colto tutti i significati del film 2001:
Odisse nello spazio (1968)? Eppure tutti parlano giustamente
di questo film come di un capolavoro. A me pare piuttosto
che sia il cinema mainstream (o di massa) quello che spiattella
trame, significati e dialoghi nel modo più esplicito
possibile come i prodotti di largo consumo che si trovano
al supermercato portano sulle confezioni tutta una serie
di informazioni in modo che l'acquirente non si possa sbagliare.
E' un vero peccato che il non detto, il non esplicito, la
cosa diversa, invece di elicitare sentimenti di curiosità,
di indagine, di introspezione, finisca, per alcuni, per
sollecitare solamente fastidio e chiusura. Termino qua la
polemica e torno al film in questione. Saint Ange
è il primo lungometraggio del regista Laugier, precedentemente
impegnato in un ruolo ne Il patto
dei Lupi (2001). Nonostante la poca esperienza dietro
la mdp, Laugier dimostra di saper sfruttare spazie e luci,
coadiuvato dalla notevole fotografia di Pablo Rosso. Là
dove pecca rifacendosi a tipici stilemi horror (inquadrature
a campo corto, suoni, cose che spuntano dagli angoli), il
regista viene comunque aiutato dalle atmosfere desolate
dell'orfanotrofio che in una certa misura ricordano il manicomio
di Session 9 (2001) e nella
sporadicità delle presenze umane richiama The
Others (2001). Bellissima e brava Virginie Ledoyen
nei panni di una giovane traumatizzata da un passato di
violenze che si presta anche ad una scena di nudo di grande
raffinatezza. Brava ed inquietante Lou Doillon che trasmette
con il viso tutta la follia e la solitudine del collegio.
Da citare la presenza di Catriona MacColl, volto noto dell'horror
all'italiana (Paura
nella città dei morti viventi, 1980; E
tu vivrai nel terrore - L'aldilà; 1981; Quella
villa accanto al cimitero, 1981) qui nella parte di
una algida suora. Nel film le quattro protagoniste rappresentano
non solo differenti età della donna, ma soprattutto
diversi archetipi femminili: Judith è la virginale
alienata che, in quanto tale, è la più vicina
al mondo dell'occulto e al dialogo con le entità
paranormali (come lo erano le sibille e le pizie del mondo
classico), la suora Francard è la rigida donna che
ha rinunciato alla sessualità e trasmette infelicità,
Helenka (Dorina Lazar) è la donna "fallica",
fisicamente forte ed in qualche modo virile (anche nell'abitudine
del bere), la protagonista Anna è la donna femmina
per eccellenza (l'unica che fra le quattro può partorire,
compresa la bambina dell'inizio film) che a causa dell'origine
della sua gravidanza è anche "donna vittima".
La rilettura psicologica non si ferma qui: Anna fruga e
distrugge parti dell'orfanotrofio (che pasicanaliticamente
in quanto casa rappresenta la madre/utero) come il figlio
che lei porta in grembo si muove e vive distruggendole la
mente. Ma non voglio dire altro. Personalemente lo ritengo
un bel film, ricco di un'atmosfera inquietante, con alcuni
momenti di paura ben riusciti. Il finale, di una certa visionarietà,
alza i punti di weird, il che è un altro pregio.
Molti hanno criticato Saint Ange; io dico che come
opera prima è davvero notevole. Io vi consiglio di
buttarci un occhio. Segue spiegazione per coloro che sono
rimasti "interdetti" dalla visione.
Non leggete oltre se non avete
ancora visto il film!
Saint Ange ha una trama che corre su due
binari: ciò che effettivamente accadeva in quel collegio
e cosa è successo alla ragazza per essere rimasta
incinta e come la vive. La ragazza è stata stuprata
probabilmente da più uomini mentre faceva la domestica
nel precedente lavoro (questo lo si desume dall'incubo [3^
foto a sx] in cui si vedono un tot di uomini nudi e dalle
ferite che ha sulla schiena) ed è rimasta incinta
e vive molto male questo fatto. Nel collegio, durante la
guerra, i bambini più malati, gli handicappati, quelli
con problemi venivano messi in un'ala speciale ed alcuni
di essi venivano mandati nei sotterranei nei quali venivano
compiute sperimentazioni (fra le quali una specie d'idroterapia,
motivo per cui l'acqua, nei bagni dei bambini normali ogni
tanto spariva). Queste sperimentazioni avevano mutato il
colore degli occhi di alcuni bambini sicché l'iride
era divenuta chiara (ecco il perché dei disegni con
i volti con l'occhio scuro, e la prova ne è l'immagine
finale di Judith, con un occhio azzurro e uno marrone, lei
era una di quei bambini... ha anche riconosciuto la sua bambola
nell'ala nascosta). Semplicemente il filone del dramma del
collegio e quello del dramma umano di Anna si incrociano.
Qualcosa di losco accadeva laggiù ma soprattutto
il disagio psicologico che vive Anna nella sua gravidanza
si trasforma in una psicosi per cui il bambino interno vissuto
come minaccia (essendo incarnazione di un trauma) viene
proiettato all'esterno come oggetto persecutore. Siccome
il desiderio di morte nei confronti di un figlio procura,
come ovvio, una distonia psicologica, la ragazza nega reattivamente
(cioé sviluppando un sintomo opposto) la pulsione
sviluppando una maniacale voglia di svelare l'orrore e di
salvare i bambini. Ma Anna è carnefice (uccide i
gattini, come anche detto da Helenka, e odia il proprio
figlio) e, in risonanza con il passato scomodo di Saint
Ange, finisce per abortire in un breakdown psicotico in
cui è l'oggetto persecutore ad obbligarla al parto
prematuro. "Nell'aldilà psicotico" (notare
che solo Judith la vede alla fine) la figura della madre
assassina e di quella amorevole coesistono pacificamente
(allattamento/bambini che la circondano).