TRAMA

Anna giunge a Saint Ange, un orfanotrofio ormai cadente, con il compito di fare pulizie. In quel tetro maniero si trovano solo altre tre donne: Judith, una ragazza malata di mente, Helenka la domestica e Francard la suora che gestisce il tutto con piglio algido. Non appena arrivata Anna viene messa in guardia da una bambina di stare attenta "ai bambini che fanno paura". Anche Anna ha un segreto: è incinta e questo stato la rende triste ed ansiosa. A poco a poco la ragazza si mette ad indagare sul passato dei Saint Ange mentre nello stesso tempo il passato dell'orfanotrofio prende vita in suoni e visioni sconcertanti.

 

 


SAINT ANGE
(titolo or.: Saint Ange - FRANCIA - 2004 - 98min - Colore)

di Pascal Laugier

GENERE
HORROR - THRILLER - MYSTERY
IN BREVE
Non uno dei film più semplici ma decisamente meno inintelleggibile di quanto si dica. Ottimo esordio alla regia. Film esteticamente bello.
WEIRD
SESSO
VIOLENZA
SANGUE
PAURA

 

La Frase dal Film: "Ho conosciuto altre ragazze come voi, che non sanno stare al loro posto. Rovistano, origliano dietro le porte, mettono il naso ovunque, e poi si meritano le conseguenze"

E' un vero peccato che molte persone che hanno visto questo film si siano arenate su una serie di fattori che, a mio parere, ha impedito loro di, non dico apprezzare, ma bensì semplicemente di "gustare" Saint Ange, prosciugandone il giudizio nell'immane sforzo di dipanare dubbi e chiarificare temi. Punto primo: Saint Ange è un horror, un thriller, un drama o cosa? Risposta: chissenefrega! Non mi pare molto proficuo perdere del tempo ad incasellare una pellicola in un genere piuttosto che in un altro, anche perché, di solito, chi sfida gli schemi e le convenzioni, riesce anche a portare quel quid di progresso. Ma già la diversità è una cosa apprezzabile di per sé. Molti rimasero delusi perché come horror Saint Ange manca di momenti di "paura" (argomento già abbastanza debole), altri ritennero questa pellicola troppo forte come semplice thriller. In definitiva non vedo come il fatto che un film possa fare cross-over fra i generi debba suscitare questo scompiglio nella mente degli spettatori, a meno che, qualche tendenza ossessivo-compulsiva non richieda che l'arte debba prostrarsi alla tassonomia. Vade retro: il concetto di genere è qualcosa che può fare comodo alla mente per dare ordine ad una realtà per sua essenza entropica, può servire nello studio e al mio sito (!) ma non lasciatevi condizionare dalla tentazione di attribuire a tutto un etichetta. Sarebbe una battaglia contro i mulini a vento. Punto secondo: altri sostengono che il regista non abbia saputo trasmettere quello che aveva in mente ed il messaggio si è perso; lo stile tecnico, per quanto pregevole, ha avuto la meglio sul contenuto. Risposta: non è vero! Al di là del fatto che il significante nell'arte è anche significato, e che quindi il modo in cui si trasmette il messaggio diviene a sua volta messaggio, a molti credo che siano sfuggiti alcuni passaggi del film anche perché Saint Ange non mi pare poi così arcano nello svolgimento. Magari sarebbe occorso riflettere meglio su cosa si era visto, piuttosto che spegnere lo schermo stizziti per il semplice fatto che il regista non avesse offerto su un piatto d'argento le risposte. In seguito aggiungerò due righe di spoiling per spiegare "l'arcano". Punto terzo: ma chi ha mai detto che chi fa arte debba essere assolutamente lineare ed esplicito e quando mai non sono state ritenute forme d'arte quelle creazioni in cui l'artista tratteneva parte del significato per lasciare adito al fruitore di proiettare i propri vissuti nell'opera? Risposta: nessuno e mai. Qualcuno di voi può dire di aver colto tutti i significati del film 2001: Odisse nello spazio (1968)? Eppure tutti parlano giustamente di questo film come di un capolavoro. A me pare piuttosto che sia il cinema mainstream (o di massa) quello che spiattella trame, significati e dialoghi nel modo più esplicito possibile come i prodotti di largo consumo che si trovano al supermercato portano sulle confezioni tutta una serie di informazioni in modo che l'acquirente non si possa sbagliare. E' un vero peccato che il non detto, il non esplicito, la cosa diversa, invece di elicitare sentimenti di curiosità, di indagine, di introspezione, finisca, per alcuni, per sollecitare solamente fastidio e chiusura. Termino qua la polemica e torno al film in questione. Saint Ange è il primo lungometraggio del regista Laugier, precedentemente impegnato in un ruolo ne Il patto dei Lupi (2001). Nonostante la poca esperienza dietro la mdp, Laugier dimostra di saper sfruttare spazie e luci, coadiuvato dalla notevole fotografia di Pablo Rosso. Là dove pecca rifacendosi a tipici stilemi horror (inquadrature a campo corto, suoni, cose che spuntano dagli angoli), il regista viene comunque aiutato dalle atmosfere desolate dell'orfanotrofio che in una certa misura ricordano il manicomio di Session 9 (2001) e nella sporadicità delle presenze umane richiama The Others (2001). Bellissima e brava Virginie Ledoyen nei panni di una giovane traumatizzata da un passato di violenze che si presta anche ad una scena di nudo di grande raffinatezza. Brava ed inquietante Lou Doillon che trasmette con il viso tutta la follia e la solitudine del collegio. Da citare la presenza di Catriona MacColl, volto noto dell'horror all'italiana (Paura nella città dei morti viventi, 1980; E tu vivrai nel terrore - L'aldilà; 1981; Quella villa accanto al cimitero, 1981) qui nella parte di una algida suora. Nel film le quattro protagoniste rappresentano non solo differenti età della donna, ma soprattutto diversi archetipi femminili: Judith è la virginale alienata che, in quanto tale, è la più vicina al mondo dell'occulto e al dialogo con le entità paranormali (come lo erano le sibille e le pizie del mondo classico), la suora Francard è la rigida donna che ha rinunciato alla sessualità e trasmette infelicità, Helenka (Dorina Lazar) è la donna "fallica", fisicamente forte ed in qualche modo virile (anche nell'abitudine del bere), la protagonista Anna è la donna femmina per eccellenza (l'unica che fra le quattro può partorire, compresa la bambina dell'inizio film) che a causa dell'origine della sua gravidanza è anche "donna vittima". La rilettura psicologica non si ferma qui: Anna fruga e distrugge parti dell'orfanotrofio (che pasicanaliticamente in quanto casa rappresenta la madre/utero) come il figlio che lei porta in grembo si muove e vive distruggendole la mente. Ma non voglio dire altro. Personalemente lo ritengo un bel film, ricco di un'atmosfera inquietante, con alcuni momenti di paura ben riusciti. Il finale, di una certa visionarietà, alza i punti di weird, il che è un altro pregio. Molti hanno criticato Saint Ange; io dico che come opera prima è davvero notevole. Io vi consiglio di buttarci un occhio. Segue spiegazione per coloro che sono rimasti "interdetti" dalla visione.

 

Non leggete oltre se non avete ancora visto il film!

 

Saint Ange ha una trama che corre su due binari: ciò che effettivamente accadeva in quel collegio e cosa è successo alla ragazza per essere rimasta incinta e come la vive. La ragazza è stata stuprata probabilmente da più uomini mentre faceva la domestica nel precedente lavoro (questo lo si desume dall'incubo [3^ foto a sx] in cui si vedono un tot di uomini nudi e dalle ferite che ha sulla schiena) ed è rimasta incinta e vive molto male questo fatto. Nel collegio, durante la guerra, i bambini più malati, gli handicappati, quelli con problemi venivano messi in un'ala speciale ed alcuni di essi venivano mandati nei sotterranei nei quali venivano compiute sperimentazioni (fra le quali una specie d'idroterapia, motivo per cui l'acqua, nei bagni dei bambini normali ogni tanto spariva). Queste sperimentazioni avevano mutato il colore degli occhi di alcuni bambini sicché l'iride era divenuta chiara (ecco il perché dei disegni con i volti con l'occhio scuro, e la prova ne è l'immagine finale di Judith, con un occhio azzurro e uno marrone, lei era una di quei bambini... ha anche riconosciuto la sua bambola nell'ala nascosta). Semplicemente il filone del dramma del collegio e quello del dramma umano di Anna si incrociano. Qualcosa di losco accadeva laggiù ma soprattutto il disagio psicologico che vive Anna nella sua gravidanza si trasforma in una psicosi per cui il bambino interno vissuto come minaccia (essendo incarnazione di un trauma) viene proiettato all'esterno come oggetto persecutore. Siccome il desiderio di morte nei confronti di un figlio procura, come ovvio, una distonia psicologica, la ragazza nega reattivamente (cioé sviluppando un sintomo opposto) la pulsione sviluppando una maniacale voglia di svelare l'orrore e di salvare i bambini. Ma Anna è carnefice (uccide i gattini, come anche detto da Helenka, e odia il proprio figlio) e, in risonanza con il passato scomodo di Saint Ange, finisce per abortire in un breakdown psicotico in cui è l'oggetto persecutore ad obbligarla al parto prematuro. "Nell'aldilà psicotico" (notare che solo Judith la vede alla fine) la figura della madre assassina e di quella amorevole coesistono pacificamente (allattamento/bambini che la circondano).

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