La Frase dal film: "I capricci, per barocchi che essi siano, li trovo tutti rispettabili. Sia perché non ne siamo arbitri, sia perché anche il più singolare e il più bizzarro — a ben analizzarlo — risale sempre a un principe de délicatesse... e sì, vecchi rottinculo: esprit de délicatesse!"
Un film difficile da vedere, anche se ci si è sottoposti a duri allenamenti con ultragore zeppi di brutalità. Ci sono parecchi
film "tecnicamente" più
violenti di Salò (August
Underground 2001, per dirne uno) ma il sadismo di
questo film è così lucido, perverso e tagliente
che a voler tentare di peggio si cadrebbe inevitabilmente
in una violenza parossistica che saprebbe di assurdo (cosa
che accade infatti in August Underground). Salò è un salto nell'inferno per lo spettatore che nella figura voyeuristica di chi non vorrebbe ma guarda, diventa vittima ed aguzzino allo stesso tempo. Pasolini tenta un tipo di comunicazione estrema ed irripetibile per sottolineare temi a lui cari e presenti in molti suoi precedenti lavori Il regista si fa aiutare da Sergio Citti e da Pupi Avati
in questo adattamento del racconto di DeSade (Le 120
giornate di Sodoma, 1782) per mettere insieme un
film fortemente simbolico. Prima di tutto c'è la
ricorrenza del numero 4 (quattro uomini, quattro donne,
quattro gironi), quindi gli uomini simboleggiano i poteri
istituzionali costituiti (lo stato, la chiesa, la legge,
la borghesia), metaforica è anche
la sessualità che permea la pellicola ma che non
è mai sensuale, ma simbolo dello sfruttamento
e dell'oppressione di alcuni su altri. Per tutto il film
vediamo giovani nudi ed alcune ragazze (parlo da uomo)
sono molto belle, eppure non c'è elicitazione all'erotismo,
non prende corpo la risposta fisiologica tipica all'esposizione
di materiale pornografico (ed è qui che falliscono
le critiche di pornografia dirette alla pellicola), i
corpi non appartengono più ad esseri umani ma diventano
solo oggetti inumani, mezzo e strumento di piacere sadico
e perverso. Se lo spettatore iniziasse la visione del film
gongolando per l'occasione di poter vedere dei piacevoli
corpi nudi, velocissimamente il piacere voyeuristico si
trasforma in fastidio e pena per i giovani umiliati, stuprati
ed offesi al massimo grado. Il film, come detto, è
diviso in 4 gironi infernali e questo, in breve, è
ciò che avrete l'occasione di vedere in ognuno:
Antinferno) Il film prende forma e conosciamo i personaggi;
Girone delle Manie) I giovani vengono stuprati indifferentemente
dal loro sesso ed umiliati dai padroni mentre ascoltano
i racconti erotici accompagnati dalla musica al pianoforte;
Girone della Merda) Ai giovani, che è stato impedito
di defecare per giorni, viene imposto di mangiare le proprie
feci (ma anche quelle dei loro padroni) in una cena abominevole;
Girone del Sangue) I giovani vengono uccisi e torturati, soprattutto coloro che precedentemente
non hanno ubbidito agli ordini dei quattro signori. In una delle sequenze che, a mio parere, si distingue maggiormente per il suo sadismo programmatico e senza speranza, viene scelto fra
i giovani quello con il culo più bello e, come premio, gli toccherebbe di essere ucciso all'istante
con un colpo di pistola in testa, ma viene risparmiato
perché la sua morte l'avrebbe salvato dalla "sofferenza
e dal terrore eterno" al quale invece dovrà
venire sottoposto. Pasolini stravolge quella che era
la trilogia della vita iniziata con Il Decameron (1971)
e con questo Salò, parabola
di morte e consumismo dove le feci sono i prodotti di
scarto della società capitalistica, i corpi sono
oggetti impersonali da distruggere e il sesso è
mercificazione. Il finale è un'orgia di violenza
in cui vengono tagliate lingue e bruciati capezzoli, il
tutto sottolineato dai Carmina Burana di Orff,
considerato da Pasolini un pezzo di musica fascista, e
dalla lettura de I Canti di Ezra Pound, il poeta
americano che aveva sostenuto Mussolini. La pellicola
è ancor più inquietante poiché è
girata con sapienza e non possiede quell'aura di "gioiosa
imperizia" che contraddistingue la maggior parte
dei prodotti del sexploitation,
i protagonisti signori e padroni nel film hanno volti
inquietanti (soprattutto il monsignore) e non c'è
un finale od un momento in cui lo spettatore possa tirare
il fiato. Un film più agghiacciante che illuminante, la cui potenza sta nella scelta del significante piuttosto che nel significato in quanto quest'ultimo si sarebbe potuto rendere in altri modi. Va altresì detto che Salò, come espressione artistica, ha il diritto di vivere nella forma scelta da Pasolini e che, in altra forma, non avrebbe il medesimo significato in quanto i "come" trascinano con essi un loro "perché". Ciò che colpisce, dunque, è la scelta comunicativa più che ciò che viene comunicato, come se di una lettera dovessimo prestare attenzione allo stile calligrafico distrendoci dal messaggio vero e proprio. Ma la grafologia non ci dice forse qualcosa del mittente? Sarebbe cosa errata giudicare Pasolini solo per lo stile di questo film; Pasolini era un artista a tutto tondo che ha dimostrato di sapersi esprimere in differenti modi, dal che se ne deduce che lo stile di Salò è una scelta e non una direzione coatta imposta da mancanza di tecnica ed argomentazione. Sfortunatamente la materia estrema di Salò è divenuto piatto ricco per alcuni detrattori che hanno sottolineato gli elementi morbosi del film per creare un trait d'union con la vita privata del regista. Nello stesso tempo è lecito domandarsi se questo film avrebbe ottenuto il medesimo plauso dalla critica se Pasolini non fosse stato schierato politicamente a sinistra, fazione alla quale appartiene la maggior parte della critica più nota. Un film controverso e di spessore, dunque, oggi quasi miseramente ridotto a fenomeno visivo più che a modello pedagogico (finalità sempre viva in Pasolini); ora la pellicola circola fra mani inconsapevoli dei lavori del regista più bramose di vedere le estreme violenze che di recepirne il messaggio che le ha generate. Pasolini aveva calcolato anche questo rischio e ha dipinto con terribile crudezza il volto dello spettatore sui volti dei suoi personaggi.
Conosciuto all'estero come Salo -
The 120 Days of Sodom o Pasolini's 120 Days of
Sodom.
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
Presentato a Parigi il 22 novembre 1975, 3 settimane dopo
la morte di Pasolini, uscì sul mercato italiano nel
gennaio 1976 e venne sequestrato subito. Fu imputato di
oscenità e corruzione di minori, atti osceni in luogo
pubblico e fino al 1978 ebbe problemi legali. Bandito in
moltissimi paesi, ha visto la luce nei paesi anglosassoni
relativamente pochi anni fa. La versione circolante del
film è priva di 589 metri (21') rispetto all'originale
nel quale si dice che venissero mostrate ulteriori scene
di tortura quali un topo cucito nella vagina di una ragazza.
Gli escriementi nel film sono un mix di
cioccolata e marmellata di arance.
Nell'agosto 1998 la Criterion (una casa
di distribuzione DVD molto curati) ritirò dal mercato
le sue copie di Salò per dei problemi di
copyright. Così, questo raro DVD, può essere
venduto anche a 600 o più dollari, il che lo rende
uno dei DVD più costosi al mondo. I collezionisti
consigliano di stare molto attenti nell'acquisto di questo
raro DVD poiché i bootlegs sono molto diffusi.
Il DVD giapponese uscito nel 2002 contiene
diverse foto di produzione mai viste in nessun'altra raccolta.
Fra esse c'è quella di una ragazza legata ad una
sedia elettrica (presumibilmente nella scena finale) e i
corpi delle vittime in cortile messi in due file, alcuni
coperti con lenzuola.