La Frase dal Film:
"I deboli hanno ereditato la terra"
Un po' melodrammatico, soprattutto visto così tanti anni dopo dal tempo in cui fu prodotto, eppure La Scala a chiocciola, tratto dalla novella "The Spiral Staircase" di Ethel Lina White, è un interessante e affascinante thriller-horror precursore di pellicole quali L'occhio che uccide (1960) e Psycho (1960). Una tematica non proprio comune per quei tempi quella del serial killer inserita in un'atmosfera famigliare dai toni simili a Via col vento (1939). La RKO mise a disposizione parecchi soldi per la produzione de La scala a chiocciola, soldi ricavati dal successo degli horror low-budget prodotti da Val Lewton (Il bacio della pantera, 1942, e Ho camminato con uno zombi, 1943) ed ingaggiando alla regia Siodmak si mise il progetto in mani valide. Il reparto tecnico vedeva Musuraca alla fotografia e Vernon Walker agli effetti speciali, lo stesso effettista che aveva lavorato per Quarto Potere (1941) e che lo stesso anno lavorerà per Io ti salverò (1945) di Hitchcock. Walker riuscirà, per La scala a chiocciola, a produrre soluzioni fantasiose che includono un'inquietante rappresentazione della soggettiva del killer. La fotografia e la regia riprendono stili dell'immaginario espressionista e li combinano con toni gotici e romantici portando il tema del thriller su lidi, quelli del serial killing (il termine al tempo non esisteva ancora), sviluppati appieno dalle produzioni cinematografiche solo anni dopo. Il colpevole nel film non ha la canonica motivazione dei serial killer ai quali il cinema ci a abituati, ma è in sintonia con i traumi lasciati della Seconda Guerra Mondiale e degli ideali nazisti della razza perfetta. Nonostante la prevedibilità del colpevole e forse proprio grazie a questa, è possibile focalizzare l'attenzione non solo sulla storia ma anche sulle soluzioni tecniche. L'occhio dell'assassino che vede il volto di Helen senza bocca è divenuto un'icona del cinema horror-thriller (pensate a Profondo rosso, per esempio e ai primi piani dell'occhio dell'omicida). Non costruito espressamente per procacciare spaventi facili, La scala a chiocciola è comunque un film dalle atmosfere cupe e non è difficile credere che ai tempi abbia potuto procurare più di un brivido fra pubblico nelle sale. La pellicola rappresentò inoltre una ghiotta opportunità per diversi attori di mostrare le loro capacità: come la maggior parte dei prodotti di quel periodo, però, il livello recitativo era spesso sopra le righe ed eccessivamente affettato. I dialoghi del film non sono particolarmente brillanti, ma anzi melodrammatici e parecchio scontati. Si distingue Ethel Berrymore nei panni della vecchia padrona di casa scorbutica e malata, parte che le fruttò una nomination come migliore attrice non protagonista. Dorothy McGuire, la Helen che soffre di un mutacismo di origine psicologica, riesce ad essere molto convincente e non cade (almeno, non sempre) nei cliches espressivi che avrebbe potuto offrire il ruolo di una giovane donna in pericolo. Nel complesso La scala a chiocciola è superiore più nelle piccole trovate tecniche e visive che nel risultato complessivo, in quanto una certa lentezza narrativa e la recitazione, ripeto, assai melodrammatica, potrebbero annoiare i più. Ritengo comunque che questo genere di film sia perfetto per un pomeriggio uggioso dedicato alla riscoperta di vecchi classici. Quindi consigliato, ma avrei delle riserve sull'acquisto.
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
La parte di Helen sarebbe dovuta andare a Ingrid Bergman.
Il film che Dorothy guarda all'inizio è The Sands of Dee (1912) di D.W. Griffiths.
The Spiral Staircase è stato rifatto (male) tre volte: la prima nel 1961 come parte della serie Theatre 62 dell'NBC; la seconda nel 1975 da Peter Collinson (Delitto in Silenzio), protagonista Jacqueline Bisset. La terza nel 2000: produzione Fox Family Channel, il filmaccio per la tv vedeva come protagonista Nicolette Sheridan, una delle "Desperate Housewives".