TRAMA

Maya Takigawa (Yumi Takigawa) entra come suora all'abbazia St. Clore. Non è un caso: sua madre morì là 18 anni prima quando Maya venne al mondo. In quel luogo la voglia di sesso delle suore è pari solo al loro sadismo. Maya scoprirà cos'è successo alla madre e anche chi è il padre.


SCHOOL OF THE HOLY BEAST
titolo or.: Seijû gakuen - Giappone - 1974 - 91' - Colore

di Noribumi Suzuki

GENERE
NUNSPLOITATION
IN BREVE
Uno dei migliori nel suo genere. Da vedere (per chi apprezza)
WEIRD
SESSO
VIOLENZA
SANGUE
PAURA

 

La Frase dal Film: "I've enjoyed myself as much as I can for the last time. Now I have to say goodbye" "Where are you off to?" "To where women aren't women"*

Il regista nipponico Noribumi Suzuki non era dei quelli di primo pelo quando si trattava di exploitation. C'era lui dietro molti classici del genere fra i quali spicca Sex and Japan (1973), pellicola nella quale compare Christina Lindberg che diverrà famosa nel 1973 per Thriller: a cruel picture (ma non dimenticherei il titolo Bocca di Velluto, di Wickman del 1973). In School of the Holy Beast, Suzuki sintetizza alla perfezione la lezione europea e, grazie ad un accortezza estetica non comune nei prodotti exploitation, innalza il genere a dei livelli raramente visti. Sia chiaro che questo film non è una pellicola d'essai che ribalta in arte pura le gioiose nefandezze del nunsploitation, infatti c'è tutto l'armamentario e le sequenze che ci si aspetta dal genere, però il regista giapponese, soprattutto nella primissima parte, gioca con i colori dando al film un glamour pop che rimanda agli anni '60. L'utilizzo dei primi piani richiama invece i lavori di Jess Franco e d'altronde l'euro-sleaze è il principale riferimento di Suzuki nella costruzione del racconto e delle scene che lo compongono. Donne nude, rapporti saffici, sadismo, blasfemia, in School of the Holy Beast c'è tutto e qualcosa in più. Una storia intrigante, benché non del tutto imprevedibile nel suo esito, l'elegante bellezza delle protagoniste e una non comune attenzione per la fotografia. Memorabile l'interrogatorio al quale viene sottoposta la protagonista Maya che, dalle solite suoracce sadiche, viene percossa con mazzi di rose spinose: il tutto filmato al rallentatore con petali che svolazzano qua e là e la protagonista che scuote la sua massa di capelli. Sarà erotismo a buon mercato ma dato il livello medio dei nunsploitation europei qui c'è di che leccarsi i baffi. Altrettanto memorabile, più che altro per il suo potenziale trash, il personaggio maschile centrale interpretato da Fumio Watanabe, quel prete Kakinuma che pare tanto un Rasputin porcone, il quale grazie alla storia dell'essere un uomo di Dio, si porta a letto le suore. Per non parlare della sequenza superblasfema in cui una suora torturata e immobilizzata viene obbligata ad urinare su un'immagine sacra (una croce incassata nella pietra). Colpo basso, invece, l'inserimento di alcune immagini reali che fanno riferimento ai feriti e ai morti causati dall'esplosione nucleare di Hiroshima; un eccesso di brutalità visiva tanto gratuito, superfluo e inadeguato quanto evitabile, benché il riferimento a quell'esplosione sia in effetti presente in tantissime produzioni artistiche del sol levante e non c'è bisogno di chiedersi perché. Con una livello recitativo degli interpreti più che adeguato, con una serie di sequenze pruriginose e sadiche come si conviene al genere e, soprattutto, grazie al livello registico di Suzuki, School of the Holy Beast è, in conclusione, una spanna sopra la stragrande maggioranza dei nunsploitation e sicuramente un must per tutti coloro che volessero avere un'idea di questo sottogenere cinematografico partendo dall'alto. Consigliato.

* Trad.: "Mi sono divertita quanto più ho potuto per l'ultima volta. Ora devo dire addio" "Dove devi scappare?" "Dove le donne non sono donne"

FORSE NON TUTTI SANNO CHE...

La protagonista Yumi Takigawa, qui al suo primo film, ebbe poi una lunga carriera proseguita almeno fino al 2008 con ruoli seri e drammatici, del tutto diversi da quelli con i quali iniziò.

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