TRAMA

Un gruppo di donne rivoluzionarie viene intercettato da una sadica kapò filogovernativa e dal suo braccio destro, un torturatore che dopo anni di inattività in Europa, torna a praticare nella giungla Sud Americana la sua nefanda arte. Le donne verranno sbattute nel blocco 9, e dovranno subire incredibili torture che hanno la finalità di farle confessare i nomi dei loro capi.


UNA SECONDINA IN UN CARCERE FEMMINILE
(titolo or.: Frauen für Zellblock 9 - Svizzera - 1977 - 78' - Colore)

di Jesus Franco

GENERE
WIP
IN BREVE
Tortura e sesso al modo di Franco.
WEIRD
SESSO
VIOLENZA
SANGUE
PAURA

 

Non fatevi ingannare dalla locandina, questo non è un film pornografico. Si tratta di una pellicola WIP, ovvero del genere Women In Prison, che sarebbe un sottogenere del Sexploitation o anche dello Shock Exploitation, questo dipende se si dà più peso alle scene erotiche o a quelle di violenza; comunque vi rimando alla pagina dei generi per meglio comprendere. Non sto a raccontarvi la storia di Jesùs Franco (magari lo farò in futuro), sappiate che era un regista "molto versato" per questo genere di pellicole. Passiamo alla recensione del film. Tropical Inferno (questo l'altro titolo con cui è noto il prodotto) si può dividere in due parti ben separate: nella prima metà abbiamo le torture e la seconda parte è tutta incentrata sulla fuga delle tre. Le scene di tortura sono essenzialmente 1) Quella a destra nella locandina (un vero bocconcino) viene obligata a leccarla alla kapò - non si vede nulla - e poi le viene dato da bere dello champagne col sale 2) Quella a sinistra viene fatta sedere su un cavallo da tortura e siccome è nuda la cosa fa assai male 3) A una che non è in locandina vengono posti degli elettrodi sul corpo - intendasi capezzoli - e così torturata 4) Alla bionda viene introdotto un corno di rinoceronte nella vagina e siccome non ne muore le viene introdotto in vagina un topo. Non muore comunque (lei intendo, il topo non so). Naturalmente, a parte il corpo nudo delle donne non si vede nulla se non un po' di sangue e tutto è dato per inteso. Chiaramente il nudo regna sovrano e il vestito che indossano le protagoniste sulla locandina è lo stesso che vestono per tutta la durata del film. I clichés del genere ci sono tutti, con le donne che si tengono caldo stando vicine-vicine in gabbia (hanno freddo ma sono tutte sudate, o meglio unte...oltre che truccate col rossetto), catene al collo, un tocco di scatofilia, un po' di lesbismo e tanto tanto sadismo. Rispetto ad altri film di Franco qui l'uso che si fa della telecamera è migliore e le scene fuori fuoco od assolutamente idiote sono relativamente ridotte. Sono comunque presenti tocchi di trash con la musica, le espressioni dei protagonisti (quelle della guardia sono impagabili) ed una mitica operazione di estrazione di proiettile compiuta con due stecchini/fili d'erba. Che dire? Questo è stato un genere filmico di grande successo di pubblico che ora non ha più spazio ed è degenerato, ai nostri giorni, nelle veramente squallidissime produzioni porno sadomaso, e vale la pena dargli un'occhiata per curiosità o solo per sapere che è esistito. Ma poi come si può resistere ad un film che si conclude con la morte di ... (no spoiler) e la telecamera che punta al cielo mentre si sente che i soldati si tirano giù la zip dei pantaloni!!!