La Frase dal Film:
"Ma prova un po' a immaginare: l'insopportabile
oppressione dei polmoni, i soffocanti effluvi della terra
umida, l'abbraccio rigido della bara, l'oscurità,
la più assoluta oscurità, il silenzio che
ti schiaccia col suo peso. E poi, invisibile nel buio ma
orribilmente presente agli altri sensi, il ripugnante verme
distruttore"
Terzo film di Corman tratto da un racconto
di Edgar Allan Poe; questa volta si tratta di una breve
novella scritta nel 1850. A causa di dissapori con l'AIP
e per il fatto che il film era stato inizialmente finanziato
da un altra casa (leggi sotto per delucidazioni) manca nel
cast il mitico faccione di Vincent Price che, avendo firmato
un contratto d'esclusiva con l'AIP, non poteva recitare
in nessun film che fosse prodotto da altri. Peccato. Corman
scelse Ray Milland che non è carismatico come Price,
ma riesce comunque a trasmettere bene la sua ossessione
con lugubri dialoghi che più gotici non si può,
così che la pellicola non soffre poi così
tanto per la mancanza del "regular". Gli elementi
gotici cari al pubblico appassionato del genere (e del regista)
ci sono tutti: vecchie case, cimiteri, la morte come idea
e come fenomeno, scenografie pesanti e piene di colore,
uno score musicale sinistro, personaggi tormentati e, nelle
riprese esterne, tanta di quella nebbia da soffocare. Il
film aggiunge alla storia scritta da Poe una deviazione
psycho-thriller che ricorda lo schema della pellicola I
Diabolici (1954) di Henri-Georges Clouzot, rispetto
al modo di rendere matto qualcuno. Molti delle questioni
che il film apre non vengono chiuse e certi interrogativi
sul "come e perché" permangono. Corman
comunque fa un buon lavoro e certe sequenze sono memorabili,
come quando, ad esempio, il protagonista è immobile
nella cassa da morto chiusa e spera che qualcuno possa notare
il movimento dei suoi occhi (cosa simile si era vista in
Vampyr del 1932 di Carl Theodor Dreyer). Eccellente
anche lo spiegone che Guy Carrell fa alla moglie del funzionamento
della sua cripta super-accessoriata. Bravi i protagonisti
anche se spesso appaiono enfatici; bella e brava Hazel Court
nel ruolo dell'amorevole moglie. L'atmosfera gotica viene
arricchita dal ricorso agli effetti visivi che stanno a
sottolineare dei momenti onirici o allucinatori. Gelatine,
distorsioni e sfocature dell'immagine; tali trucchetti visivi,
che ricorrono nel cinema di Corman e verranno ripresi da
altri registi, hanno una loro funzionalità e danno
quel tocco weird in più che non guasta. Il resto
segue lo standard rispetto al genere. Non un must, ma da
vedere.
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
Gli altri film di Corman tratti da Poe
sono: I Vivi e i Morti (The
House of Usher o The Fall of the House of Usher,
1960), Il Pozzo e il Pendolo (Pit and the Pendulum, 1961), I
Racconti del Terrore (Tales of Terror, 1962), I Maghi del Terrore (The
Raven, 1963), La Città
dei Mostri (The Haunted Palace, 1963; che però è tratto da Lovecraft), La
Maschera della Morte Rossa (The Masque of the Red
Death, 1964) e La Tomba di Ligeia (The
Tomb of Ligeia, 1964).
Per questo film Corman ebbe qualche problema
con la casa di produzione American International Pictures.
Per questo il regista decise di produrre la pellicola tramite
altri finanziamenti. Riuscì a trovare un aggancio
con la Pathe Labs, più che altro versata nella distribuzione.
Quando Samuel Z. Arkoff della AIP venne a saperlo, volò
a New York per parlare col boss della Pathe con la sensazione
che questo volesse mettere il becco negli affari della AIP.
La Pathe cercò di fare la dura finché Arkoff
non fece notare che l'AIP era uno dei clienti più
importanti della compagnia di New York e che se avesse insistito
ad entrare in competizione con l'AIP quest'ultima avrebbe
smesso di fare affari con loro. A quel punto la Pathe vendette
la produzione alla AIP pochissimi giorni dopo che le prime
riprese furono iniziate.
La canzone fischiettata dai becchini è
"Molly Malone" (alias "Cockles And Mussels"),
canzone tradizionale irlandese.