La Frase dal Film:
"Un piccolo numero di monaci mette, durante l'estate, sette caproni adulti in una stalla. Li lasciano lì per un mese, finché le palle non gli diventano grosse come meloni. Quando sono troppo eccitati iniziano a scoparsi l'uno con l'altro. I monaci raccolgono il loro sperma sanguinolento seccato dalle loro palle e lo mescolano con il latte; questo rende la pasta del pane migliore. Tu sei un caprone, Milos, io sono il tuo monaco"
Film d'esordio per il regista serbo Spasojevic, film ultraviolento per raccontare con metafora scioccante al pubblico di connazionali, anestetizzati artisticamente e nelle coscienze dalla guerra (così dice lo stesso regista, anche se bisognerebbe capire come la guerra possa anestetizzare) le angherie inflitte dal governo serbo alla popolazione, obbligata a fare ciò che non vorrebbe e, in ultima analisi e fuor di metafora, a prenderlo in culo. A rappresentare il disagio serbo che, covato, si è concentrato per essere espulso in A Serbian Film con una violenza grafica e verbale notevole, due attori, Todorovic e Trifunovic, fra i più famosi e richiesti nel cinema serbo, cosa che rende l'impatto della pellicola ancora più devastante; come se Boldi e De Sica fossero chiamati a fare un film decente: la gente non se l'aspetta, da qui lo shock. Così per A Serbian Film, programmaticamente sovversivo e quindi culturalmente catartico, almeno nelle intenzioni. Il film, però, girato con evidente perizia tecnica, ha le potenzialità per essere ridotto a semplice film di genere che tratta di un pornografo folle e del pornoattore vittima del primo e di se stesso, e reggersi comunque sulle proprie gambe. Pregno di metafore e spiegazioni sociopolitiche, il film di Spasojevic non ha bisogno di troppe giustificazioni per funzionare più che discretamente agli occhi dello spettatore non serbo. Prima di tutto perché A Serbian Film non è quell'ammasso di violenza ingiustificata come taluni hanno descritto. Le scene estreme, presenti ed effettivamente dure da sopportare, sono comunque inserite in un contesto narrativo tale per cui, a prescindere dal fatto che la stessa cosa possa essere rappresentata in vari modi e Spasojevic abbia scelto il più brutale (va bene la critica sociale ma va anche bene l'exploitation), non si perde mai di vista la storia da raccontare, la recitazione, il montaggio, il dramma, etc. A Serbian Film, obiettivamente, contiene scene e situazioni che difficilmente un appassionato moderno di horror o cinema underground non abbia già visto da qualche altra parte, quindi l'impatto devastante di cui si vocifera è verosimile possa avere luogo solo con gli spettatori assolutamente distanti da questo tipo di cinema; c'è però in effetti da chiedersi chi, del pubblico mainstream, finirà per vedere A Serbian Film. Inoltre, altro punto a favore del film e altro elemento a sfavore dei detrattori della pellicola, il "porno-horror" di Spasojevic è ben poco porno e men che meno eccitante ed inserisce le situazioni sessuali sempre all'interno di una giustificazione narrativa. Certo, ci sono i genitali, c'è il fottere, c'è l'erotismo lugubre e malato alla Hostel (2005), c'è tutto l'armamentario shock e scioccante, o magari esaltante per chi, indicatagli la luna col dito, non guarda né luna né dito ma ti fissa in mezzo alle gambe. A Serbian Film è, caso raro, un exploitation ultraviolento visivamente molto ben realizzato con un'atmosfera e un'alchimia fra i personaggi davvero notevole, oltre a una serie di sequenze davvero riuscite, come quella della giovane "Alice nel Paese delle Meraviglie" sul set porno. Certo, non tutto è perfetto: la pellicola urla forse troppo la sua rabbia o la sua volontà di scioccare (lo stupro del neonato e il cazzo nell'occhio parlano di furbizia exploitation e non brutale metafora), divenendo a tratti didascalico e, per certi versi, ripetitivo ma è difficile dare un equilibrio ad un film che di equilibrato vuole avere ben poco. Rimane lo sconvolgimento dei festival del cinema nei quali il film è stato presentato (traguardo cercato), il limitatissimo incasso nei cinema serbi (traguardo non cercato ma destino di questo genere di film che noi facciamo, noi critichiamo e noi vediamo) e i risultati di cassetta. Rimane soprattutto l'impressione di un film che, seppur in modo meno originale di ciò che potrebbe sembrare (dai, la videocamera come occhio voyeuristico è da mo'...), unisce una trama interessante, un buon ritmo, una valida recitazione tali per cui, anche se il regista spinge in tutte le sue interviste per la lettura politica (quasi fosse un excusatio non petita), sa alzarsi sopra la media se confrontato con altri prodotti autoprodotti e di nicchia che a parità di visioni scioccanti non hanno manifestato le stesse qualità tecniche e narrative. Non certo così eccelso da essere indispensabile o consigliabile, A Serbian Film è comunque una buona prova di cinema estremo, naturalmente per coloro che col cinema estremo hanno dimestichezza.
FORSE NON TUTTI SANNO CHE...
Il film è stato sceneggiato dal regista con l'aiuto del critico di film horror Aleksandar Radivojević.
E' stato girato fra l'8 agosto 2008 e il 19 ottobre dello stesso anno.
Al 14 ottobre 2010, il film aveva incassato in Serbia solo 6.975 euro.